CHIVASSO. “Sinceramente sono estremamente basito di quanto affermato dai consiglieri di maggioranza nel consiglio comunale di lunedì scorso, a seguito delle quali nessuno della maggioranza, né capigruppo, né sindaco né assessore alle attività produttive sia poi intervenuto per prenderne le distanze!”.
Matteo Doria, consigliere comunale capogruppo di Amo Chivasso e le sue Frazioni, è un fiume in piena, dopo il Consiglio comunale dell'altra sera in cui due consiglieri di maggioranza, Antonio Marino del Pd e Domenico "Mimmo" Scarano di Chivasso Solidale, hanno pesantemente attaccato i commercianti della città.
"Dapprima il consigliere del Pd Marino ha esordito con l’idea di fare come negli anni ’70 e far appendere le denunce dei redditi ai lavoratori con partita iva alle vetrine: ma stiamo scherzando - incalza Doria - ?! Torniamo alle logiche di appendere sulla porta la stella di Davide?! Sostenere che commercianti e lavoratori con partita iva, messi in ginocchio prima dalla crisi e poi dalla pandemia, siano a prescindere degli evasori fiscali, e che vadano messi alla gogna per aver incassato poco è una cosa gravissima, sbagliata, un’affermazione indegna di un’istituzione come quella del Consiglio Comunale. Lo Stato è dotato di tutti gli enti preposti al controllo, dalla guardia di finanza all’agenzia delle entrate, che svolgono tutte le dovute verifiche. Non contenti Sacarano, consigliere di Chivasso solidale, altro gruppo di maggioranza che esprime il vicesindaco, ha rincarato la dose affermando che anche lui ritiene i lavoratori autonomi siano evasori e che “lui che lavora in banca lo sa”: innanzitutto se fosse veramente a conoscenza di fatti illeciti avrebbe il dovere di denunciare, ed in ogni caso è vergognoso che la maggioranza abbia bollato in modo infamante tanti cittadini che lavorano con partita iva. Scarano ha poi aggiunto che il Comune dovrebbe pensare anche ai lavoratori in nero: evidentemente questa non è l’amministrazione della legalità".
"Queste affermazioni sono figlie di un retaggio ideologico del passato, ed è inquietante che siano ancora vive in chi governa la nostra città - prosegue Doria -. Sono tempi duri, in cui tutti i lavoratori attraversano molte difficoltà ed andrebbero sostenuti con misure efficaci nella loro totalità, e non si dovrebbe sostenere invece uno spaccamento della società tra dipendenti ed autonomi come la maggiorana ha fatto in consiglio.
Questa amministrazione ha respinto le nostre richieste nel 2020 di non chiedere tasse esose visto il periodo, affermando che “ non fosse sostenibile”, salvo poi avanzare di spendere 3,8 milioni di euro: ci aspettavamo perlomeno che l’amministrazione utilizzasse questa somma avanzata per abbattere significativamente le tasse di quest’anno, ma invece al netto dei fondi ricevuti dello Stato ha deciso di stanziare appena 100mila euro per riduzioni della tassa rifiuti, non sufficienti, continuando a fare figli e figliastri, destinando una riduzione della tari ancora meno impattante a tantissime attività, continuando ad utilizzare il criterio deleterio delle chiusure imposte per destinare le maggiori riduzioni anziché quello dell’effettivo calo di fatturato (documentabile con le denunce dei redditi) come sta adottando anche il governo Draghi".
"Giustamente vanno assolutamente sostenute tutte le categorie di lavoratori in difficoltà, come chi è in cassaintegrazione e chi ha perso il lavoro, è imprescindibile, ma bisogna tenere conto anche che i lavoratori con partita iva si sono ritrovati a reddito ZERO, senza nessun ammortizzatore sociale, con le spese delle proprie attività e del sostentamento quotidiano delle proprie famiglie da continuare a sostenere - conclude il consigliere di minoranza -. La considerazione che questa maggioranza ha di commercianti, artigiani ed autonomi espressa in consiglio è emblematica, spiega perfettamente perché non mettano mai in campo politiche effettivamente efficaci per sostenere le attività ed i relativi posti di lavoro che generano.Il mio intervento in consiglio è stato sicuramente accalorato, vista la gravità delle affermazioni della maggioranza: quando sono intervenuto durante l’esternazione di questo scellerato concetto per chiedere rispetto per quei lavoratori, il presidente del consiglio comunale mi ha invitato ad abbandonare l’aula. Ho vissuto questo come una repressione, ed ho risposto a toni, ritenendola un’azione degna di un regime. Riconosco che in termini strettamente di regolamento il mio intervento era fuori tempo, ma di fronte a certe cose è difficile fare “finta di niente”.Pensate se dopo aver lottato contro la crisi economica, attraversato la pandemia rispettando regole e chiusure, esservi ritrovati a guadagnare zero per mesi con i vostri figli che continuano a crescere e necessitare di cose, con l’affitto da pagare,etc, chi amministra l’ente che dovrebbe essere più vicino al cittadino, il Comune, vi dicesse: per me tu sei un “ladro” che evadi le tasse, quando invece non è così perlomeno da qualche decennio (ovvero da quando la maggiorparte dei lavoratori con partita iva hanno iniziato a lavorare): come vi sentireste?".
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