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CASTIGLIONE. Di domenica e per quasi un’ora lì davanti non è passato nessuno

Castiglione è deserta e svuotati i suoi caffè. Nelle “zone rosse” il DPCM 24 ottobre ha costretto tutti a casa, e imposto ai bar la chiusura forzata alle 18, ma c’è chi alle 14 già ribalta le sedie sui tavoli. Lungo la provinciale 590 perciò non c’è anima viva; resta soltanto il via vai di vetture e automezzi di chi può vantare un valido motivo con cui compilare l’autocertificazione. Per gli altri vietati gli spostamenti inessenziali e le chiacchiere davanti ad una bevanda calda. Chi può ruba due battute con il pretesto di acquistare pranzo o una stecca di sigarette.

«La prima domenica di novembre non è passato nessuno qui davanti per quasi un’ora, né a piedi né in macchina» raccontano Elsie ed Emma del “Baruccio del tramway di Nonna Rita”. Una attività storica per Castiglione, che affonda le sue radici nell’Ottocento. La titolare Elsie Brunero racconta che per loro che sono collocati ad un crocevia verso la collina assistere ad un evento del genere è caso raro. «Il lavoro in questo momento ne risente perché ci sono troppo restrizioni. Noi abbiamo anche il calcio scommesse, ma il locale è sempre vuoto perché non si può consumare cibo né fermarsi a fare la schedina».

A sinistra Riccardo Giordano, a destra Marta Pozzana

D’altronde Castiglione è terra di passaggio. Lo spiega Chiara Delnero, del “Bistrot chez LEO”. Con Riccardo Giordano si divide i compiti del bar e della ricevitoria. Chi passa di lì per acquistare tabacchi ordina anche qualcosa al banco. «Ma per quelli che scendono dalla collina o partono da Chivasso, da San Sebastiano, la mattina per dirigersi al lavoro a Torino, ora non c’è motivo di venire in caffetteria. Lavorano da casa oppure, semplicemente, non hanno voglia di stare qui fuori, a prendersi un caffè al freddo». Fermarsi al bancone e ordinare un macchiato è un fatto di calore. Calore umano principalmente, dei commessi o di altri avventori con cui condividere un’opinione, un commento al fatto del giorno. «Chi prende un caffè e va a berlo ad un km di distanza?» aggiunge.

Ma di fronte ai cambiamenti è solo questione di organizzarsi. Nella “Pasticceria Debora & Marta” i toast li servono alla porta, sbarrata da un banco frigo posizionato a mo’ di separé; le sorelle Pozzana, che gestiscono il bar pasticceria da più di vent’anni, avevano imparato a tirare la cinghia già in primavera: asporto e consegna a domicilio, e poi sacrifici. Così si può continuare a lavorare in sicurezza, anche se gli incassi ne risentono. Per ora si rasenta la soglia di sopravvivenza: di guadagni non ce n’è neanche il profumo. «Anche se c’è sempre qualcuno che ignora le regole, e per colpa sua rischiamo gli incassi della settimana, dobbiamo renderci conto che se facciamo dei sacrifici è per garantire la salute di tutti», racconta Marta.

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