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13 Luglio 2021 - 15:00
CRESCENTINO. Si è concluso nei giorni scorsi il processo di primo grado alle due maestre dell’asilo nido “La Coccinella” di Crescentino, accusate di maltrattamenti nei confronti dei piccoli alunni tra il 2018 e il 2019.
Manuela Gasco, difesa dall’avvocato Tiziano Lucchese, ha patteggiato una condanna a un anno di reclusione. Ad Alessandra Squillace, difesa dal legale Pierpaolo Chiorazzo, che aveva scelto la formula del rito abbreviato è stata invece comminata una pena di 1 anno e 7 mesi, superiore alle richieste delle Procura della Repubblica, che auspicava 1 anno e 4 mesi di reclusione. Alle due donne è stata inoltre notificata l’interdizione dagli uffici pubblici per lo stesso lasso di tempo delle rispettive condanne. Alessandra Squillace dovrà infine corrispondere un risarcimento di cinquemila euro per ognuno dei bambini appartenenti alle famiglie costituitesi parte civile nel processo (quindi complessivamente 35 mila), oltre a sostenere l’intero costo delle spese processuali. Manuela Gasco invece, in virtù del patteggiamento dovrà farsi carico solo delle proprie spese legali.
Le indagini erano partite grazie alla segnalazione di una mamma, insospettita dai numerosi segni, tra cui un labbro rotto, e lividi con i quali la figlia spesso tornava da scuola. Era così stata disposta l’installazione di alcune telecamere nei locali dell’asilo nido da parte dei carabinieri. I filmati hanno così portato alla luce un centinaio di episodi di maltrattamenti fisici sui bambini. I difensori hanno sempre sostenuto la tesi che i comportamenti delle loro assistite non fossero maltrattamenti, quindi non costituissero reato, chiedendo la riqualificazione delle accuse in reati meno gravi.
Gli avvocati delle famiglie, Gian Maria Mosca ed Erika Catellani, non hanno rilasciato dichiarazioni sulla sentenza; hanno però diffuso una dichiarazione congiunta dei genitori coinvolti nella causa: «Come parti civili siamo sollevati e grati alla Procura, perché grazie a un’indagine meticolosa sono stati accertati i fatti. Come genitori, tuttavia, sentiamo il peso di questa verità: ripercorrere le tappe della vicenda durante il processo e rivedere le immagini dei nostri figli maltrattati è stato per noi molto impegnativo e doloroso. Non abbiamo mai cercato vendetta ma giustizia, e pensiamo che queste severe condanne rappresentino una risposta adeguata».
L’avvocato Pierpaolo Chiorazzo, difensore di Alessandra Squillace, ha dichiarato: «Non colpisce di per sé il trattamento sanzionatorio, che comunque si attesta nei minimi edittali e posto che la conclusione del pubblico ministero, per come formulata, conteneva una richiesta al di sotto del minimo legale. Delude, invece, la configurazione dei fatti nell’ambito dell’articolo 572 del Codice Penale e la ritenuta equivalenza delle circostanze. Riserviamo l’eventuale appello dopo la lettura delle motivazioni».
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