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Cronaca

Stazione di Ivrea è fuori controllo: oggi l'ennesima rissa

Alle 17 l’ennesimo scontro tra una quindicina di persone all’ex stazione. Arrivano Carabinieri e Polizia, ma trovano il nulla. In “zona rossa” tornano facce già note, il Buffet preso di mira e chi chiama le forze dell’ordine viene insultato

Stazione di Ivrea è fuori controllo: oggi l'ennesima rissa

Stazione di Ivrea è fuori controllo (foto archivio)

Alle 17 in punto, quando il piazzale della stazione dovrebbe essere attraversato solo da pendolari, studenti e, si spera, da qualche turista di passaggio, l’ex stazione di Ivrea torna a essere quello che purtroppo è da mesi: una polveriera.
Una rissa furibonda, almeno una quindicina di persone coinvolte, urla, spintoni, minacce. Tunisini e marocchini, con loro ragazze italiane, volti già visti e – dettaglio tutt’altro che secondario – volti che in corso Nigra non si vedevano più da un pezzo e che tra ieri e oggi sono improvvisamente tornati. Un ritorno che non passa inosservato e che riaccende tutte le paure.

Non è un episodio isolato. Non è una “bravata”. È l’ennesima rissa, l’ennesimo pomeriggio trasformato in un bollettino di guerra, l’ennesima dimostrazione che l’area della stazione è una terra di nessuno. Succede a poche ore dall’arresto per mano della Polfer di un ragazzo che s’aggirava con il coltello in mano. 

Morale? Quando Carabinieri e Polizia arrivano sul posto, però, il copione è sempre lo stesso: il nulla. Volatilizzati, dispersi come fantasmi tra binari, sottopassi e vie laterali. Restano i clienti impauriti, i commercianti esasperati e una sensazione di impotenza che ormai è diventata la normalità.

carabinieri

Eppure – ed è bene ricordarlo a chi continua a raccontare favole – siamo in piena “zona rossa”. Zona rossa sulla carta. Perché nei fatti la situazione era e rimane fuori controllo.

Ancora una volta, nel mirino finisce il Buffet della stazione, diventato suo malgrado un presidio di legalità in mezzo al caos. Clienti allarmati, gente che entra, guarda fuori, abbassa la voce, consuma in fretta e se ne va.
In questo girone “infernale” vive e sopravvive, Adriano Vaglio che del Buffet è il titolare. Da tempo non fa sconti a nessuno. Quando qualcosa non va telefona alle forze dell’Ordine. Loro lo sanno ed è per questo che ormai lo insultano apertamente. I ragazzi lo riconoscono, lo additano, lo provocano.

Chi vive e lavora qui lo sa bene. Lo sanno i pendolari, lo sanno i residenti, lo sanno i commercianti. Negli ultimi mesi abbiamo raccontato tutto: risse tra bande, accoltellamenti, aggressioni ai passanti, rapine, degrado costante.

Quella dell’ex stazione di Ivrea è diventata una situazione insostenibile, dove chi rispetta le regole ha paura e chi le infrange si sente padrone del territorio.
Resta la rabbia di chi ogni giorno apre un bar, un negozio, una serranda, sapendo che basterà poco per ritrovarsi di nuovo nel mezzo di una rissa.

Insomma, la stazione di Ivrea continua a essere una ferita aperta, una ferita che sanguina ogni giorno un po’ di più. E raccontarla non è accanimento: è cronaca. E, soprattutto, è un dovere.

Così non si può andare avanti...

C’è un momento preciso in cui una città deve smettere di fingere di non vedere. A Ivrea quel momento è passato da un pezzo, e l’area della stazione lo dimostra ogni giorno, ogni pomeriggio, ogni volta che una volante arriva quando ormai tutto si è già dissolto. L’ennesima rissa, l’ennesimo intervento a vuoto, l’ennesima paura lasciata a chi resta. E la domanda, sempre la stessa: fino a quando?

L’ex stazione, il Movicentro, corso Nigra: nomi che dovrebbero evocare passaggi, mobilità, vita. Oggi evocano degrado, violenza, insicurezza cronica. Non per sentito dire, ma per fatti. Accoltellamenti, risse tra bande, rapine, furti, animali feriti, commercianti presi di mira, clienti che abbassano la testa e accelerano il passo. Non episodi isolati, ma una sequenza continua, una trama che va avanti da mesi, da anni e che nessuna “zona rossa” è riuscita davvero a interrompere.

La zona rossa, appunto. Sulla carta uno strumento straordinario, nei comunicati una risposta forte. Nella realtà quotidiana, un cartello invisibile che non spaventa nessuno. Perché se alle cinque del pomeriggio quindici persone possono azzuffarsi davanti alla stazione e poi svanire nel nulla all’arrivo di Carabinieri e Polizia, allora qualcosa non funziona. E non è colpa delle forze dell’ordine, chiamate a tappare falle sempre più grandi con mezzi e uomini che non bastano mai.

C’è poi un dettaglio che dice molto più di tante analisi sociologiche: le facce che tornano. Volti che in corso Nigra non si vedevano da tempo e che, tra ieri e oggi, ricompaiono come se nulla fosse cambiato. È il segnale di un territorio percepito come permeabile, debole, conquistabile. Un territorio dove chi rispetta le regole si sente ospite e chi le infrange si sente di casa.

In mezzo a tutto questo, c’è chi resiste. Come il Buffet della stazione. Un bar che viene preso di mira, insultato, provocato. Un titolare che viene additato perché “chiama le forze dell’ordine”. 

Il Comune parla di sopralluoghi, di concessioni, di progetti futuri. Parole che scorrono lisce mentre il presente resta ruvido. Perché la riqualificazione, da sola, non basta se non è accompagnata da una presenza costante, credibile, visibile dello Stato. Non a intermittenza, non solo dopo il fatto grave, non solo per qualche settimana.

La stazione di Ivrea oggi è uno specchio. Riflette una città che rischia di abituarsi all’inaccettabile, di normalizzare la paura, di considerare “inevitabile” ciò che inevitabile non è. E questo è il vero pericolo: non la rissa in sé, ma l’assuefazione.

Una cosa va detta con chiarezza: così non si può andare avanti. Non lo meritano i pendolari, non lo meritano i commercianti, non lo meritano i cittadini. E nemmeno Ivrea, che merita di essere molto più di una stazione dove la cronaca nera detta l’orario.

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