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Cronaca

Dalla famiglia Renzi a Settimo Torinese: il sistema Goglio travolge Postalcoop tra Ciriè e Verolengo

Dai legami con i genitori di Matteo Renzi alla maxi-inchiesta “Epicentro”: Daniele Goglio, 58 anni, originario di Settimo Torinese, accusato di aver orchestrato un reticolo di società e fatture false con base a Ciriè e magazzini a Verolengo. Sequestri per 26,5 milioni, rapporti con colossi della logistica e ombre di ’ndrangheta

Dalla famiglia Renzi a Settimo Torinese: il sistema Goglio travolge Postalcoop tra Ciriè e Verolengo

Dalla famiglia Renzi a Settimo Torinese: il sistema Goglio travolge Postalcoop tra Ciriè e Verolengo

Fino all'altro ieri il sito di Postalcoop si presentava come la vetrina di un’impresa solida, con sede legale a Ciriè, capace di gestire outsourcing, logistica, servizi postali e facility con professionalità. Nelle pagine ufficiali si parlava di investimenti nella formazione del personale, di attenzione ai clienti, di standard qualitativi elevati e di una rete articolata che andava dal recapito di posta ordinaria e raccomandata fino alla distribuzione “last mile”, dalla manutenzione di impianti sportivi alla gestione di aree verdi, passando per pulizie tecniche e attività di supporto. C’era anche lo stabilimento e magazzino di Verolengo, a completare una struttura che si proponeva come partner affidabile per privati, aziende e pubbliche amministrazioni. Una realtà che, sulla carta, era cresciuta in quasi quarant’anni fino ad affacciarsi anche sul mercato della ristorazione torinese. Ma dietro quella facciata, secondo la procura di Torino, si celava un sistema illecito, collaudato negli anni, basato su società di comodo, contratti fittizi e fatture false.

postacoop

È la trama che emerge dall’operazione “Epicentro”, condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Torino, coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri e dal pm Giulia Marchetti, con i sequestri firmati dal gip Lucia Minutella per un valore di 26,5 milioni di euro. Minutella, nelle carte, parla di un meccanismo “illecito, reiterato e collaudato” e sottolinea che il pericolo di reiterazione dei reati è “non solo probabile, ma certo”, tanto da imporre misure immediate. Gli indagati sono 38. Le ipotesi di reato: associazione per delinquere, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, intermediazione illecita di manodopera, omesso versamento di imposte.

Al centro di questo mosaico la procura colloca Daniele Goglio, 58 anni, originario di Settimo Torinese, indicato da diversi dipendenti come “il capo di tutto”. Non solo amministratore di fatto di Postalcoop, ma anche di una serie di altre società finite agli atti: Post Al Copp Global Service srl, Team Service srl, Consulting Prime System, Conficere Costruzioni, Global Service srl, Euroservice e Sir4 srl. Un reticolo che, dal 2016, quando Postalcoop da cooperativa si è trasformata in srl, avrebbe permesso di consolidare il meccanismo illecito: le società “serbatoio” emettevano fatture false a favore della “società filtro”, Postalcoop, che a sua volta forniva manodopera a basso costo ai committenti. Così i contributi previdenziali restavano a carico delle società di comodo, che non li versavano; Postalcoop maturava crediti IVA e abbatteva l’utile d’esercizio; i committenti beneficiavano di tariffe ribassate. A pagare, secondo la procura, erano lo Stato e i lavoratori. Il volume complessivo delle fatture contestate supera i cento milioni di euro.

Dalle carte emergono rapporti con grandi player del settore: SDA, GLS e persino società riconducibili al gruppo Amazon. Per i magistrati, alcune fatture avrebbero consentito ad Amazon Italia Transport srl di evadere l’IVA tra il 2019 e il 2022. Amazon ha smentito ogni legame, ma i documenti sequestrati sembrano raccontare altro. Non a caso, dal 2016 il fatturato di Postalcoop ha conosciuto una crescita esponenziale, stringendo contratti anche con colossi internazionali della logistica.

