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CERES-VALLI. Unioni Montane, Eboli: "Togliatti si arrampica sugli specchi"

Unioni Montane, Comuni che vanno e che vengono. Prima Ceres, poi Traves e ora Mezzenile.  Secondo il sindaco di Pessinetto Gianluca Togliatti, presidente dell’Unione Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone,  tutta colpa della Regione.

«Un problema c’è, evidente. È la legge regionale che lascia ai singoli consigli comunali la decisione di uscire ed entrare dalle Unioni Montane. Così diventa veramente difficile gestire un territorio».

Parole che non sono andate giù al sindaco di Ceres, Davide Eboli«Il problema non è la legge regionale, anzi si tratta di una legge democratica che consente ai Comuni di scegliere - ribatte il primo cittadino ceresino -. Il problema semmai è che la Regione non ha preso posizione sui veri territori di montagna, così tocca farlo ai singoli Comuni come il nostro che, insieme ad altri, ha aderito ad un progetto di una Unione veramente montana».    

Tesi contraria da quella sostenuta da Togliatti, il quale ha ribadito di sperare - speranze vane - di poter ricostruire un’Unione montana unica per tutto il territorio, senza divisioni.

«Io sono convinto si possa tornare a lavorare tutti insieme, basta solo mettersi al tavolo e trovare la quadra - aveva spiegato -. Chi pensa di dividere tra area alta e bassa sbaglia, l’esempio eclatante è il Gal, che funziona, e nel quale sono i comuni di bassa valle a mettere più risorse perché ovviamente più numerosi».

Anche questo paragone non trova d’accordo Eboli. Anzi. «Il Gal certo che funziona, ma non c’entra nulla con le varie esigenze dei territori - sottolinea, poi punta il dito -. Mi sembra che Togliatti si stia arrampicando sugli specchi. Due Unioni collaborerebbero molto di più dopo una definizione di montagna. Un po’ come succede nella zona omogenea del ciriacese. Ma i servizi essenziali e le problematiche vanno gestiti e affrontati su territori omogenei. Questa è la nostra idea ed è chiara: avere una Unione montana. E poi siamo tutti pronti a collaborare. Ma prima vanno messi in primo piano il territorio e chi lo vive,  e questo si può fare solo con una Unione omogenea. Così come è stato fatto per i punti vaccinali: vengono prima le esigenze del territorio e delle persone».

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