La stazione di Settimo Torinese torna al centro delle cronache poco dopo la tragedia costata la vita a Roberto Sandonà. Nei giorni successivi al suicidio, avvenuto il 3 gennaio lungo i binari della linea Torino–Milano, una giovane donna ha manifestato l’intenzione di togliersi la vita, annunciando ai passeggeri di volersi gettare sotto un treno. Un gesto che non si è consumato grazie all’intervento dei Carabinieri, ma che riapre una ferita ancora recente in uno scalo ferroviario già segnato dal dolore.
La ragazza, piemontese ma non residente a Settimo, si trovava in stazione quando ha iniziato a manifestare apertamente l’intenzione di suicidarsi, parlando di un gesto estremo e imminente. La situazione ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, che sono riuscite a fermarla prima che potesse avvicinarsi ai binari in condizioni di pericolo. I Carabinieri, valutata la gravità del quadro, hanno disposto il trasferimento della giovane all’ospedale di Chivasso per un consulto psichiatrico, necessario a chiarire le sue condizioni e verificare la presenza di un reale rischio autolesivo.
Nel corso del colloquio sanitario, la ragazza ha raccontato una vicenda personale complessa e frammentata. Agli operatori avrebbe riferito di sentirsi confusa, disorientata e persa, ricostruendo le ore precedenti come una sorta di deriva emotiva e fisica iniziata a Torino.
Un racconto che parla di un festino, di spostamenti non pienamente lucidi e di un progressivo smarrimento, culminato proprio a Settimo Torinese, dove la giovane avrebbe avvertito un senso di vuoto e disperazione tale da spingerla a pensare di farla finita. Altri dettagli, più specifici, non sono stati resi noti e restano coperti dalla necessaria riservatezza che accompagna questo tipo di vicende.
Non è possibile stabilire, al momento, se quanto accaduto pochi giorni prima nella stessa stazione abbia avuto un ruolo diretto nel suo gesto, ma il contesto pesa. Il 3 gennaio 2026, infatti, proprio lungo quei binari aveva perso la vita Roberto Sandonà, classe 1948, residente a Settimo Torinese. L’uomo era stato investito da un treno intorno alle 14:50, in un episodio che, secondo gli accertamenti dell’autorità giudiziaria, è stato ricondotto a un gesto volontario. Per lui non c’era stato nulla da fare.
Quella tragedia aveva avuto conseguenze immediate e pesantissime anche sul fronte della mobilità. La circolazione ferroviaria sulla direttrice Torino–Milano era stata sospesa per diverse ore, provocando ritardi, cancellazioni e limitazioni di percorso su una delle linee più trafficate del Paese. Migliaia di viaggiatori erano rimasti bloccati nelle stazioni o costretti a modificare i propri spostamenti, mentre sul posto intervenivano Vigili del Fuoco, sanitari del 118 e forze dell’ordine per i soccorsi e i rilievi. La ripresa del traffico era avvenuta solo dopo il nulla osta dell’autorità giudiziaria e il completo ripristino delle condizioni di sicurezza.
Ora, a distanza di pochi giorni, un nuovo episodio – fortunatamente senza esito mortale – riporta l’attenzione su uno scalo ferroviario che sembra portare ancora addosso il peso di quella morte. Due storie diverse, due persone diverse, ma un luogo e un tempo ravvicinato che finiscono per intrecciarsi. Resta la consapevolezza di quanto questi gesti siano spesso il punto di arrivo di fragilità profonde e silenziose, e di quanto sia decisivo, in certi momenti, l’intervento tempestivo di chi riesce a fermare una corsa che rischia di diventare irreversibile.

La stazione di Settimo Torinese