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Cronaca

Addio a Sandro Giacobbe, voce indimenticabile della musica italiana

La famiglia, la malattia e la vita “giorno per giorno”: il testamento emotivo del cantautore

Addio a Sandro Giacobbe, voce indimenticabile della musica italiana

Addio a Sandro Giacobbe, voce indimenticabile della musica italiana

Il mondo della musica italiana perde una delle sue voci più riconoscibili: Sandro Giacobbe è morto a 75 anni nella sua abitazione di Cogorno, in Liguria, dopo una lunga battaglia contro un tumore alla prostata. Una battaglia che il cantautore aveva scelto di raccontare con lucidità e delicatezza durante un’intervista a “Verissimo”, andata in onda a maggio, insieme alla moglie Marina Peroni. In quel dialogo, diventato oggi una sorta di testamento emotivo, Giacobbe ripercorreva senza retorica un decennio segnato da interventi, terapie e dolori crescenti, ma anche da una presenza familiare che non lo aveva mai abbandonato.

«Purtroppo dieci anni fa è cominciata la lotta a questo tumore che mi hanno trovato alla prostata», aveva spiegato, ricordando l’operazione e i successivi cicli di radioterapia, alternati a momenti di calma e nuove complicazioni. «Finché ultimamente siamo arrivati a una situazione più grave, perché queste metastasi hanno aggredito le ossa del bacino e del femore», aveva aggiunto con una sincerità disarmante, raccontando il progressivo peggioramento che lo aveva costretto alla sedia a rotelle nell’ultimo periodo.

Il suo racconto non era però solo una cronaca medica. Giacobbe aveva scelto di condividere soprattutto ciò che la malattia gli aveva insegnato. Visibilmente emozionato, aveva detto: «Bisogna vivere veramente tutto, serenamente e con grande trasporto, ma viverlo alla giornata. In modo ancora più accentuato ora, quello che vivo è in funzione dell’oggi, domani vediamo». E poi, quasi un sussurro, ma denso di significato: «Ogni giorno è intenso, è un giorno che passo vicino alle persone che amo e spero di passarne ancora tanti, perché l’unica cosa che mi spiace sarebbe doverli lasciare». Era questo il cuore della sua testimonianza: un invito a non rimandare, a non dare nulla per scontato, a proteggere ciò che conta davvero.

In quell’intervista c’era anche il racconto della sua storia d’amore con Marina, un legame che durava da quindici anni. «Lei ha dei valori importanti che credevo di non trovare più in una persona», aveva confidato. «Piano piano l’ho coinvolta, siamo andati a fare il primo tour insieme in Canada e lì le cascate del Niagara sono state lo scenario del romanticismo». Una storia vissuta senza clamori, costruita tra palco e quotidianità, diventata negli anni un punto fermo, soprattutto durante la malattia.

E c’era spazio anche per la paternità, per quel ruolo che Giacobbe aveva interpretato con un equilibrio che lui stesso definiva rigoroso ma affettuoso. «Come padre sono sempre stato tollerante, ma abbastanza severo», spiegava parlando dei suoi due figli, Alessandro e Andrea, nati dal precedente matrimonio. «Ho trasmesso i valori che i miei genitori mi hanno trasmesso e devo dire che sono stato fortunato, probabilmente, perché ho due ragazzi meravigliosi. Mi stanno sempre vicino, mi vogliono bene». Una vicinanza che non lo aveva mai lasciato solo, nemmeno negli ultimi mesi. E l’orgoglio per la nuova generazione era evidente quando aggiungeva: «Alessandro e sua moglie Greta mi hanno regalato due nipotini fantastici, Filippo ed Edoardo».

La scomparsa di Sandro Giacobbe non cancella la sua voce né l’eredità umana che ha lasciato. La sua musica continua a parlare da sola. Ma, a colpire davvero, è quel modo limpido e coraggioso con cui aveva scelto di raccontare la malattia: senza negarla, senza nascondersi, trasformando la sofferenza in un ultimo atto di condivisione con il pubblico. Un gesto raro, che oggi restituisce ancora più nitidamente il ritratto di un artista che ha saputo restare uomo fino all’ultimo respiro.

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