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Castellamonte

E’ giallo sulla morte di Bancè. La Procura continua a indagare

Non è ancora stata fissata la data dei funerali. Si attende il via libera della Procura di Ivrea

La tragica fine di Bance Horouna: alla ricerca della verità

Harouna Bancè

Un fascicolo aperto in Procura a Ivrea e una morte che si tinge di giallo. Non c’è ancora alcuna autorizzazione ai funerali di Bancè Harouna 35 anni. Il suo corpo, senza vita, è stato ritrovato nelle acque del torrente Orco, tra Feletto e Rivarolo Canavese, nella mattinata di sabato 27 maggio, da uno studente che stava cercando pagliuzze d’oro all’altezza di strada San Pietro.

Sul posto si erano subito precipitati i carabinieri di Rivarolo e i vigili del fuoco che avevano provveduto a recuperare la salma grazie ad un elicottero.

Secondo i primi accertamenti effettuati sul posto dal medico legale, il corpo non sembrava avere ferite da arma da taglio, da fuoco o dovute a violenze. Chiare invece alcune lesioni sulla fronte, forse provocate dall’impatto con una roccia.

Tra le prime ipotesi quella di un decesso avvenuto per annegamento, ma anche di un incidente o di un suicidio. 

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Bancè non aveva in tasca documenti d’identità e neppure il telefono cellulare. Aveva invece un mazzo di chiavi con una targhetta, un indizio forse cruciale per comprendere il perchè della tragedia.

Originario del Burchina Faso, residente a Castellamonte, Bancè era giunto in Italia per scappare da una guerra.

Poco più che un bambino, dopo aver visto morire tutti i suoi famigliari in quell’inferno, aveva attraversato il deserto ed era salito su un gommone, sognando un mondo diverso, l’Europa e lo aveva trovato, qui, in Italia, dove si era fatto tanti amici e pure una fidanzata e con lei aveva iniziato una nuova vita.

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Una bella storia di amore tutta da incorniciare il cui racconto fatto di fotografie e bei momenti, è ancora tutto u Facebook.

Durante la convivenza, dal 2017 al 2019, nascono due splendidi bambini e Bancè ce la mette tutta per mantenere la famiglia, lavorando come operaio in una fabbrica di Forno Canavese.

Poi, d’un tratto, il disastro. Nel dicembre 2020, al rientro da un breve periodo in Francia dove si era recato su richiesta del datore di lavoro, e per guadagnare qualche euro in più, Bancè prende atto che  la compagna di lui non ne vuole più sapere nulla.

Una sera, di rientro dal lavoro, entra in casa e non trova più nessuno. Cerca la compagna ma il cellulare è muto.

Bancè fa alcune ricerche, contatta amici e conoscenti. L’indomani si reca dai carabinieri di Castellamonte per denunciare la scomparsa della propria famiglia e ha una amara sorpresa.

Scopre di essere stato denunciato per maltrattamenti dalla compagna. Non riesce a crederci ma non si dà per vinto. Inizia la battaglia legale. Davanti al giudice del Tribunale dei Minori di Ivrea Bancè si difende dichiarandosi innocente.

“E’ stato lui stesso - dicono oggi gli amici  - a decidere di voler andare fino fondo. A ritenere che la verità dovesse essere accertata. Avrebbe potuto portare decine di testimonianze di quei tanti che lo conoscevano o che lo avevano conosciuto come un ottimo papà, sempre pronto ad aiutare e a trasmettere serenità...”.

In effetti i Tribunali civili non ravvisano in lui elementi di criticità o pericolosità ma Bancè era ancora sotto procedimento penale e il 4 maggio scorso s’era tenuta la prima udienza davanti al Collegio del Tribunale di Ivrea.

Ed è proprio per quel suo desiderio di uscirne pulito, di poter tornare a riabbracciare i figli come un tempo, di voler a tutti i costi dimostrare la sua innocenza che diventa inspiegabile il ritrovamento del suo corpo nel letto del torrente.

A prima vista la storia di quei papà, inascoltati e impotenti, che giungono a gesti estremi di disperazione in seguito a separazioni dolorose. Epperò qualcosa non quadra.

Il 2 novembre ci sarebbe stata l’udienza utile per l’esame della compagna e del fratello di questa, ma quell’esame che tanto Bancè desiderava non ci sarà più.

Intanto, gli amici di Bancè e la comunità Burkinabè si sono mobilitati per organizzare il funerale e raccogliere i fondi necessari. Questi amici, testimoni di un uomo leale e devoto ai suoi figli, si sforzano di dare un degno addio a Bancè, nonostante tutte le incertezze e i misteri che circondano la sua morte.

Le domande senza risposta si affollano nella mente: cos’è successo veramente quella tragica giornata nel torrente Orco? Quali segreti e verità si celano dietro la sua morte? E soprattutto, Bancè riuscirà a ottenere quella giustizia che tanto desiderava?

Le indagini proseguono, e solo il tempo potrà rivelare la verità nascosta tra le pieghe di questa drammatica vicenda. Nel frattempo, la memoria di Bancè resterà viva nei cuori di coloro che lo hanno conosciuto e amato, e il suo tragico destino continuerà a interrogarci sulla complessità e le sfumature della vita umana, sulle speranze infrante e sui segreti sepolti nell’oscurità.

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