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27 Luglio 2022 - 12:38
Un modello dello stoccaggio delle scorie radioattive nel Deposito Nazionale
Il 15 marzo scorso, al termine del Seminario Nazionale e a 60 giorni dalla chiusura della consultazione pubblica, Sogin ha trasmesso al Ministero della Transizione ecologica la proposta di Carta Nazionale delle Aree Idonee (Cnai) ad ospitare il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico. Tra marzo e maggio la Carta è stata esaminata dall’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare (Isin), che ha chiesto alcune modifiche e aggiornamenti. Isin ha considerato l’inizio dell’istruttoria al 20 giugno e ha indicato per fine agosto l’invio del parere tecnico.
Il Decreto legislativo 31 del 2010, che definisce l’iter per l’individuazione del Deposito, prevede che “Il Ministro dello Sviluppo economico, acquisito il parere tecnico dell’Agenzia [Isin] che si esprime entro il termine di sessanta giorni, con proprio decreto, di concerto con il Ministro della Transizione ecologica ed il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, approva la Carta nazionale delle aree idonee alla localizzazione. La Carta è pubblicata sui siti della Sogin, dei suddetti ministeri e dell’Isin”.
Ora, con lo scioglimento delle Camere e il Governo in carica per due mesi solo per il disbrigo degli affari correnti, è più che probabile che la pubblicazione della Cnai slitti a fine 2022; in ritardo, come già era avvenuto per la Cnapi.
Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ad aprile aveva dichiarato: «Secondo il cronoprogramma attuale è stata valutata come percorribile l’ipotesi di entrata in esercizio del Deposito nel 2029, con individuazione del sito nel mese di dicembre 2023». Chi vivrà, vedrà.
La vigilia di Natale del 2003, quando il Parlamento convertì in Legge il “Decreto Scanzano” espungendo dal testo la località lucana individuata dall’allora commissario gen. Carlo Jean, l’art. 4 del testo venne approvato in questa versione: “Misure di compensazione territoriale sono stabilite, fino al definitivo smantellamento degli impianti, a favore dei siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare”. Venne poi aggiunto un ulteriore comma, per definire la ripartizione delle compensazioni: “il 50% in favore del comune nel cui territorio è ubicato il sito”, “il 25% in favore della relativa provincia”, “il 25% in favore dei Comuni confinanti con quello nel cui territorio è ubicato il sito; il contributo spettante a questi ultimi va calcolato in proporzione alla superficie e alla popolazione residente nel raggio di dieci chilometri dall’impianto”.
L’anno successivo, però, con la Legge Finanziaria 2005 (approvata il 30 dicembre 2004) venne deciso che lo Stato corrispondesse agli enti locali a titolo di “compensazioni” solo il 30% di quanto previsto (entrate provenienti da una componente della bolletta elettrica), trattenendo per sé il restante 70%. L’entità dei trasferimenti, comunque, resta ingente: Saluggia incassa annualmente circa 2 milioni di euro, la Provincia di Vercelli 1 milione.
I Comuni di Trino, Saluggia e Caorso (Piacenza, dove c’è una centrale nucleare), con il supporto dell’Anci, intentarono però una causa allo Stato (Presidenza del Consiglio dei ministri, Cipe, Ministeri) per ottenere l’erogazione del restante 70% trattenuto dallo Stato. Stato che è risultato soccombente sia in primo grado che in appello, e che quindi - dal momento che la sentenza d’appello costituisce titolo esecutivo - deve pagare gli “arretrati” ai Comuni. Comuni che, dopo alcune richieste bonarie, hanno pignorato le somme presso la Tesoreria generale dello Stato alla Banca d’Italia. Il Comune di Saluggia poche settimane fa ha aperto un conto corrente presso la Banca d’Italia e, con provvedimento del giudice, ha incassato circa 25,5 milioni di euro: una cifra che, al Comune di Saluggia, tutta in una volta non s’era mai vista.
A seguito della vittoria di questa causa “pilota”, anche altri enti locali beneficiari di compensazioni ne hanno promosso di analoghe, avvalendosi dello stesso studio legale (Santiapichi di Roma); insieme alla Provincia di Vercelli si sono costituiti in giudizio i Comuni di Cigliano, Livorno Ferraris, Verolengo (confinanti con Saluggia) e altri in altre regioni italiane. Anch’essi si son visti dar ragione dal giudice (Tribunale di Roma, seconda sezione civile), con sentenza - di primo grado - dell’11 giugno scorso: alla Provincia di Vercelli sono stati riconosciuti 74,3 milioni di euro, al Comune di Livorno Ferraris 6,7, al Comune di Cigliano 3,4 e al Comune di Verolengo 6,3 milioni, “oltre agli interessi legali dalle singole scadenze”.
Il 1° luglio scorso anche il Comune di Torrazza Piemonte, con una delibera di Giunta, ha conferito incarico all’avv. Santiapichi per assistenza e difesa legale nel giudizio “Servitù nucleari ter”: il preventivo è di 1500 euro più Cpa e Iva, ma se grazie al fatto di essere Comune confinante con un sito nucleare basta far causa allo Stato per incamerare milioni di euro... nessuno si fa sfuggire l’occasione.
«Anche noi abbiamo abbiamo approvato una delibera di Giunta conferendo l’incarico all’avv. Santiapichi per l’assistenza legale nel giudizio “Servitù nucleari ter”», fa sapere il sindaco di Rondissone Antonio Magnone, il cui Comune confina con Saluggia.
I Comuni di Saluggia, Trino, Caorso ecc. - quelli che per primi avevano aperto il contenzioso con lo Stato - hanno quindi incamerato somme consistenti. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Cipe e il Ministero dell’Economia hanno però promosso ricorso in Cassazione contro la sentenza d’appello. Che la Cassazione ribalti il giudizio è improbabile, ma comunque possibile. Cosa può fare, quindi, nelle more del giudizio, il Comune di Saluggia? Ha in cassa 25 milioni di euro, ma se li spende e poi la Cassazione gli dà torto... come potrà restituirli?
Per capire come muoversi, l’Amministrazione saluggese ha conferito un incarico a uno studio legale di Genova per “assistenza di natura giuridico-contabile, al fine di approfondire l’utilizzo delle somme”, “con particolare riguardo alla tematica inerente il pagamento degli onorari del legale che ha assistito l’Ente in sede giudiziale”.
Quindi, allo stato degli atti, il Comune di Saluggia ha in cassa più di 25 milioni di euro derivanti dagli arretrati delle “compensazioni” più gli interessi, ma li ha prudenzialmente accantonati in un apposito “fondo contenzioso” in attesa del giudizio di Cassazione. Intanto, però, qualche giorno fa ha dovuto approvare una variazione di bilancio per pagare la parcella allo studio legale Santiapichi, determinata sul valore della controversia. E siccome la controversia vale 25 milioni, allo studio Santiapichi vanno 337 mila euro.
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