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Cronaca
09 Gennaio 2026 - 07:13
Massimiliano De Stefano
«Non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Gli impegni assunti dall’amministrazione devono trovare rapida e concreta attuazione. I recenti episodi di violenza richiedono risposte immediate e un rafforzamento delle azioni di prevenzione, affinché si intervenga con decisione prima che la situazione possa degenerare».
Non sono parole isolate, né frasi pronunciate a caldo. Sono il commento, lucido e amaro, del consigliere comunale di opposizione Massimiliano De Stefano, arrivato a poche ore da due fatti di cronaca che, ancora una volta, hanno riportato corso Nigra e il piazzale dell’ex stazione ferroviaria di Ivrea al centro dell’attenzione. Prima l’intervento della Polfer e l’arresto di un giovane che si aggirava armato di coltello. Poi, a breve distanza, una rissa violenta tra una quindicina di ragazzi, con urla, spintoni e minacce. Episodi diversi, ma ravvicinati nel tempo e nello spazio, che raccontano una stessa fragilità.
Non è tanto il singolo fatto a preoccupare, quanto la sua collocazione dentro una routine che ormai non fa più notizia. La violenza che esplode, si consuma e si dissolve. La presenza delle forze dell’ordine che arriva quando il quadro è già cambiato. La sensazione, diffusa, che quell’area sia diventata un luogo dove tutto può accadere e nulla resta davvero.
È per questo che De Stefano non si limita alla denuncia. Accanto alle parole c’è una proposta concreta: «Sarebbe utile una pattuglia con presidio fisso. Possono tranquillamente avvicendarsi fra tutte le forze di polizia».
Un’idea semplice, quasi banale nella sua evidenza, ma che tocca il nodo centrale della questione: la continuità. Non interventi spot, non presenze a singhiozzo, non zone rosse annunciate e poi affidate all’automatismo del tempo. Una presenza costante, riconoscibile, che interrompa la percezione di vuoto.
Perché ciò che sta accadendo attorno alla stazione non è più solo un problema di ordine pubblico, e neppure di percezione urbana. Succede in pieno giorno e succede la sera. Succede mentre la città si muove, lavora, passa. Pendolari, studenti, clienti dei locali: tutti spettatori involontari di una scena che si ripete con variazioni minime. Non serve più nemmeno raccontarla nei dettagli. Si ripete uguale.
In questo quadro pesa, e non poco, il silenzio dell’Amministrazione comunale e del sindaco Matteo Chiantore. Nessuna presa di posizione pubblica, nessuna risposta chiara all’escalation degli ultimi giorni, nessun segnale che vada oltre la gestione ordinaria. Il rischio, evidente, è che l’eccezione diventi normalità e che la città si abitui a convivere con ciò che fino a qualche anno fa sarebbe stato considerato inaccettabile.

Adriano Vaglio
Intanto, in mezzo a questo spazio fragile, c’è chi resta. Come il Buffet della stazione, gestito da Adriano Vaglio. Un locale che continua ad aprire ogni giorno, diventando senza volerlo un punto di riferimento, un luogo osservato, esposto. È spesso lui a chiamare le forze dell’ordine quando la situazione degenera. Un gesto che dovrebbe essere scontato e che invece lo trasforma in un bersaglio: insulti, provocazioni, atteggiamenti ostili. Una dinamica che dice molto del clima che si respira e del rovesciamento dei ruoli che si è prodotto.
La stazione di Ivrea oggi è questo: un luogo che concentra tensioni, ritorni, presenze che si muovono ai margini delle regole e che trovano spazio proprio dove lo spazio sembra mancare. Raccontarlo non significa accanirsi, ma provare a tenere accesa una luce. Perché il vero pericolo non è l’episodio in sé, ma il momento in cui smette di far rumore.
E quando a parlare resta una sola voce, quella dell’opposizione, il problema non è chi denuncia. Il problema è tutto ciò che intorno continua a tacere. Cosa si aspetta? Che scappi il morto? Come a Bologna?
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