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CHIVASSO. Bevilacqua: "Lo Stato ci deve tutelare, non può solo riscuotere le tasse"

CHIVASSO. Bevilacqua: "Lo Stato ci deve tutelare, non può solo riscuotere le tasse"

Vittorio Bevilacqua, ideatore del gruppo facebook 'Partite iva Chivasso'

CHIVASSO. Bevilacqua: "Lo Stato ci deve tutelare, non può solo riscuotere le tasse". Le partite iva in Italia sono allo stremo. E Chivasso non fa eccezione. Ne abbiamo parlato con Vittorio Bevilacqua, l’ideatore di “Partite iva Chivasso”, un gruppo facebook che sta raccogliendo un folto numero di lavoratori autonomi al suo interno. “Si leggono ogni giorno storie di commercianti, baristi e ristoratori ridotti allo stremo dal prorogarsi delle chiusure; noi stessi, attraverso il vostro giornale, stiamo cercando di dare voce alle varie categorie sperando che le cose cambino - comincia a dire -. Di giorno in giorno aumentano le manifestazioni in tutta Italia: ambulanti, ristoratori, mondo dell’intrattenimento e dei locali, imprenditori, tassisti, appartenenti al mondo dello spettacolo ecc.. tutte partite iva che manifestano per i loro diritti, per chiedere di tornare a lavorare. Abbiamo perso il conto dei padri di famiglia spossati e senza soldi che hanno pianto davanti alla telecamera di un giornalista gridando che non riescono più a mantenere la propria famiglia. Sono situazioni inaccettabili. Lo Stato ha il dovere di tutelare i lavoratori e non solo di farsi vivo per riscuotere il pagamento delle tasse". "Io penso che sia sacrosanto manifestare e ribellarsi in nome del diritto di lavorare, in nome della libertà, per gridare a gran voce a chi ci governa i nostri diritti, l’insicurezza diffusa, l’incertezza verso il futuro - prosegue Bevilacqua -. Il vero problema è che questo Paese non ha saputo gestire la crisi causata dal Covid, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche dal punto di vista delle verità, della chiarezza negli aiuti, annoverando nei ristori alcune categorie e altre no. Non c’è trasparenza, abbiamo costantemente la sensazione che ci venga concesso da una parte per poi vederci togliere dall’altra, è un sistema incoerente e complesso. Questo scatena i malumori di cui abbiamo notizia ogni giorno, fomentando anche alcuni estremismi di azione che spesso vengono, purtroppo, anche sostenuti da gruppi indisciplinati. E’ ora che chi ci governa si renda conto che bisogna cambiare rotta… prima che la situazione degeneri ed esploda”. In molti criticano quelli che non “rispettano le regole”, tanti altri li ammirano. Ci sono quelli che le infrangono alla luce del sole e quelli che lo fanno di nascosto: quelli davvero sinceri nelle intenzioni e quelli che si nascondono dietro al perbenismo di facciata. E’ un mondo diviso a metà. Ma in mezzo a tutte queste “regole da rispettare” noi ci sentiamo davvero rispettati dallo Stato che ce le ha imposte? “La Repubblica Italiana riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”: questo è l’articolo 4 della nostra Costituzione. Il momento storico che stiamo vivendo ha, però, penalizzato fortemente alcuni settori e, di conseguenza, molti lavoratori che non si sentono o non sono tutelati. Ci riferiamo a tutte quelle attività che a causa dell’emergenza sanitaria stanno soffrendo, ormai da un anno, le chiusure totali o parziali ma che si trovano, di fatto, ogni giorno a dover fare ugualmente i conti con le imposte, gli F24, INPS, Inail, adeguamenti fiscali e quant’ altro. C’è una forte agitazione all’interno di ogni partita iva, un contrasto forte tra la voglia di riaprire le proprie attività e il “rispetto delle regole”. Già, le “regole”… mai state così tanto oggetto di discussione come oggi. Dopo mesi e mesi di restrizioni, che tanti hanno paragonato a una “dittatura”, porsi delle domande è quanto meno lecito. Ci hanno imposto le “regole” giuste? Facciamo bene a rispettarle? Alla fine saranno più i danni o i benefici? Stanno facendo davvero il nostro bene? A giudicare dalla situazione che stiamo vivendo ancora oggi forse è il caso di cominciare a pensare che la libertà vada presa e non chiesta “per favore”, visto che lo Stato sembra non ascoltare chi ha messo lui stesso in difficoltà.
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