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Cronaca
23 Ottobre 2025 - 15:40
Si chiude con un verdetto di assoluzione piena la vicenda giudiziaria che per oltre un anno ha tenuto banco nelle aule del Tribunale di Ivrea. Oggi, giovedì 23 ottobre, il collegio presieduto dalla giudice Stefania Cugge, con i giudici Marianna Tiseo ed Edoardo Scanavino, ha assolto Joan Costantin, 70 anni, di origine rumena, residente a Torino, “perché il fatto non sussiste”.
La decisione arriva al termine di un processo complesso, costruito attorno a un presunto sequestro di persona con pestaggio avvenuto nei boschi di Lanzo Torinese nel maggio del 2013, ma che, a distanza di dodici anni, si è rivelato privo di riscontri oggettivi.
Nell’ultima udienza, il pubblico ministero Daniele Piergianni ha chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, evidenziando come nessuna prova concreta sia emersa a sostegno dell’ipotesi di sequestro. Una richiesta alla quale si è associato l’avvocato Giuseppe Fiore, difensore dell’imputato, sottolineando che l’intera vicenda si fondava su dichiarazioni non suffragate da elementi oggettivi né da riscontri tecnici.
Il tribunale, dopo una breve camera di consiglio, ha accolto la linea difensiva e prosciolto l’uomo da ogni accusa.
Secondo la ricostruzione originaria, Joan Costantin avrebbe partecipato, insieme al figlio Claudiu, al sequestro di Cornel Popescu, attirato con l’inganno all’uscita di una visita medica e condotto in un’area boschiva di Lanzo, dove sarebbe stato picchiato e abbandonato. Una storia cupa, nata in un contesto di traffici illeciti di ricambi auto rubati, in cui i protagonisti si conoscevano da tempo.

Il Tribunale di Ivrea ha assolto l'imputato
Ma la versione non ha retto alla prova dei fatti. Già nel corso delle precedenti udienze, lo stesso Claudiu Costantin aveva ammesso di aver colpito personalmente la presunta vittima, negando qualsiasi partecipazione del padre. “L’ho picchiato io, ma non è stato un sequestro”, aveva dichiarato, descrivendo un litigio improvviso per questioni economiche legate a un carico di pezzi d’auto spariti.
La confessione, unita alla mancanza di elementi certi sul presunto rapimento, ha progressivamente sgretolato l’impianto accusatorio, fino alla richiesta di assoluzione formulata oggi dal pm e accolta dal collegio.
Il nodo centrale del processo era proprio questo: l’assenza di prove che dimostrassero l’esistenza di un sequestro di persona. I tabulati telefonici, i riconoscimenti fotografici e le testimonianze raccolte in fase d’indagine si sono rivelati insufficienti a confermare la versione della vittima, che parlava di un rapimento organizzato.
“Le dichiarazioni non trovano riscontro oggettivo — ha osservato il pubblico ministero — e il quadro complessivo non consente di affermare oltre ogni ragionevole dubbio la responsabilità dell’imputato”.
La vicenda, inizialmente collegata a una più ampia inchiesta sui ricambi auto contraffatti che aveva portato al sequestro di oltre mezzo milione di pezzi falsi tra Torino e il Nord Italia, si è progressivamente ridimensionata fino a diventare un caso isolato.
La presunta vittima, Cornel Popescu, era stata ascoltata in aula insieme alla compagna, ma le loro versioni non hanno convinto i giudici. Il tribunale ha ritenuto che il quadro emerso non fosse sufficiente neppure per ipotizzare una violenza aggravata, chiudendo così definitivamente la vicenda.
Con la sentenza pronunciata oggi, Joan Costantin esce assolto da ogni accusa. Dopo anni di sospetti e procedimenti, la sua posizione è stata archiviata con formula piena: “il fatto non sussiste”.
Un epilogo che chiude una delle pagine più controverse della recente cronaca giudiziaria eporediese, e che ricorda — ancora una volta — come anche le storie più fosche, se analizzate con rigore, possano rivelarsi solo ombre senza sostanza.
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