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14 Dicembre 2020 - 16:30
La condanna per il “delitto del videopoker” di sette anni fa è diventata definitiva. Nella tarda serata di venerdì infatti è arrivato il pronunciamento della Corte di Cassazione, dove in mattinata si era discusso il ricorso presentato dagli avvocati del crescentinese Paolo Ottino, 51 anni, condannato due volte e assolto una per l’uccisione del muratore 44enne Francesco Daniele. La Suprema Corte ha confermato la condanna che nel secondo processo in Corte d’assise d’appello a Torino era stata stabilita a carico di Ottino: 27 anni di pena per rapina e omicidio. Con la decisione degli ermellini la condanna diviene definitiva e l’iter giudiziario si conclude.
Nel giugno del 2013 Daniele venne ritrovato cadavere nelle campagne di Verrua Savoia: era stato ucciso con due colpi di pistola. I carabinieri fermarono Ottino, che era stato visto in un bar di Crescentino insieme alla vittima e ripreso dalle telecamere mentre si allontanava con lui. Francesco Daniele aveva vinto 300 euro al videopoker: per gli inquirenti il movente del delitto sono stati quei soldi.
Ottino ha sempre sostenuto la propria innocenza. In Assise a Torino, in primo grado, fu condannato a 32 anni per rapina e omicidio. Poi nel 2016 in Corte d’assise d’appello tutto venne ribaltato con l’assoluzione. A questo punto era stato presentato un ricorso dalla Procura generale di Torino e dall’avvocato Marco Gaeta, che assiste i familiari di Francesco Daniele costituiti parte civile. La Cassazione annullò l’assoluzione e stabilì un nuovo processo in appello. Una sezione diversa da quella che assolse Ottino confermò la condanna di primo grado. L’ultimo atto è stato il ricorso in Cassazione degli avvocati di Ottino; ma la Corte, aderendo alle richieste della procura generale di Roma e dell’avvocato Gaeta, ha confermato la condanna.
«A mio parere si tratta di un errore giudiziario» ha commentato l’avvocato Mauro Ronco, che segue Ottino dal primo processo di appello terminato con l’assoluzione. «Finalmente - ha invece commentato Marco Gaeta, legale dei Daniele - vediamo chiusa questa vicenda giudiziaria. Ora la famiglia della vittima, sempre presente a tutte le udienze, può vivere il suo dolore liberamente, ma fuori dalle aule di un tribunale».
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