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Lutto

Forno Canavese in lutto per Agostino Mauro Cocco, figura centrale e discreta del calcio dilettantistico

Stroncato da un infarto a 60 anni, ha legato il suo nome allo sport di territorio più che ai risultati, lasciando un’eredità umana prima ancora che calcistica

Forno Canavese

Forno Canavese in lutto per Agostino Mauro Cocco, figura centrale e discreta del calcio dilettantistico

La notizia è arrivata senza preavviso e ha lasciato un senso di incredulità diffuso. Agostino Mauro Cocco è morto giovedì 8 gennaio, colpito da un infarto. Aveva 60 anni. In poche ore Forno Canavese e l’intero ambiente del calcio dilettantistico canavesano si sono ritrovati a fare i conti con un’assenza improvvisa, di quelle che pesano perché cancellano una presenza quotidiana, familiare, mai invadente.

Ex dipendente della Valbormida di Busano, Cocco era andato in pensione da un paio d’anni. Il tempo libero conquistato non lo aveva però allontanato dai campi, dalle tribune e da quel mondo calcistico di provincia che aveva attraversato per decenni. Il calcio, per lui, non era mai stato una vetrina personale, ma un tessuto di relazioni, fatto di gesti ripetuti, di consuetudini e di rapporti costruiti stagione dopo stagione.

Da centrocampista aveva vestito le maglie dell’Atletico Pont e del Vallorco, due tappe fondamentali di un percorso sportivo che si è intrecciato con amicizie profonde e durature. Nel Vallorco aveva trovato una dimensione ideale, condividendo anni di attività con compagni che ancora oggi faticano a separare il ricordo dell’atleta da quello dell’uomo. Accanto a lui, in molte fasi di quel cammino, il fratello Efisio, con cui aveva condiviso scelte, visione e una passione mai esibita ma sempre coerente.

Chi lo ha frequentato racconta una figura capace di tenere insieme le persone. Non era un trascinatore rumoroso, ma una presenza solida, affidabile, riconosciuta. Sapeva stare in secondo piano senza mai sparire davvero, contribuendo a creare quell’equilibrio che rende una squadra qualcosa di più di un gruppo di giocatori.

Domenica, nella partita contro lo Charvensod, il Vallorco renderà omaggio alla sua memoria scendendo in campo con il lutto al braccio e osservando un minuto di raccoglimento prima del fischio d’inizio. Ma il ricordo di Cocco non si esaurirà in un gesto rituale. Chi lo conosceva bene sa quanto fosse forte il suo legame con la musica, vissuta come parte integrante del prepartita e della vita di squadra. Era lui a selezionare le playlist che accompagnavano il riscaldamento, sia della prima squadra sia del settore giovanile. Brani scelti con cura, capaci di creare atmosfera e concentrazione, che domenica torneranno a suonare come un segno tangibile della sua presenza.

Seguiva con attenzione anche la Rivarolese, dove il fratello Efisio è direttore sportivo. Il suo sguardo sul calcio andava oltre il campo e il risultato. Aveva una conoscenza profonda del movimento canavesano, delle sue storie e dei suoi protagonisti, e sapeva raccontarle con naturalezza, alternando riflessione e leggerezza. Parlare con lui significava spesso riscoprire un calcio fatto di persone prima ancora che di classifiche.

La sua scomparsa ha colpito soprattutto chi vive lo sport come spazio di relazioni e non solo come competizione. Cocco era stimato da compagni e avversari, apprezzato per la competenza e per un modo di stare nel calcio mai aggressivo, mai divisivo. Un uomo capace di una battuta pronta, ma anche di ascolto vero, di presenza discreta ma costante.

Lascia la figlia Francesca con Francesco e Lorenzo, i fratelli Filippo ed Efisio, con Alessandra e Marlene. L’ultimo saluto sabato 10 gennaio, alle 10.30, alla Casa funeraria Pavese di Valperga.

Resteranno le domeniche di calcio vissute fianco a fianco, le chiacchierate sugli spalti, le canzoni che torneranno a riecheggiare prima di una partita. E resterà, soprattutto, l’idea di uno sport vissuto come luogo di incontro e di umanità condivisa.

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