L’inchiesta ha travolto anche partecipazioni e quote societarie in locali storici e ristoranti torinesi. Sono finiti in amministrazione giudiziaria il Caffè Norman tra via Pietro Micca e piazza Solferino, due Suki Sushi (via Rodi e via Amendola), il Wallpaper in piazza Gran Madre, il Lagrange in via Lagrange e il Sushi del Manzo tra via Roma e via XX Settembre. Coinvolti anche il Parkamion di Settimo Torinese e un bar in via Po. In alcuni casi i sequestri non hanno colpito direttamente i locali, ma le quote societarie riconducibili a Postalcoop. Una mappa di partecipazioni che mostra come la società, partita dai servizi postali, si fosse progressivamente estesa fino alla ristorazione. Il tribunale ha comunque deciso che le attività restino aperte, congelando i beni ma salvaguardando posti di lavoro.

Tra i 38 indagati c’è anche Francesco Bafunno, figlio di Pasquale, già coinvolto in inchieste di ’ndrangheta, insieme ad altri professionisti ed ex manager del settore logistico. Una rete eterogenea, con competenze e legami economici, che avrebbe reso possibile – sempre secondo la procura – il funzionamento della macchina fraudolenta. La Filt Cgil Torino e Piemonte ha ricordato che quanto emerso conferma denunce fatte da tempo: il settore della logistica sarebbe permeato da illegalità diffusa, con appalti e subappalti gestiti al ribasso. Per i sindacati la priorità è garantire tutele, stipendi regolari e continuità occupazionale, ma anche chiamare in causa i grandi committenti, accusati di aver chiuso gli occhi in cambio di risparmi sui costi.

Quella di Daniele Goglio non è però una comparsa improvvisa nelle cronache giudiziarie. Già nell’inchiesta “Carminius” della Dda il suo nome era emerso, seppure senza contestazioni formali a suo carico. Gli atti riportavano rapporti con Antonino Defina, boss della ’ndrina di Sant’Onofrio trapiantata a Torino, condannato in via definitiva per mafia. In particolare, gli inquirenti ricostruirono la presenza di Goglio nell’Integrated Service Provider srl, società che sotto la guida di Defina – descritto come “dominus di fatto” – fece un balzo da poche migliaia a due milioni di euro di fatturato in due anni. Dalle analisi bancarie emersero movimentazioni in uscita a favore di Goglio per oltre 60 mila euro, sproporzionate rispetto al suo ruolo ufficiale di consulente. Una situazione che portò anche a una Sos, una segnalazione di operazione sospetta, proprio per l’incompatibilità tra le somme percepite e l’incarico formale. A completare il quadro, una contestazione di simulazione di reato (di cui non si conosce l’esito giudiziario) con un membro della famiglia Arone, una delle articolazioni della ’ndrangheta vibonese stanziata tra Moncalieri e Carmagnola. Goglio, inoltre, fu identificato insieme a un altro imputato per mafia dello stesso processo e avrebbe avuto un dissidio economico da 200 mila euro con Defina. Dopo quel contrasto, negli ambienti investigativi si disse che fosse “sparito dai radar”, salvo poi riapparire nel 2016 proprio alla guida di Postalcoop.

Un altro capitolo ancora è quello della Marmodiv, cooperativa legata a Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori dell’ex premier Matteo Renzi. In quel procedimento, Goglio fu indicato come amministratore di fatto fino al 2018, accusato di aver contribuito al dissesto con l’iscrizione a bilancio di crediti inesistenti per oltre 370 mila euro. In un’intercettazione affermava chiaramente: “quel buco non me lo accollo”, riferendosi a un passivo di circa 300 mila euro già esistente. Per lui il pm aveva chiesto 3 anni e 6 mesi di reclusione, mentre per Tiziano Renzi erano stati chiesti 5 anni e per Laura Bovoli 4 anni e 8 mesi. Anche in quel caso, l’accusa parlava di bancarotta fraudolenta e fatture false.

Oggi, per Goglio e per gli altri 37 indagati di “Epicentro”, vale la presunzione di innocenza. Saranno i processi a stabilire se le ipotesi accusatorie reggeranno e a definire le singole responsabilità. Ma il quadro che emerge è quello di una figura che, negli anni, ha intrecciato cooperative in dissesto, rapporti con ambienti criminali, società di comodo e contratti con grandi player della logistica. Postalcoop, che per anni si è presentata come eccellenza piemontese dei servizi integrati, è oggi sinonimo di sequestri, indagini e sospetti. E il nome di Daniele Goglio – tra Marmodiv, le ombre di Carminius e le contestazioni di Epicentro – resta al centro di una vicenda che mescola impresa, logistica e criminalità organizzata, lasciando intravedere quanto fragile possa essere il confine tra legalità apparente e illegalità sostanziale.

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