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Cronaca
07 Gennaio 2026 - 10:16
Sequestrato e picchiato a 17 anni dopo una lite in discoteca, cinque indagati e quattro arresti a Torino
Un incontro fissato con il pretesto di un chiarimento, una spedizione punitiva organizzata in gruppo, un minorenne sequestrato, picchiato e rinchiuso nel bagagliaio di un’auto. È questo il quadro che emerge dall’indagine della Squadra Mobile di Torino, coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di cinque indagati, ritenuti gravemente indiziati del reato di sequestro di persona aggravato.
I fatti risalgono alla serata del 9 marzo, quando un ragazzo di 17 anni viene contattato da uno degli indagati, classe 2006, che lo invita a incontrarsi per chiarire una lite avvenuta la notte precedente in una discoteca torinese. Un appuntamento che, secondo la ricostruzione degli investigatori, si trasforma rapidamente in un’aggressione pianificata.
Il giovane informa il padre dell’incontro. È un dettaglio che diventerà importante nelle ore successive, quando l’uomo, non riuscendo più a contattare il figlio, inizierà a chiamare parenti e amici. Nel frattempo, però, all’appuntamento si presentano non solo il diciottenne che aveva fissato l’incontro, ma anche altri indagati e soggetti parzialmente travisati, allo stato non identificati. Il gruppo agisce come una vera e propria spedizione punitiva.
Il minorenne viene colpito ripetutamente con calci e pugni, poi costretto con la forza a salire nel bagagliaio di un SUV. Qui resta rinchiuso per circa mezz’ora, in una condizione che gli inquirenti hanno ritenuto di particolare gravità. Successivamente viene rilasciato in una strada del quartiere Barriera di Milano, ma non senza una minaccia: se avesse denunciato l’accaduto, avrebbe subito ripercussioni.
Nonostante l’intimidazione, il ragazzo chiede l’intervento delle forze dell’ordine. Viene soccorso e trasportato in un ospedale cittadino per ricevere le cure necessarie. Da quel momento scatta l’indagine, che si sviluppa su più fronti e che gli investigatori definiscono complessa e articolata.

Determinante è stata l’analisi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona del sequestro, affiancata dall’escussione di testimoni, dall’esame dei tabulati delle celle telefoniche del quartiere interessato e dall’analisi dei tabulati telefonici delle utenze riconducibili ai soggetti coinvolti a vario titolo nella vicenda. Un lavoro che ha consentito di ricostruire movimenti, presenze e contatti.
Sulla base di questo materiale, il Tribunale ha emesso l’ordinanza cautelare. Quattro indagati sono stati destinatari della custodia cautelare in carcere, mentre per il quinto è stato disposto il divieto di avvicinamento alla persona offesa, con applicazione del braccialetto elettronico. Tre degli indagati sono stati rintracciati dagli investigatori il 22 dicembre 2025 presso i rispettivi domicili. Un quarto si trovava già detenuto presso la casa circondariale “Lorusso e Cutugno” per altra causa. Il quinto destinatario della misura risulta al momento irreperibile.
Il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, vige la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva. Tuttavia, il Giudice per le Indagini Preliminari ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza, tali da giustificare l’applicazione delle misure cautelari.
Un episodio che riporta l’attenzione sulla violenza di gruppo, sulle dinamiche che possono nascere da conflitti apparentemente banali e sul rischio che una lite si trasformi in un fatto di estrema gravità, soprattutto quando a pagare è un minorenne.
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