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Cronaca
09 Gennaio 2026 - 18:02
La mangiatoia è vuota. E non per scelta. Nei presepi del centro storico di Castelnuovo Nigra, nel cuore del Canavese, sei statuette di Gesù Bambino sono state rubate. Un furto scoperto il giorno dell’Epifania, mentre il paese di montagna ospita – per il terzo anno consecutivo – l’esposizione diffusa di 88 presepi, visitabili fino al 25 gennaio, in occasione della celebrazione di San Sebastiano.
A raccontare quanto accaduto è Nadia Buontempo, dell’Associazione Storico Culturale affiliata alle Stellette del Canavese, che nel comunicato diffuso parla senza giri di parole di uno choc collettivo. “Grande è stata la sorpresa di tutti noi Salesi nel giorno dell’Epifania, simbolica giornata in cui il Divino si manifesta e viene riconosciuto dai Magi in arrivo dall’Oriente”. Ma al posto della scena della Natività, in sei presepi si sono trovate sei mangiatoie vuote.
Il primo riscontro è avvenuto nella cappella di San Vittore, poi la scoperta delle altre scomparse, in punti diversi del paese. Un dettaglio che pesa. “Evidentemente non si è trattato di un furto legato ad un bisogno puntuale ma di un’azione ampia e deliberata”, si legge nel comunicato, “destinata a privare ogni singola sacra rappresentazione presa di mira del suo cuore, della prodigiosa nascita del Bimbo divino”. Non un gesto isolato, dunque, ma un’azione ripetuta, consapevole, mirata.

Una delle mangiatoie dove è avvenuto il furto
Parole dure, che non cercano attenuanti. “Un gesto incomprensibile, un furto stupefacente ed assurdo, crudele e perfino blasfemo” che ha colpito non solo le opere, ma il senso stesso di una celebrazione comunitaria che negli anni è cresciuta, coinvolgendo sempre più abitanti. “Vedere questo evento crescere ogni anno con la comparsa di nuovi presepi e con la partecipazione di sempre nuovi membri della nostra piccola comunità è stata una gioia: un momento condiviso e di festa”.
Dietro quei presepi ci sono giornate di lavoro, spesso al freddo, la raccolta del muschio, degli arbusti decorativi, la costruzione delle casette, l’allestimento paziente di ogni dettaglio. “Anche in spregio di quel lavoro si rivolge quel gesto di rapina”, sottolinea Buontempo, ricordando come l’iniziativa nasca anche da una scelta simbolica precisa. Fin dalla prima edizione, coincisa con l’inizio della guerra in Ucraina, lo slogan è stato chiaro: “Fare i presepi, non fate la guerra”.
Nel comunicato c’è spazio anche per il significato culturale e umano della scena della Natività. “La tenerezza di questa scena dove l’esposizione del fragile corpo di neonato… è forse una delle più potenti raffigurazioni della nostra cultura, della nostra storia”. Un’eredità che rimanda a San Francesco d’Assisi, all’intuizione del presepe vivente, a un’immagine che continua a parlare anche “in questa età così disincantata”.
Per questo il gesto viene definito senza mezzi termini. “Solo un animo privo di pietà, dal cuore indurito come pietra o dalla mente offuscata può aver maturato il gesto inutile, stupido, crudo, arido di allungare la mano per afferrare quei sei bambini Gesù”. Un atto che lascia ferite, indignazione, sdegno. “Quelle mangiatoie vuote sono un oltraggio anche per i tanti bimbi che, tragicamente, ancora, in ogni parte del mondo nascono nel bisogno, nella povertà, nella violenza”.
La speranza resta. “Vogliamo sperare che i nostri Gesù Bambini tornino al loro posto”. Ma anche se non accadrà, la comunità non arretra. “Saremo ancora qui a raccontare quella storia, come ci ha insegnato San Francesco, ancora e ancora e ancora”.
Nel Canavese, intanto, restano sei mangiatoie vuote. E una domanda che pesa più del silenzio.
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