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Cronaca

Rapinatore ucciso durante un tentativo di furto in Lombardia: l'uomo era un nomade del Torinese

L’uomo è morto dopo una coltellata durante una colluttazione con il proprietario di casa. Tensione in ospedale

Rapinatore ucciso durante un tentativo di furto in Lombardia: l'uomo era un nomade del Torinese

Rapinatore ucciso durante un tentativo di furto in Lombardia: l'uomo era un nomade del Torinese (foto di repertorio)

Un tentativo di furto finito nel sangue e una scia di tensione che si è spostata, poche ore dopo, dall’abitazione teatro dei fatti a un pronto soccorso. È questo il quadro dell’episodio avvenuto a Lonate Pozzolo, nel Varesotto, dove un uomo ha perso la vita nel corso di una colluttazione con il proprietario di un’abitazione in cui stava cercando di entrare per rubare.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo – residente in un campo nomadi del Torinese – sarebbe stato colpito con un’arma da taglio durante lo scontro con il padrone di casa. La ferita si è rivelata fatale. Le circostanze esatte dell’accaduto sono ora al vaglio delle forze dell’ordine, chiamate a chiarire la dinamica, il contesto e la proporzionalità della reazione, elementi centrali in casi di legittima difesa o di eccesso colposo, ipotesi che saranno valutate sulla base degli accertamenti.

Il corpo dell’uomo è stato trasferito all’ospedale di Magenta, dove nel frattempo si è registrato un secondo episodio critico. Alcuni familiari, giunti da Torino dopo aver appreso della morte del congiunto, avrebbero dato in escandescenze all’interno del pronto soccorso, arrivando a divellere la porta d’ingresso della struttura sanitaria. L’intervento delle forze dell’ordine si è reso necessario per riportare la situazione sotto controllo e garantire la sicurezza di personale sanitario e pazienti.

L’episodio apre due filoni distinti di accertamento. Da un lato, l’indagine principale sull’uccisione dell’uomo, con la ricostruzione puntuale di quanto avvenuto nell’abitazione di Lonate Pozzolo, attraverso rilievi, testimonianze e l’eventuale sequestro dell’arma utilizzata. Dall’altro, le verifiche sui danneggiamenti e i disordini avvenuti all’ospedale di Magenta, che potrebbero portare a ulteriori conseguenze giudiziarie per i responsabili.

La vicenda si inserisce in un contesto sempre delicato, quello dei reati predatori che sfociano in violenza e delle reazioni che seguono eventi traumatici come una morte improvvisa. Sul piano giudiziario, sarà decisivo stabilire se la coltellata sia stata inferta in una situazione di reale pericolo immediato e inevitabile o se vi siano profili di responsabilità ulteriori. Sul piano dell’ordine pubblico, resta il dato di una tensione esplosa in un luogo sensibile come un pronto soccorso, con danni a una struttura che dovrebbe rimanere protetta e operativa in ogni circostanza.

Le indagini sono in corso e, nelle prossime ore, sono attesi ulteriori elementi utili a chiarire un episodio che intreccia cronaca nera, sicurezza e gestione delle emergenze in contesti già sotto pressione.

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