Cerca

CHIVASSO. L’Italia dei paradossi

CHIVASSO. L’Italia dei paradossi

Edoardo Gallina, membro del gruppo "Partite iva Chivasso"

L’emergenza sanitaria ha cambiato le nostre vite, ci ha costretti in casa, all’attenzione, alle distanze. Un anno fa, quando tutto è iniziato, la paura per molti è stata tanta e ci è stato chiesto di agire nell’interesse comune, soprattutto quello delle fasce piu’ deboli: gli anziani. Telegiornali, giornali, tutti a parlare di Covid, di morte, di contagi, di tamponi e di terapie intensive. Un unico imperativo categorico: “State a casa”… perché le fasce deboli più in là con l’età dovevano avere la priorità’ ed essere salvaguardate. Oggi, a distanza di un anno, la situazione non è cambiata e si sentono le stesse cose: morti, contagiati, le terapie intensive intasate, gli ospedali in difficoltà’, con l’aggiunta delle varianti virali, delle polemiche, ambiguità e discordanze sui vaccini. Ma a cosa è servito stare a casa? Le nostre vite sono tornate libere? No. E non solo… I giovani a casa e gli anziani in giro, proprio loro per cui in primis ci sono stati chiesti tanti sacrifici. Perchè se è sempre stato facile puntare il dito sui ragazzi considerandoli trasgressori delle regole e untori, si è invece sempre faticato a dire qualcosa a coloro che a casa ci sarebbero dovuti stare davvero… e nel loro interesse, soprattutto. Anche solo nella nostra Chivasso la cosa è stata, ed è, quotidianamente palese. Ne abbiamo discusso con Edoardo Gallina, membro di “Partite iva Chivasso”. “Continuiamo a sguazzare fra rosso e arancione, a vedere colleghi costretti a tenere le serrande abbassate, intere categorie di lavoratori sono state considerate come se fossero le cause scatenanti del contagio, usciamo poco, rispettiamo le regole e non possiamo non notare la realtà di una situazione che fa riflettere - afferma Edoardo -. Sulle panchine della nostra città, intorno ad un monumento, a passeggio o davanti ad un bar aperto che fa solo servizio di asporto, c’è un assembramento proprio di quelle persone che un anno fa ci hanno chiesto di tutelare e che continuano a chiederci di tutelare. Ogni giorno, anche da molto tempo prima che arrivassero i vaccini, una moltitudine di persone di non più giovane età si siedono e chiacchierano del più e del meno. Quotidianamente, camminando per andare al lavoro o a fare la spesa, pensando alle scuole chiuse, ai ventenni a casa, all’economia alla deriva e agli esercizi commerciali ridotti allo stremo, sale la rabbia e vorresti gridare a loro di stare a casa”. Con Edoardo Gallina riflettiamo sulla tragicità della situazione che in molti stanno vivendo, persone che hanno faticato per andare avanti con la loro partita iva e non sanno più cosa fare per sostenere la propria attività e la propria famiglia, che lavorano per pagare anche le pensioni di coloro che se ne stanno in giro quando non dovrebbero. “Non che li si voglia far diventare dei prigionieri reclusi in casa, e non si vuole neanche fare di tutta un’erba un fascio, ma come la maggior parte di noi ha rispetto e tutela per loro, loro dovrebbero avercene per noi” afferma. Messi davanti a tutto, i primi ad essere vaccinati e poi? Poi succede che quando fai due passi per andare in farmacia o a fare un qualcosa per necessità non c’è volta in cui non incroci la solita over ottanta, e forse anche più, in sedia a rotelle con tanto di sigaretta in bocca oppure i soliti signori in là con l’età fissi sulla loro postazione sulle panchine con la loro bella mascherina portata sotto il naso… alla faccia di tutto e di tutti… e la rabbia non può far altro che salire. Tanto a loro tutto è concesso e non si beccano neanche le multe, anzi si fa finta di non vederli. “Per chi ha un’attività obbligata a restare chiusa non è di certo facile assistere a certe scene e inghiottire il boccone amaro. Non è giusto” afferma.
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori