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Cronaca

Cantonieri travolti e uccisi in Canavese: a processo parla l'88enne che li investì

Severino Actis, 88 anni è accusato di omicidio stradale colposo. A processo anche cinque funzionari di Città Metropolitana

Cantonieri travolti e uccisi in Canavese: a processo parla l'88enne che perse li investì

Un colpo secco, il rumore di lamiere che si piegano, poi il silenzio. Sulla provinciale 595 tra Candia e Mazzé, il 7 febbraio 2019, Giuseppe Butera e Giuseppe Rubino non fanno in tempo neanche a voltarsi. Stanno pulendo la banchina, chini sull’asfalto, quando una Fiat Tipo sbanda, rimbalza contro un carro attrezzi e li travolge. Muoiono così, in pochi secondi, due cantonieri esperti, due uomini che quella strada la conoscevano metro per metro.

Sei anni dopo, in Tribunale a Ivrea, la giustizia prova a ricostruire quel mattino d’inverno. Davanti alla giudice Antonella Pelliccia, siede Severino Actis, 88 anni, accusato di omicidio stradale colposo. Secondo la Procura di Ivrea, avrebbe tentato un sorpasso azzardato nei pressi del cantiere, urtando il carro attrezzi e travolgendo i due operai che lavoravano sulla banchina.

Ma non è solo lui a dover rispondere. Sul banco degli imputati ci sono anche cinque funzionari e dirigenti della Città Metropolitana di Torino, accusati di non aver garantito le condizioni minime di sicurezza. Tra loro Giannicola Marengo, dirigente del Dipartimento territorio e viabilità, indicato come datore di lavoro delle vittime. L’accusa sostiene che avrebbe omesso di predisporre misure fondamentali, come un senso unico alternato o la presenza di movieri a regolare il traffico.

Nell’aula di Ivrea, la pm Elena Parato ha illustrato una catena di omissioni che parte da lontano: personale ridotto, carichi di lavoro aumentati, protocolli mai aggiornati. Una macchina amministrativa che da anni opera in emergenza, fino al giorno in cui l’emergenza è diventata tragedia.

Oltre a Marengo, gli imputati sono Matteo Tizzani, Giovanni Gavazzi, Giovanni Cuiuli e Claudio Schiari, tutti funzionari della Città Metropolitana. A vario titolo, sono accusati di non aver valutato i rischi legati ai lavori di manutenzione stradale, né integrato il Documento di valutazione dei rischi con le procedure per il posizionamento della segnaletica.

Il processo, partito dopo il rinvio a giudizio firmato dal Gup Fabio Rabagliati, è stato rallentato da passaggi di competenza tra diversi giudici. Ora, con la ripresa davanti a Pelliccia, la vicenda entra nel vivo.

Per le famiglie di Butera e Rubino, ogni rinvio è una ferita che si riapre. Due uomini morti al lavoro, su una strada senza semafori né protezioni, vittime di una manovra folle e di un sistema che da tempo scricchiola. Oggi, almeno, qualcuno dovrà spiegare perché due cantonieri sono stati lasciati soli in mezzo alla carreggiata.

Le parole di Avetta: "Condizioni di lavoro sempre più difficili"

Dopo la tragedia, il consigliere regionale Alberto Avetta aveva lanciato l'allarme: "Occorrono impegni concreti e investimenti. I continui tagli e il blocco del turn over hanno inciso negativamente sulle condizioni di lavoro di chi opera al servizio della collettività. Tanto per fare un esempio, se fino al 2015 i cantonieri sulle strade del vercellese erano 19, oggi sono 9 e devono coprire 972 km di strade. Nel Vco i 27 cantonieri del 2008 sono diventati 7 per operare su 520 km". Numeri allarmanti, che raccontano di un sistema che si regge su risorse sempre più scarse e lavoratori sempre più esposti ai rischi.

Oltre a Severino Actis, tra gli imputati ci sono Giannicola Marengo, dirigente del Dipartimento territorio, edilizia e viabilità della Città Metropolitana, accusato di non aver predisposto adeguate misure di sicurezza, come il senso unico alternato o l'impiego di movieri. Matteo Tizzani, dirigente delegato per la sicurezza del settore Viabilità 1, avrebbe omesso di verificare che le dotazioni di attrezzature e cartellonistica fossero idonee. Giovanni Gavazzi e Giovanni Cuiuli, responsabili di settore, avrebbero ignorato i rischi connessi alla mancanza di segnalazioni adeguate. Claudio Schiari, responsabile del Servizio di prevenzione e protezione, non avrebbe segnalato l'inadeguatezza del Documento di valutazione del rischio per il tipo di lavoro svolto.

Le famiglie di Butera e Rubino, già risarcite, attendono giustizia. Sono rappresentate dagli avvocati Lorenzo Bianco, Massimo Spina e Gian Luca Marta, che porteranno avanti una battaglia che ormai dura da quasi sei anni. "Non vogliamo vendetta, vogliamo solo giustizia", hanno ripetuto più volte i familiari delle vittime. Ma la giustizia, in questo caso, sembra un traguardo sempre più lontano.

Una sentenza innovativa che pesa come un macigno

Ad aggiungere ulteriore peso a questo processo, c'è la recente sentenza emessa il 20 febbraio scorso dalla giudice Stefania Cugge del Tribunale di Ivrea nei confronti di alcuni funzionari della Città Metropolitana. Matteo Tizzani e Flavio Giai Miniet sono stati condannati a 1 anno e 1 mese di reclusione per la morte di Raffaele Mazzamati e Debora Biscuola, vittime di un incidente sulla SP 222 nel 2017. È la prima volta che dei funzionari dell'Ente vengono condannati per carenze di sicurezza sulle strade.

Il processo ha fatto emergere una gestione delle risorse economiche in cui la sicurezza era sacrificata per evitare sanzioni della Corte dei Conti. L'ex direttore di Città Metropolitana Paolo Foietta aveva dichiarato in aula: "Bisognava scegliere se rispondere in sede penale o per danno erariale". La Pm Valentina Bossi ha sottolineato che le priorità di intervento venivano determinate solo sulla base di statistiche di mortalità, ritardando gli interventi fino a quando le vittime non fossero abbastanza numerose da giustificare un’azione.

Nonostante le differenze tra i due casi – uno riguardante la sicurezza stradale per gli utenti, l'altro la sicurezza sul lavoro – il tema centrale resta il medesimo: la responsabilità dell'ente nel garantire la tutela delle persone. La sentenza della giudice Cugge stabilisce un precedente importante, che potrebbe avere un impatto significativo anche sul processo per la morte di Butera e Rubino.

La tragedia di Villareggia non è un caso isolato. Gli incidenti sul lavoro, in particolare per chi opera sulla viabilità, continuano a essere una piaga. La Città Metropolitana di Torino ha commemorato le vittime con una cerimonia, intitolando due sale della sede di corso Inghilterra ai due cantonieri caduti in servizio. Un gesto simbolico, ma che non può sostituire la necessità di riforme concrete e di un impegno serio per garantire maggiore sicurezza ai lavoratori. Perché, come ricordava Avetta, "la dignità del lavoro si misura anche sulla sicurezza e sull'incolumità delle persone".

La cerimonia di intitolazione della sala era avvenuta nell'aprile del 2021, in pieno periodo Covid

Ad aprile il processo dovrebbe finalmente iniziare. Le famiglie, i colleghi, l'opinione pubblica aspettano. E sperano che questa volta la giustizia non si faccia attendere ancora.

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