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CASTIGLIONE TORINESE. Un lieto fine per la storia dell'uomo salito sul tetto

CASTIGLIONE TORINESE. Un lieto fine per la storia dell'uomo salito sul tetto

I concitati istanti del colloquio tra Cesare Chiera e il Maggiore dei carabinieri, Saccocci

Alla fine sono riusciti a convincerlo a scendere da quel tetto, e tutto si è risolto per il meglio. Ma Cesare Chiera ha tenuto col fiato sospeso tutta Castiglione per un'intera mattinata. Erano le 10,30 di stamattina quando l'uomo, un castiglionese di 57 anni, ha deciso di salire sopra il tetto del palazzo municipale.   Il motivo? Una protesta (che per qualche mezzora ha rischiato di trasformarsi in tragedia) contro il mancato incasso dei circa 450 euro che gli spettavano ma che ancora non gli erano stati pagati. “Sono due mesi che aspetto quei soldi, ma questo non interessa a nessuno” continuava a gridare da sopra quel tetto Cesare. I soldi derivano da un progetto di lavori socialmente utili finanziato dalla fondazione Compagnia di San Paolo, e gestito sul territorio dal Cisa, il consorzio socio-assistenziale, per conto del comune di Castiglione. Un progetto cui Cesare aveva aderito, lavorando da ottobre a fine gennaio come cantoniere sui cantieri di manutenzione in giro per Castiglione. Il 70% del totale gli era già stato pagato, il restante 30 doveva invece ancora arrivare. Ma Cesare, di aspettare ancora, non ha voluto saperne.   E stamattina è andato in comune a reclamare ciò che gli spettava. Quando gli è stato risposto che i soldi non erano ancora arrivati, ha deciso di compiere il folle gesto. È andato nel bagno dell'ultimo piano del palazzo comunale, ha aperto la finestra e da lì si è arrampicato sopra il tetto. “Io mi butto” ha minacciato. Subito sono accorsi nel cortile interno i dipendenti comunali, il segretario, sindaco e vicesindaco. Sono arrivati i vigili e i carabinieri della stazione di Castiglione, poi il maggiore Stefano Saccocci in persona, oltre a due camionette dei vigili del fuoco e un'ambulanza.   Nel frattempo Cesare continuava a camminare avanti e indietro per il tetto, e ad ogni suo passo il “pubblico” sottostante teneva il fiato sospeso. C'era il rischio che decidesse di buttarsi per davvero, certo, ma c'era anche il rischio che scivolasse sulle tegole umide e cadesse di sotto. Poi, il maggiore della compagnia dei carabinieri di Chivasso ha preso in mano la situazione, iniziando l'opera di mediazione. Ha cercato il dialogo con Cesare Chiera, rassicurandolo e promettendogli che avrebbe subito avuto i suoi soldi.   Cesare, dopo lunghe resistenze e continue camminate avanti e indietro, si è seduto. La svolta. Interpretato il suo gesto come una sorta di resa, i vigili del fuoco si sono immediatamente mossi. La scala mobile è stata fatta salire fino ad altezza tetto. In cima alla scala, il maggiore Saccocci e un uomo dei vigili del fuoco. Il colloquio tra il maggiore e l'uomo è stato concitato. “Voi adesso mi arrestate” ha detto Cesare Chiera ad un certo punto. Ma le rassicurazioni da parte del comandante della compagnia hanno fatto breccia nella corazza del castiglionese. Il quale, alla fine, ha scelto di accettare la mano tesa di Saccocci.   Caricato sul cestello della scala, Cesare è stato riportato di sotto. Ad accoglierlo al suolo, un applauso generale, tanto di gioia quanto di sollievo. L'uomo è stato poi portato all'interno del Comune, a colloquio con le autorità castiglionesi. IL sindaco, al termine del faccia a faccia, ha annunciato: “Abbiamo dato a Cesare tutti i soldi che doveva ricevere". La situazione si è risolta per il meglio.
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