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Cronaca

Mara Favro, l’archiviazione divide: in tribunale l’udienza che riapre ferite e interrogativi

La Procura propende per il suicidio, la famiglia si oppone e chiede nuove indagini sulla morte

Mara Favro, l’archiviazione divide: in tribunale l’udienza che riapre ferite e interrogativi

Mara Favro, l’archiviazione divide: in tribunale l’udienza che riapre ferite e interrogativi

Si è svolta oggi, a Torino, in udienza a porte chiuse, la discussione sulla richiesta di archiviazione del procedimento relativo alla morte di Mara Favro, la donna scomparsa in Valle di Susa nel marzo 2024 e ritrovata senza vita solo nel settembre 2025, al fondo di un dirupo. Un passaggio giudiziario delicato, carico di attese e tensione, che non chiude – almeno per ora – una vicenda rimasta avvolta nel dubbio.

L’udienza è stata convocata a seguito dell’opposizione all’archiviazione presentata dall’avvocato Roberto Saraniti, legale della famiglia Favro. La Procura di Torino, sulla base delle indagini condotte dai carabinieri del Ros, ha chiesto di archiviare il fascicolo ritenendo prevalente l’ipotesi del suicidio. Una ricostruzione che i familiari non accettano e che il loro avvocato contesta punto per punto, sostenendo la necessità di nuovi approfondimenti investigativi.

La storia di Mara Favro inizia nella notte tra il 7 e l’8 marzo 2024, quando la donna, residente in Valle di Susa, scompare improvvisamente. Le ricerche partono subito, coinvolgendo forze dell’ordine, volontari e protezione civile, ma per mesi non emergono elementi decisivi. Il caso resta aperto, sospeso tra segnalazioni, ipotesi e piste mai del tutto chiarite, mentre la famiglia continua a chiedere risposte.

La svolta arriva oltre un anno dopo, nel settembre 2025, quando il corpo della donna viene ritrovato in una zona impervia, in fondo a un dirupo. Il rinvenimento pone fine all’incertezza sulla sorte di Mara, ma apre una fase ancora più complessa sul piano giudiziario. Gli accertamenti medico-legali e gli esiti dell’inchiesta portano la Procura a ritenere che la donna possa essersi tolta la vita, escludendo – allo stato degli atti – il coinvolgimento di terzi.

È proprio su questo punto che si concentra lo scontro processuale. Secondo l’avvocato Saraniti, l’ipotesi del suicidio non sarebbe sufficientemente supportata e lascerebbe irrisolti numerosi interrogativi. Nell’atto di opposizione all’archiviazione, il legale ha indicato una serie di ulteriori accertamenti che, a suo avviso, non sarebbero stati svolti o approfonditi a sufficienza, e che potrebbero offrire una lettura diversa della morte di Mara Favro.

L’udienza di oggi non ha portato a una decisione immediata. Il giudice si è riservato di valutare le argomentazioni delle parti e di decidere se accogliere la richiesta di archiviazione oppure disporre nuove indagini. Un passaggio cruciale, perché da questa scelta dipenderà se il caso verrà definitivamente chiuso o se tornerà nelle mani degli investigatori.

Per la famiglia Favro, la battaglia giudiziaria non è solo una questione processuale, ma la ricerca di una verità completa su quanto accaduto. A quasi due anni dalla scomparsa e a mesi dal ritrovamento del corpo, la vicenda continua a interrogare la Valle di Susa e l’opinione pubblica, lasciando aperta una ferita che, finché non ci sarà una risposta definitiva, difficilmente potrà rimarginarsi.

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