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IVREA/CIRIE'. Condannate in tribunale, bacchettate dall’Asl TO4

Stefano Scarpetta

Il direttore dell'Asl To 4 Stefano Scarpetta

Gioielli, pietre preziose, ma anche denaro prelevato dai bancomat e consegnato in cambio di informazioni per vincere gare e bandi delle Asl piemontesi. Nel marzo scorso la notizia che l’operazione denominata “Molosso”, relativa ad appalti assegnati irregolarmente in alcune Asl del Piemonte, s’era chiusa, in tribunale a Torino,  con nove patteggiamenti e pene comprese fra i 6 mesi e i 2 anni di reclusione. Due di questi patteggiamenti (toh guarda)  riguardavano l’Asl To4. Nell’elenco Giuseppina Angela Frola, caposala della chirurgia all’ospedale Ivrea e Anna Vasciminno, coordinatrice infermieristica all’ospedale di Ciriè. La notizia di oggi è che la direzione generale dell’Asl To4, con due distinti provvedimenti già pubblicati all’Albo, ha revocato loro la funzione di “coordinamento” ma non le ha licenziate per giusta causa come evidentemente avrebbe anche potuto fare. Per la cronaca Giuseppina Angela Frola, classe 1959, caposala ad Ivrea, aveva patteggiato 1 anno e 6 mesi di reclusione con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici e il divieto di concludere contratti con la l’Amministrazione pubblica per 5 anni. I giudici le avevano concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena. Secondo le accuse avrebbe mantenuto contatti con i membri della commissione aggiudicatrice pur non facendone parte. Anna Vasciminno, coordinatrice infermieristica a Ciriè ed ex consigliera comunale nella cittcon la lista “Più Ciriè”, aveva patteggiato 1 anno e 4 mesi di reclusione con la  pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici  e il divieto di concludere contratti con la l’Amministrazione pubblica per 5 anni. Anche a lei era stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena. Secondo la procura, Vasciminno, come membro della commissione aggiudicatrice, avrebbe privilegiato i prodotti di un’impresa rispetto ad altre in cambio di oggetti preziosi per un valore di circa 200 euro. Oggetti che i militari avevano trovato a casa sua nel corso di una perquisizione e che le sarebbero stati regalati nel Natale del 2019. Qualche mese prima, a  novembre, altri 4 imputati erano stati condannati al termine di un rito abbreviato. Tra questi  Loredana Miglietta, 52 anni, infermiera caposala del nosocomio di Cuorgnè, residente a Lessolo, era stata condannata ad 1 anno e 2 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 400 euro. Come la collega Vasciminno, Loredana Miglietta era membro della commissione di gara oggetto dell’inchiesta. La caposala ha fatto ricorso in appello. L’inchiesta “Molosso” L’inchiesta Molosso prende spunto da un giro di appalti ‘facili’ del valore di 3,5 milioni di euro scoperto dalla guardia di finanza nel dicembre del 2020. Quindici le misure cautelari tra dipendenti delle Asl, commissari di gara, agenti e rappresentati di aziende mediche. Il metodo per pilotare le gare, secondo gli inquirenti, consisteva nella falsificazione della documentazione: un collaboratore amministrativo dell’Asl modificava le richieste d’ordine con firme false, il prodotto non finiva nelle sale operatorie e neppure nei magazzini, ma tornava al rappresentante.  Nel mirino degli inquirenti erano finite tre gare bandite dall’ Asl To4, A.O.U. Maggiore della Carità di Novara, Asl di Asti e di Alessandria e dall’Azienda Ospedaliera di Alessandria. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Enrica Gabetta e dal sostituto procuratore Giovanni Caspani, era partita da una segnalazione alla Procura proprio da parte dell’Azienda Ospedaliera Universitaria ‘Città della Salute e della Scienza di Torino’, dopo che erano scomparse delle partite di un costoso prodotto farmaceutico, il BonAlive, un ‘osso sintetico’. Per gli inquirenti anomale sarebbe stata anche la gara bandita da Città di Torino e Asl To4 per la fornitura di camici chirurgici sterili monouso.

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