Assolta dall’accusa di concorso in omicidio, nell’ambito del processo che ha visto condannato a trent’anni di reclusione il figlio Gabriele Defilippi, Caterina Abbattista è tornata al lavoro.Prima del processo la donna era operatrice sanitaria nel reparto di pediatria dell’ospedale di Ivrea. Oggi, ha preso servizio presso l’ospedale di Chivasso.
La sospensione dal lavoro, da parte dell’Asl To4, era arrivata subito dopo l’arresto della donna, avvenuto a febbraio 2016 dopo l’omicidio della professoressa di Castellamonte, Gloria Rosboch. Preso atto della sentenza del tribunale di Ivrea, l’azienda ne ha disposto il reintegro in servizio.
Accusata di concorso in omicidio, per l’accusa la donna, oltre a sapere della truffa ai danni dell’insegnante, era a conoscenza anche dei propositi omicidi del figlio e non avrebbe fatto nulla per fermarlo.
A differenza dei due killer rei confessi (che scelsero il rito abbreviato) la donna preferì affrontare un processo con rito ordinario. Il pm Giuseppe Ferrando aveva chiesto la condanna a 16 anni.
Pianse a lungo in aula, il 19 giugno scorso, tra le braccia dei suoi avvocati, Tommaso Levi e Giampaolo Zancan, di sua sorella e del compagno, quando il presidente della corte d’Assise, Vincenzo Maria Bevilacqua, lesse la sentenza dopo un lungo e tormentato processo: assolta dall’accusa di concorso in omicidio e condannata a 14 mesi, per la truffa ai danni della vittima.
Condanna per la quale i suoi legali hanno già preannunciato ricorso.
Così, Caterina Abbattista forte dell’assoluzione, può ricominciare una vita normale. Nella sua Gassino, dove vive insieme al compagno Silvio Chiapino, che le è stato sempre accanto anche durante i periodi più bui e difficili. E da oggi anche nella città dei nocciolini.
A Chivasso non le è ancora stato assegnato un settore specifico, ma sarebbe questione solo di pochi giorni.Caterina Abbattista ha sempre detto di amare il suo lavoro e di averlo conquistato con grandi sacrifici ed ora, dopo anni trascorsi lontana dall’ospedale, è tornata a svolgerlo.
“Tornare al lavoro era un suo diritto e come tale le è stato concesso - spiegano dalla direzione dell’AslTo4 -. Il suo reintegro è stato ufficialmente richiesto dai suoi legali in virtù della sentenza assolutoria”. E con delibera del 29 agosto le è stato concesso.
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