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Cronaca

Tre sorelle intossicate dal monossido a Torino, la prontezza del padre evita conseguenze gravi

Tre sorelle di 8, 13 e 17 anni ricoverate al Regina Margherita, condizioni stabili, trattate in camera iperbarica

Tre sorelle intossicate

Tre sorelle intossicate dal monossido a Torino, la prontezza del padre evita conseguenze gravi

Un malessere improvviso, identico, che colpisce tre figlie quasi nello stesso istante. Poi l’intuizione, rapida e decisiva, di un padre che capisce che non si tratta di una coincidenza. È successo ieri sera a Torino, in un appartamento di via Tunisi, a pochi passi dallo stadio Olimpico. Una famiglia è rimasta esposta al monossido di carbonio, uno dei gas più pericolosi proprio perché invisibile e impercettibile. Tre sorelle di 8, 13 e 17 anni sono state soccorse e trasportate all’ospedale infantile Regina Margherita, dove i medici hanno disposto il trattamento in camera iperbarica. Le loro condizioni non sono gravi, ma l’intervento tempestivo ha fatto la differenza.

La serata scorreva normalmente fino a quando, intorno alle 21.30, nell’abitazione al civico 105, le tre ragazze hanno iniziato a sentirsi male. Nausea e mal di testa, comparsi in modo quasi simultaneo, hanno acceso un campanello d’allarme che il padre non ha ignorato. La coincidenza dei sintomi, sviluppati nello stesso momento e con intensità simile, lo ha spinto a chiamare immediatamente il 112, evitando di aspettare o minimizzare.

In pochi minuti sono intervenuti i sanitari di Azienda Zero, che hanno valutato la situazione e disposto il trasferimento urgente delle ragazze al Regina Margherita. La scelta della camera iperbarica rientra nei protocolli standard per i casi di sospetta esposizione al monossido di carbonio: l’ossigeno somministrato ad alta pressione consente di ridurre rapidamente la quantità di gas legata all’emoglobina, limitando i danni all’organismo. Le tre sorelle sono state sottoposte al trattamento e, secondo quanto si apprende, si trovano in condizioni stabili, senza conseguenze gravi.

Sul posto sono arrivati anche i vigili del fuoco del distaccamento del Lingotto, che hanno provveduto a mettere in sicurezza l’appartamento e ad avviare le verifiche necessarie. Al momento non sono stati diffusi dettagli ufficiali sulle cause dell’intossicazione. Saranno gli accertamenti tecnici a chiarire l’origine dell’esposizione, che potrebbe essere legata a un malfunzionamento di un impianto, a una combustione incompleta o a una carenza di aerazione.

Il monossido di carbonio resta uno dei pericoli più insidiosi negli ambienti domestici. È inodore, incolore, non irritante: non dà segnali diretti della sua presenza. I primi sintomi sono spesso aspecifici e facilmente confondibili con un malessere stagionale o un’influenza: cefalea, nausea, vertigini, confusione, sonnolenza. Proprio per questo, la simultaneità dei disturbi in più persone rappresenta uno degli indizi più importanti da non sottovalutare.

In questa vicenda c’è un elemento che pesa più di ogni altro: la lucidità di chi ha saputo riconoscere il pericolo. Il padre delle ragazze ha collegato i segnali, ha intuito che qualcosa non andava e ha agito senza esitazioni. Una scelta semplice, ma determinante, che ha consentito un intervento rapido e cure appropriate.

L’episodio riporta al centro dell’attenzione il tema della prevenzione, spesso trascurato fino a quando non accade qualcosa. La manutenzione regolare di caldaie e apparecchi a combustione, una corretta aerazione dei locali e l’installazione di rilevatori di monossido di carbonio possono ridurre drasticamente i rischi. Misure note, ma non sempre adottate con la necessaria costanza.

La notte di via Tunisi si è chiusa senza conseguenze irreparabili. Resta lo spavento, ma anche la consapevolezza che, di fronte a un nemico silenzioso come il monossido, il tempo e la prontezza possono salvare vite.

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