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Chivasso
29 Giugno 2023 - 13:22
Gege Volta si è spento all'età di 89 anni
“Un sogno realizzato? Quello di divertirmi e di far divertire la gente intorno a me”.
“Un sogno rimasto nel cassetto? Nessuno, sono contento così. In fondo ho avuto molto. Ho una nipotina stupenda e dedico a lei tutto l’amore del mondo”.
E’ impossibile non piangere, oggi, a leggere e rileggere l’intervista che il 25 gennaio 2010 il mitico Gege Volta rilasciò a Patrizia Martini, all’epoca collaboratrice del giornale La Voce con la rubrica “A tu per tu con…”.
“La cosa più bella che ho fatto? Ho affrontato la vita”.
La riproponiamo per intero oggi che è il giorno del dolore per una comunità che piange Gege Volta, scomparso ieri all'età di 89 anni. Una comunità che gli ha voluto bene da subito, dal primo giorno in cui un giovane Eugenio Volta mise piede qui.
Nato a Borgomanero, Gege Volta arrivò a Chivasso nel 1946.
Dipendente Enel, mentre lavorava in centrale, la sua testa era persa dietro a mille iniziative messe poi in pratica a favore della nostra città.

Gege mentre suona
La sua carriera di intrattenitore-presentatore-animatore è andata di pari passo con il suo impiego presso l’Enel, perché fu proprio l’ingegnere capo suo superiore, che gli diede il compito di organizzare e di animare le feste dedicate ai figli dei dipendenti della centrale.
Ma il suo vero talent-scout e maestro fu Angelo Santagata: Gege accompagnava l’allora fidanzata Mara, diventata poi sua moglie, alle prove al Teatrino Civico, dove si trovava la compagnia di Santagata, i “Quattro Moschettieri”, Santagata, Prucher, Motta e Ferreri, diventati celebri con le riviste del carnevale.
Una sera Santagata lo chiamò: “Vieni un po’ qui e canta una canzone”.
Quella sera segnò l’inizio di una carriera che ha mischiato canto, recitazione, cabaret.
“Ho cominciato quando ha fatto la Bela Tolera Franca Tonengo – ci disse in una intervista – e ho vissuto davvero i cinquant’anni di massimo splendore del carnevale”.
Ha organizzato carri, gruppi mascherati, li ha distinti con la sua presenza e la sua voce inconfondibile che ha accompagnato le sfilate. Dopo i carri faraonici, il “Trenino di Gege”, un’idea nata con il dottor Gino Angelo Torchio e che è diventato un punto di riferimento per tantissimi bambini che a carnevale hanno il desiderio di partecipare alle sfilate. Per oltre dieci anni ha suonato al ristorante “La Pineta” con il suo complesso, “Gege e i Rebus”.
A metà degli anni ‘80 è diventato vicepresidente del Gruppo Sportivi Chivassesi, carica che ha ricoperto per 25 anni. Dirigente del Borgo Vercelli, con il quale ha organizzato innumerevoli feste sempre di gran successo, dal 1999 è Presidente del Borgo Po. Nella vita privata è marito di Mara, papà di Gladys e nonno di Giulia.
Per tutta la vita è stato un donatore di sangue e ne è sempre andato fiero, grande collaboratore del circolo Uildm Paolo Otelli e di Telethon.
Eccolo, Gege, nell’intervista di con Patrizia Martini.
Love is...
È una bella cosa. La più bella. Io sono molto romantico. Ho scritto e cantato anche diverse canzoni che hanno come tema l’Amore.
L’amicizia per te?
Ho talmente tanti amici. Posso dire che loro per me sono tutto. Dal 1948 al 2008 ho fatto sempre carri di Carnevale stupendi e mi sono divertito tantissimo con i miei amici. Ho smesso nel 2005. Noi ci si divertiva da matti con un bicchiere di vino. Ho scoperto invece con molta delusione che al giorno d oggi le compagnie hanno bisogno di ben altro per divertirsi.
Cosa pensi dei “giovani d’oggi”?
Ci sono i pro e i contro. Certo per i giovani la cosa fondamentale e cercare di non finire in brutte compagnie. A volte guardo questi ragazzi e dentro me penso “ma perché fanno così”: si anche noi da giovani combinavamo qualche guaio ma al massimo si rubavano le mele. È un modo di vivere talmente diverso. Io a 15 anni ho avuto la primi bicicletta. Ora a 15 anni hanno già tutto. È una bandiera girata al contrario.
È cambiata Chivasso, Gege?
Molto. La mia gioventù l’ho passata alla Tazzetti. Ora hanno rifatto tutto. Per fortuna c’è ancora l’alloggio dove sono cresciuto. Gli anni della giovinezza li ho trascorsi al Borgo Posta tra una festa e l’altra. Cerano i priori e si organizzava la festa di San Grato. Eravamo sempre là. È venuto poi il tempo delle prime morose. Dei primi baci. Pensa che i primi baci a mia moglie li ho dati proprio qui in vicolo del Portone!
E del Carnevale di Chivasso che mi dici?
Vedo che continua. Ma non è più la stessa cosa. Io nonostante la mia età ci tengo ancora tanto e avrei ancora lo spirito di un tempo. Ma la compagnia non c è più. Gli anni passano e anche se non lo vivo in prima linea, dentro di me il carnevale lo festeggio sempre.
La cosa più bella che hai fatto?
Ho affrontato la vita. Nonostante tutto, nonostante la solitudine, nonostante la guerra e il dopoguerra, nonostante ci siano stati giorni difficili. E questo grazie al mio catattere. Dono dei miei genitori.
Il ricordo più triste?
La morte di mia mamma.
Un vizio?
Quello di divertirmi!
Hai anche scritto un libro di barzellette?
Si! È stato un mezzo scandalo! Tanti benpensanti non hanno apprezzato quelle più spinte!
A che ora vai a letto?
Alle dieci, dieci e mezza. E quando riesco al pomeriggio prendo l’aperitivo con i miei amici...il dottore mi ha detto di tenermi in bianco!!!
Cosa indossi per dormire?
Il pigiama!
L’ultimo pensiero della sera?
Di trovarmi vivo la mattina!
Credi in Dio?
Sì, sì.
Cosa ti fa paura?
Ehh.. anche se non ci penso mai...ho paura di morire. Di quello che devo lasciare.
Un sogno realizzato?
È stato quello di divertirmi e fare divertire la gente intorno a me.
E uno rimasto nel cassetto?
(ci pensa un po’)... No, sono contento così. In fondo ho avuto molto. Ho una nipotina stu- penda e dedico a lei tutto l’amore del mondo.
Una canzone?
“Sei grande” di Mina.
Se tu avessi la bacchetta magica?
Farei il giro del mondo... con la persona giusta al mio fianco!

L'intervista di Gege Volta con Patrizia Martini
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