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CHIVASSO. Sembra di essere piombati indietro di un anno…

CHIVASSO. Sembra di essere piombati indietro di un anno…

Vittorio Bevilacqua, ideatore del gruppo facebook 'Partite iva Chivasso'

Sembra di essere piombati indietro di un anno esatto e viene da chiedersi: “Ma com’è possibile?”. Dopo un anno di Covid siamo ancora a sentirci dire frasi tipo “Il rumore delle ambulanze è il suono del virus che avanza”, notizie tragiche su tg e giornali, minacce di chiusure ecc. Ma cosa è stato fatto davvero se dopo dodici mesi l’unica soluzione sembra sempre e solo pensare di chiudere le scuole, non far lavorare le persone e chiuderci in casa privandoci dei nostri diritti e delle nostre libertà? Non facciamo in tempo a tirare un piccolo respiro di sollievo che ci dicono che arrivano loro, le varianti… e chi più ne ha più ne metta… nel frattempo noi viviamo in questo stand-by perenne.

Però il morale ce lo hanno voluto sollevare con il Festival di Sanremo, che da una parte benvenga a portare un po’ di normalità ma dall’altra pare molto scorretto farlo dopo aver scelto di bloccare il mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo da un anno e tenerli ancora in stallo. Ne abbiamo discusso con Vittorio Bevilacqua, l’ideatore del gruppo facebook “Partite iva Chivasso”.

Il Festival di Sanremo ha destato un sacco di polemiche. Nel periodo storico che stiamo vivendo c’è il desiderio di frivolezza e divertimento: ma pensiamo a tutte quelle categorie che, a causa del Covid e relative conseguenze, soffrono chiusure e perdite ingenti - comincia a dire Vittorio -. Il mondo dello spettacolo è allo stremo, i teatri ed i cinema chiusi da mesi, comici, attori, registi e tutto l’ indotto completamente senza lavoro: perché, allora, fare Sanremo? La kermesse canora è sicuramente un business di spot ed introiti per la Rai, ma ciò non è sufficiente per far ‘digerire’ al pubblico di addetti ai lavori, e non, questo evento che per cinque giorni ha fatto sì di farci un po’ scordare della situazione reale, facendo in modo che cantanti e accompagnatori, presentatori, vallette e calciatori, si siano esibiti su un palco così noto come quello di Sanremo, a qualunque costo - afferma ancora -. Il costo di quei poveri baristi che, nel frattempo, essendo ripiombati nelle zone arancioni o rosse preparano caffè nei bicchieri di plastica per ristorare gli affezionati clienti e farciscono panini nell’attesa che qualche lavoratore errante li acquisti per mangiare sul furgone. Il costo dei ristoratori che non ristorano di nuovo più se non con asporto e delivery. Il costo di quegli artisti che sono estenuati e depressi perché non hanno dove esibirsi, hanno solo il ricordo del palcoscenico e del pubblico che applaude. Il costo dell’economia Italiana trafitta e morente; della scuola ferita e beffeggiata; dei lavoratori senza lavoro; delle partite iva pressate; della sanità affaticata e immiserita; della gente stanca e scoraggiata che ha perso famigliari e amici o che non li può incontrare, prigioniera di un sistema che non ha piani attuativi definiti e che incute incertezza e non pronostica la fine dell’emergenza... la stessa ‘cicala’ che fabbrica tormentoni per farci canticchiare quest’ estate, quando NON ANDRA’ TUTTO BENE continuando di questo passo”.

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