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CIRIÈ. Pure Ferrara se la prende col Pd, il suo “j’accuse” fa discutere...

CIRIÈ. Pure Ferrara se la prende col Pd, il suo “j’accuse” fa discutere...

Federico Ferrara capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale

Dev’essere ormai un dramma quotidiano sedersi in consiglio comunale sulle poltroncine stinte e consumate del Partito Democratico. Se a sbroccare è uno come Federico Ferrara - mite post-democristiano  devoto al partito come Napoli a San Gennaro - allora è evidente quanto la situazione stia sfuggendo di mano...

Il capogruppo del Pd nei giorni scorsi si è lanciato in un netto “j’accuse” contro il Governo sostenuto dal suo stesso partito. Tutto pubblicato, sotto forma di “post”, sul suo profilo Facebook. Argomento di discussione, l’ultimo Dpcm che riguarda le giornate a cavallo tra le festività natalizie e quelle per l’anno nuovo, che speriamo possa essere migliore di quello che si sta per chiudere. «Si sapeva che sarebbe finita così: Natale in lockdown - ha scritto Ferrara -. Trovo però ormai insopportabile il trattamento riservato ai civilissimi e rispettosi italiani: non sto scherzando, lo credo davvero. Perché sono sicuro che non perderemo la pazienza e rispetteremo le regole anche questa volta.  Ma è da ottobre che ci viene promesso un Natale “normale” , come si fa con i bambini, senza però pianificare una strategia efficace e comprensibile di contenimento del contagio, comune in tutto il Paese, in grado di tenere insieme la sacrosanta libertà di spostamento e la tutela della salute».

Ferrara si butta poi sull’analisi psicologica dell’operato del suo governo.  «Il tutto viene condito con quella strategia, ormai consolidata, di farci sentire in colpa ogni volta che usciamo e facciamo le cose che sono permesse scaricando le responsabilità sui cittadini - ha proseguito -. Se le permetti non ti lamenti e non cambi tutto sull’onda emozionale generata dalle foto delle code sui social o dal discorso della Merkel. Ma forse quel che mi preoccupa di più è pensare che il nostro futuro, quello dei figli della nostra generazione, i 209 miliardi di investimenti del Next Generation Eu siano in mano a questa classe dirigente che non ha nemmeno il coraggio di mantenere valida una scelta fatta tre settimane prima con l’apposito dpcm Natale».

Poi la chiosa, furente: «I tempi sono difficili, fare politica senza incontrarsi è ancora più complesso, ma c’è un gran bisogno di persone che si impegnino a partire dai propri comuni a far governare il buon senso».

Sotto al post si è generato un piccolo dibattito, con i commenti di alcuni esponenti politici del centrosinistra territoriale. A partire dal segretario del circolo ciriacese, il consigliere Luca Capasso. Anche lui non contentissimo di quanto sta facendo il governo giallorosso: «Assolutamente d’accordo! Non è accettabile! Una classe dirigente che fa pena!».

A dare contro a Ferrara sono invece stati l’ex collega dem Giuseppe Lozito, ora in Italia Viva, e Davide Arminio, segretario del circolo nolese del Pd.  «Caro Federico, mi piace questa tua fiducia nel prossimo ma questo è il tempo in cui si può fare solo quello che si deve fare e non quello che si vuole o ci piacerebbe fare - gli ha risposto Lozito -. Nessun governo democratico sarebbe in grado al di là delle modalità scelte (certo discutibili) di controllare la situazione senza che ognuno di noi si impegni in prima persona a rispettare norme di buon comportamento. Se il virus si potesse vedere ognuno di noi saprebbe perfettamente come comportarsi ma continuiamo a far finta che non ci riguardi e che colpisca sempre qualcun altro. Se poi vogliamo discutere di come si devono utilizzare i fondi del Next Generation EU penso che qualcuno mettendoci la faccia ha espresso disappunto e lanciato qualche spunto». Renzi, s’intende.

È una vera e propria difesa del Pd con responsabilità di Governo, invece, quella di Arminio. «Scusami, certamente sarò minoritario, ma chi più di noi sa che amministrare significa anche confrontare le promesse con la realtà delle cose? E questo al netto di tutti gli errori e le debolezze su cui gli amministrati hanno diritto di dire la loro - ha scritto .- Da questi errori peraltro nessuno è immune; chiunque fosse stato Ministro della Sanità o Commissario all’emergenza - di 60 o 30 anni, è la mia opinione - molto probabilmente si sarebbe dibattuto con le stesse dinamiche e le stesse difficoltà; peraltro la promessa era “Avremo un Natale normale se...”. Promessa che nessun grande Paese europeo è in grado di mantenere, neanche i “paradisi” come la Svizzera. Per dare un quadro dell’affanno generale, ricordiamoci che nel Regno Unito, che notoriamente non è proprio un Paese disgraziato, sono appena usciti da un lockdown generale e stanno già pensando di iniziarne un altro».

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