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Addio a don Marino Gabrielli: il "prete degli ultimi" che unì Settimo Torinese al Guatemala

Il sacerdote "Finei Donum" è mancato il 12 gennaio a Città del Guatemala, fu parroco della San Vincenzo De Paoli tra gli anni Settanta e Ottanta

Addio a don Marino Gabrielli: il "prete degli ultimi" che unì Settimo Torinese al Guatemala

Don Marino Gabrielli

La notizia ha attraversato l’oceano con la rapidità di un soffio doloroso, raggiungendo il cuore del Piemonte in poche ore: don Marino Gabrielli si è spento lunedì 12 gennaio 2026. Se n'è andato in quel Guatemala che era diventato, ormai da decenni, la sua vera casa e il campo fecondo della sua instancabile missione. Aveva 83 anni e ha vissuto fino all'ultimo respiro immerso in quella "periferia del mondo" che aveva scelto come vocazione definitiva. La notizia della sua scomparsa è stata ufficializzata oggi sul sito della Diocesi di Torino, nella sezione della Pastorale Missionaria e cooperazione tra le chiese.

Le radici a Settimo: la parrocchia come ponte

Il legame tra don Marino e Settimo Torinese affonda le radici negli anni ’70 e ’80, un periodo d'oro per la comunità di San Vincenzo de’ Paoli, la parrocchia di via Milano 89. Prima come vicario e poi come parroco, don Marino seppe costruire qualcosa di raro: una comunità capace di guardare oltre i confini del proprio quartiere.

Il suo carisma non risiedeva nei grandi discorsi, ma in una vicinanza autentica che trascinava i giovani e smuoveva le coscienze. Molti dei "suoi" ragazzi di allora sono oggi gli adulti che lo ricordano con commozione, citando la sua risata schietta e quella determinazione ferrea nel mettere gli ultimi al primo posto. Fu proprio tra le vie di Settimo che maturò la sua scelta radicale: farsi sacerdote "fidei donum", partendo nel 1987 verso le zone più povere e martoriate del Guatemala.

A differenza dei missionari appartenenti a ordini religiosi specifici (come i Gesuiti, i Salesiani o i Comboniani), il sacerdote Fidei Donum resta incardinato nella sua diocesi di origine: non cambia "ordine" ma rimane sotto l'autorità del suo vescovo di partenza. In genere, il mandato dura alcuni anni (mediamente dai 3 ai 9 anni), dopodiché il missionario rientra nella propria diocesi. Rappresenta un legame diretto tra la diocesi che invia e quella che riceve, creando uno scambio non solo di persone, ma di esperienze pastorali e solidarietà.

Una vita al servizio dell'America Latina

La sua storia missionaria ebbe un prologo nei primi anni ’80 con un viaggio in Perù, ma fu il Guatemala a rubargli il cuore per 14 anni consecutivi. Dopo una parentesi in Italia e una missione di 5 anni a Belém, in Brasile, il richiamo della "sua" gente divenne irresistibile. Nel 2016 il ritorno definitivo in terra guatemalteca: prima nella diocesi di Jutiapa e infine nuovamente a Città del Guatemala, dove è rimasto fino al suo ultimo giorno. "L’evangelizzazione non può prescindere dalla promozione umana - diceva - Non si può parlare di Dio a chi ha la pancia vuota o non ha la possibilità di studiare perché analfabeta."

Questa convinzione, espressa nel libro Doni di Fede (EMI), è stata la bussola della sua vita. Per don Marino, la fede doveva farsi carne e pane: Ha fondato una casa di riposo per anziani soli, ha creato una scuola parrocchiale per sottrarre i bambini alla strada e ha avviato un sistema di adozioni a distanza per garantire il futuro a studenti e seminaristi.

L'eredità: un ponte di solidarietà mai interrotto

Chi lo ha incontrato racconta di un uomo che non si sentiva un benefattore, ma un fratello minore dei contadini e degli indios a cui aveva restituito voce e dignità. Il suo impegno è stato sostenuto per quarant'anni da una rete di solidarietà mai spezzata: da Settimo Torinese non hanno mai smesso di partire container, aiuti e volontari, in un ponte ideale tra la provincia torinese e la polvere del Centro America.

L'ultimo saluto

Coerente con il desiderio di essere sepolto tra la sua gente, don Marino resterà in Guatemala. Le esequie si terranno giovedì 15 gennaio 2026 a Moyuta, in quello che si preannuncia come un immenso abbraccio popolare. In contemporanea, la Diocesi di Torino e la comunità di San Vincenzo de’ Paoli si stringeranno in preghiera.

Don Marino Gabrielli non lascia monumenti ma un'eredità viva: migliaia di bambini che hanno potuto studiare e anziani che hanno ricevuto una carezza negli ultimi istanti della vita. Quel prete torinese, che aveva fatto del mondo la sua unica grande parrocchia, ha finito la sua corsa, ma il solco che ha tracciato resta indelebile.

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