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Asl To4, scoppia un nuovo caso: sei dipendenti ricorrono al Tar per irregolarità nel concorso di giugno

Nel mirino la prova del 12 giugno scorso: i ricorrenti parlano di materie non comunicate, domande arbitrarie e carenze di trasparenza. Un’ombra che si allunga sull’azienda già travolta dall’inchiesta della Procura di Ivrea

Asl To4, scoppia un nuovo caso: sei dipendenti ricorrono al Tar per irregolarità nel concorso di giugno

Non bastava l’inchiesta giudiziaria sui concorsi pilotati che ha travolto l’Asl To4, con 38 indagati e accuse di corruzione, abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Ora a scuotere di nuovo l’azienda sanitaria di Ciriè, Chivasso e Ivrea arriva anche un ricorso al Tar presentato da sei dipendenti amministrativi, che contestano la regolarità del concorso interno per la progressione verticale dell’area amministrativa, tenutosi lo scorso 12 giugno 2025.

I ricorrenti, rappresentati dagli avvocati Marco Faggiano, Maria Cristina Sapone e Luca Cristiano Guelfo, chiedono l’annullamento della delibera n. 229 del 20 marzo 2025, con cui la direzione generale aveva approvato l’avviso interno per la selezione, denunciando violazioni dei principi di trasparenza, pubblicità e buon andamento della pubblica amministrazione.

Nel ricorso – un documento di oltre dieci pagine indirizzato al Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte – si evidenzia che l’Asl non avrebbe indicato le materie oggetto della prova scritta, impedendo ai candidati di prepararsi adeguatamente. La comunicazione di chiarimenti del 29 maggio 2025, scrivono gli avvocati, «ha solo confermato la genericità del bando», parlando di temi “trasversali” senza specificare gli argomenti d’esame.

La prova scritta del 12 giugno, aggiungono i ricorrenti, si sarebbe svolta in un clima di ambiguità e improvvisazione, con domande del tutto scollegate dalle mansioni effettive dei partecipanti. Tra i quesiti segnalati: “Cosa si intende per diritto alla salute nel pubblico impiego?”, “In cosa consiste la funzione del Piano Nazionale Anticorruzione?” e “Quali sono gli organi di governo di un’Asl?”. Interrogativi che, secondo i firmatari del ricorso, nulla avevano a che fare con il profilo amministrativo medio degli operatori in concorso.

Il direttore generale dell'Asl TO4, Luigi Vercellino 

Le sei dipendenti – tutte con qualifica di coadiutore amministrativo senior – sostengono che il bando violi l’articolo 52 del decreto legislativo 165/2001, secondo cui le progressioni verticali devono basarsi su criteri chiari e comparabili, valorizzando titoli, esperienze e competenze realmente attinenti alla posizione da ricoprire. Nel loro caso, dicono, «la commissione ha adottato criteri arbitrari e penalizzanti», assegnando punteggi “insufficienti” a profili con lunga esperienza interna.

Il ricorso entra nel dettaglio delle mansioni quotidiane svolte dalle ricorrenti: gestione prenotazioni sanitarie, sportelli Cup, accettazioni in radiologia, compilazione di pratiche di rimborso, archiviazione documenti sanitari. Attività che, secondo la difesa, non giustificavano domande di diritto amministrativo e legislazione sanitaria di livello giuridico avanzato.

«L’Asl – scrivono i legali – ha costruito una selezione sproporzionata rispetto alle competenze richieste dal profilo professionale, escludendo di fatto chi da anni lavora negli uffici amministrativi senza fornire indicazioni sulle materie d’esame». Una condotta che, sostengono, «viola i principi di imparzialità e ragionevolezza e priva i candidati delle condizioni minime di parità».

Non solo. Gli avvocati rilevano anche un difetto di motivazione nella composizione della commissione esaminatrice e una disparità di trattamento tra candidati appartenenti a diversi settori, aggravata dall’assenza di criteri oggettivi per la valutazione delle prove.

Il Tar è ora chiamato a pronunciarsi sull’annullamento degli atti impugnati, tra cui la delibera n. 537 del 3 luglio 2025, con cui la direzione generale ha approvato la graduatoria finale.

Un nuovo fronte, dunque, che si apre per l’Asl To4, già al centro dell’indagine della Procura di Ivrea, dove le intercettazioni tra dirigenti e funzionari avevano rivelato un presunto sistema di favoritismi nei concorsi

La coincidenza temporale tra il concorso interno di giugno e la chiusura delle indagini sull’“affaire Fasson” rende la vicenda ancora più delicata. Gli inquirenti ipotizzano infatti che la ex dirigente Carla Fasson, insieme ad altri funzionari, abbia manipolato diverse selezioni interne tra il 2022 e il 2023, fornendo in anticipo le risposte a candidati “di fiducia”.

Oggi, mentre la Procura attende la decisione del Gup sull’eventuale rinvio a giudizio dei 38 indagati, il ricorso al Tar dei dipendenti amministrativi riaccende i riflettori su un’azienda sanitaria che da mesi naviga tra sospetti, denunce e procedimenti disciplinari.

La sensazione, tra gli stessi operatori, è che il clima di sfiducia sia ormai totale, e che ogni nuova selezione interna rischi di essere travolta dal sospetto.

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