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Maduro cade, Torino esulta: i venezuelani brindano alla fine di 27 anni di dittatura e difendono il blitz degli Stati Uniti

Dopo l’operazione americana, la comunità piemontese parla di svolta storica e spera ora nella liberazione dei prigionieri politici

Venezuelani in festa a Torino

Venezuelani in festa a Torino

La notizia è arrivata come un’onda d’urto anche a Torino, dove vive una numerosa comunità venezuelana. Il giorno dopo il blitz degli Stati Uniti e la cattura di Nicolas Maduro, raccontati dalla Rai, tra i venezuelani emigrati in Piemonte prevalgono la gioia e il sollievo, pur nella consapevolezza che la strada verso una vera normalità sarà lunga e complessa. Per molti si chiude quella che definiscono senza esitazioni una stagione di 27 anni di diritti calpestati, repressione e paura.

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A parlare è Maria Requena, presidente dell’associazione Venezuela in Piemonte, che segue e supporta i connazionali arrivati in Italia negli ultimi anni. Dall’estero descrive uno stato d’animo sospeso tra entusiasmo e realismo. «C'è un po' di confusione ma c'è tanta allegria, anche se è solo l'inizio di un percorso molto difficile», spiega, fotografando un clima di festa che attraversa gran parte della diaspora venezuelana.

Sul piano politico e internazionale, Requena non nasconde una posizione netta. Le polemiche sulla legittimità dell’intervento statunitense vengono liquidate con parole durissime. «Mi fa tenerezza, e anche un po' ridere, che ora tutti pensino al diritto internazionale mentre i diritti in Venezuela sono stati calpestati per 27 anni. Siamo stati sotto una dittatura atroce, con morti e prigionieri politici tuttora in carcere. L'azione di Trump è stata un atto violento, sì, però secondo me necessario». Una presa di posizione che riflette il sentimento diffuso tra chi ha lasciato il Paese per fuggire da persecuzioni e crisi economica.

La presidente dell’associazione sottolinea anche il ruolo degli Stati Uniti, spesso accusati di agire per interessi legati al petrolio. Per la comunità venezuelana torinese, però, il giudizio è chiaro. Gli americani, dicono, sono stati gli unici ad aver realmente aiutato a scardinare un sistema considerato oppressivo e illegittimo.

Nel frattempo, Venezuela in Piemonte continua a sostenere chi arriva dal Sud America. «Ogni mese arrivano persone dal Venezuela all'Italia – prosegue Requena – ci sono famiglie divise sparse in tutto il mondo, non c'è Paese al mondo senza venezuelani». Molti di loro sono discendenti di italiani emigrati verso Caracas nel secondo dopoguerra, oggi costretti a un viaggio inverso per cercare sicurezza e stabilità.

Il cambio di scenario politico potrebbe avere ripercussioni concrete anche su singole vicende rimaste finora bloccate. Tra queste c’è quella dell’imprenditore torinese Mario Burlò, detenuto da 14 mesi a Caracas con una generica accusa di terrorismo. Un caso che pesa particolarmente sulla comunità locale, anche perché Burlò si trova nello stesso carcere del cooperante veneziano Alberto Trentini. Un’eventuale transizione di potere potrebbe aprire spiragli per la loro liberazione, alimentando speranze che fino a ieri sembravano irrealistiche.

Mentre il Venezuela entra in una fase tutta da decifrare, a Torino la caduta di Maduro viene vissuta come una liberazione simbolica. La festa, spiegano, non cancella le ferite del passato, ma segna la fine di un’epoca che molti speravano di vedere chiusa da anni.

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