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STRAMBINO. Sfregiò la compagna: si riparte dall’ Appello con un’attenuante

STRAMBINO. Sfregiò la compagna: si riparte dall’ Appello con un’attenuante

L’ex compagno ha prima cercato di tagliarsi le vene, ha poi sfregiato la donna

STRAMBINO. Il suo ricordo mi tormenta”. E’ la sensazione che prova Maria (nome di fantasia), 33 anni, ripensando al suo ex compagno che quattro anni fa le aveva sfregiato il volto. Segni che porta ancora oggi sulla guancia sinistra, un taglio che parte dall’orecchio e arriva fino al mento procuratole dall’ex convivente Antonio Lago, 62 anni, di Chiaverano.

Una storia terribile che risale al 14 maggio del 2018. Da allora l’ex convivente è agli arresti domiciliari. Ma Maria ha paura. E poco importa se, ora, la pena è diventata definitiva dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato a livello giuridico il tentato omicidio già riconosciuto in Appello (in primo grado il tribunale di Ivrea lo aveva condannato con rito abbreviato a 4 anni e 7 mesi ma riqualificando il reato in lesioni gravissime). Perché gli ermellini hanno rimandato gli atti alla Corte d’Appello di Torino per ricalcolare la pena di 6 anni e 8 mesi pronunciata già in secondo grado tenendo conto dell’attenuante richiesta dal difensore Ferdinando Ferrero. “Quel giorno - rileva la Corte di Cassazione - il comportamento di Antonio Lago è stato solerte e collaborativo.  Da subito dopo il fatto piange, chiede scusa e accompagna Maria sanguinante fino all’interno dell’ospedale”.

Maria aveva da poco deciso di interrompere la convivenza con Antonio Lago dalla cui relazione era nata una bimba (Maria è madre di un’altra figlia, ancora minorenne, nata da una precedente relazione). Ma lui non aveva mai accettato la fine della relazione e quella mattina del 14 maggio 2018, dopo aver accompagnato la loro figlia all’asilo, le aveva offerto un passaggio in auto per accompagnarla a lavoro a Strambino. Ma era una trappola perché durante il viaggio lui l’aveva sequestrata in auto e l’aveva sfregiata. Maria non era riuscita a scappare perché la maniglia della portiera era rotta e i finestrini non funzionavano. Poi Antonio Lago aveva estratto un coltello con il quale aveva provato a tagliarsi le vene dei polsi. A quel punto Maria, con il volto pieno di sangue, era riuscita a calmarlo, a disarmarlo ferendosi alle mani e a convincerlo ad accompagnarla in pronto soccorso a Ivrea.

Dopo la guarigione Maria ha cambiato residenza. Lavora come Operatrice socio sanitaria fuori Provincia. “Ho il terrore, un giorno quando avrà scontato la pena, di trovarmelo nuovamente davanti a casa” racconta. “Ma quel che più mi preme è difendere le mie figlie che insieme al mio avvocato Raffaella Orsello sono state la mia forza. Mi hanno aiutato a superare i momenti bui” conclude Maria che non ha alcuna intenzione di perdonare il suo ex nonostante quel biglietto di scuse che lui le aveva consegnato in aula a Ivrea durante il processo di primo grado. Un foglio di carta con su scritto: “Mi spiace che resterai con il volto sfigurato. Spero mi saprai perdonare”.

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