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CASTELLAMONTE. Porto bellezza alle persone. Così ho realizzato il mio sogno

CASTELLAMONTE. Porto bellezza alle persone. Così ho realizzato il mio sogno

“Non smettere di amarti e valorizzare la tua bellezza” è il motto di Sarah Camerlo, giovane make up artist e body painter di Castellamonte

Sarah Camerlo, 23 anni, di Castellamonte è una make-up Artist e una body painter diplomata alla “GV Professional Make Up Academy by Kryolan” di Torino.

Tuttavia, per poter giungere a svolgere la professione che amava, Sarah è passata attraverso esperienze di vita pregnanti e talvolta demotivanti.

Sarah Camerlo è infatti affetta sin dalla nascita da una malattia genetica nota con il nome di Atrofia Muscolare Spinale di tipo III.

«All’età di 2 anni, dopo un lungo percorso di visite ed accertamenti, mi è stata diagnosticata la SMA, una malattia muscolare che al tempo era poco conosciuta e che da quel momento ha stravolto la mia vita e quella dei miei famigliari», racconta Sarah. «In ogni caso posso ritenermi fortunata perché ho potuto vivere un’ infanzia serena grazie anche al fatto che sono riuscita a camminare quasi fino al compimento dei 5 anni. Dopodiché, le difficoltà nel compiere movimenti sono diventate troppo pesanti e ho accettato di buon grado di sedermi su una carrozzina elettrica che mi permetteva e mi permette tuttora di essere il più autonoma possibile!».

Sarah è davvero brava nel suo lavoro. Io mi sono letteralmente innamorata degli shooting fotografici che lei pubblica su Facebook e su Instagram e in cui mostra i volti — spesso anche il proprio — che ha truccato.

«Avevo molta paura il giorno in cui mi sono iscritta all’accademia poiché temevo che a causa della mia limitatezza di movimento il sogno di diventare una truccatrice non potesse realizzarsi». Prosegue a raccontare: «Ero consapevole che ci fosse la possibilità di non riuscire a portare a termine questo percorso, tuttavia ho deciso di provare perché nella vita ho imparato a non arrendermi di fronte alle difficoltà!».

La osservo: il viso perfettamente truccato la rende quasi una creatura fiabesca, un’icona della bellezza femminile.

«Devo ammettere che proprio grazie alla mia mobilità ridotta ho dovuto escogitare un sistema per poter truccare con precisione le altre persone. Ora ho una mia tecnica, infatti utilizzo un solo braccio appoggiandolo sul bracciolo della carrozzina — ad esempio un tavolo— in modo da stancarmi il meno possibile e, contemporaneamente, mi faccio aiutare dalla mia assistente personale. Lei ed io siamo un duo imbattibile: lei gestisce manualmente  le attrezzature e i materiali di lavoro, intinge i pennelli nei pigmenti o imbeve i dischetti di cotone nello struccante e poi me li passa…».

La patologia da cui è affetta Sarah Camerlo richiede molto esercizio fisico per mantenere il più possibile in vita la muscolatura: «Grazie al mio lavoro quindi riesco a tenermi in forma: truccare per me rappresenta un ottimo allenamento!».

Purtroppo il periodo che stiamo vivendo ha messo a dura prova anche il lavoro di Sarah, soprattutto nel periodo in cui il lockdown vietava le attività estetiche; anche alla riapertura, tuttavia, le difficoltà si sono fatte sentire: indossare mascherine, visiere e guanti rende certamente meno piacevole il rilassamento che si prova durante una sessione di trucco.

«Per rendere comunque produttivo questo anno catastrofico, ho deciso di intraprendere un nuovo percorso di specializzazione al fine di ottenere la qualifica di Truccatrice dello Spettacolo, visto che un’altra delle mie ambizioni è lavorare per il Teatro e il Cinema» mi informa Sarah con entusiasmo. «Da pochi giorni ho inoltre terminato una specializzazione sul trucco oncologico, un’esperienza certamente difficile da un punto di vista emotivo, ma che ancora una volta ha realizzato un altro mio desiderio, ossia quello di aiutare le persone meno fortunate mediante la cura del corpo». Sarah è davvero super creativa. «Il mio motto è “Non smettere di amarti e valorizzare la tua bellezza!”».

 

A proposito di “body shaming”

Nella stanza sta rabbuiando e io, finito il lavoro che oggi è stato più duro del solito, avverto un erompere di parole dalle mani (sì, non dall’ugola, come è facile immaginare). Guizzano dai polsi lungo la miriade di ossa del palmo, poi rapide s’infiltrano dentro le dita: vanno scritte! Al collo indosso un filo di perle appartenute a nonna, le tocco con l’indice della mano destra, una ad una, affinché le parole che attendono sotto l’epidermide trovino la stessa scorrevolezza ed escano pulite, glabre, innocenti.

La storia di Sarah mi riporta inevitabilmente all’adolescenza: «Chi non ha mai cercato rifugio dentro maglioni oversize per un senso del pudore somigliante più a un sentirsi in colpa che a un vergognarsi. Forse frutto di un retaggio culturale che serpeggiava nelle nostre cellule con il ridondante nome di peccato originale, quel pudore ci faceva apparire “sbagliate”.

Sarah è nata con una patologia che ha plasmato il suo corpo secondo canoni diversi da quelli della perfezione estetica odierna e, certamente, avrebbe gravato anche deturpato sulla mente se questa non fosse stata più forte del corpo che la incarnava. Eppure Sarah vanta una bellezza inconfutabile, e una maestria davvero impressionante nel conferire bellezza ai volti altrui.

Eppure un serpeggiare sotterraneo di sibili cerca di convincerci che Sarah non incarni affatto gli ideali di bellezza e armonia che uno spirito esteta giudicherebbe incontestabili.

Il body shaming, ossia quella forma di bullismo verbale legata all’aspetto fisico, non è mai stato sradicato. Siamo tutti vittime e carnefici, poiché tutti per difenderci o per volontà di ferire abbiamo deriso, umiliato, criticato e valutato le persone unicamente in base a come apparivano. E abbiamo deriso, umiliato, criticato e valutato noi stessi per non essere perfetti.

Il fenomeno del body shaming ha in tal senso un forte impatto psicosociale, soprattutto sull’autostima fino a condurre all’insorgenza di veri e propri disturbi mentali, eppure per molti una ragazza con disabilità che cura la propria bellezza e quella degli altri, continua ad essere semplicemente una ragazza con disabilità. Per altri, il gesto di curare la propria bellezza continuerà ad essere superfluo, superficiale ed inutile. Che il bullismo sia sempre esistito, questo si sa, tuttavia, il dilagare di internet e dei nuovi mezzi di comunicazione di massa ha favorito il diffondersi di pratiche un tempo circoscritte a determinate occasioni e in specifici ambienti. Vergogna, ansia e rabbia sono emozioni e stati d’animo che si susseguono, si rincorrono e si alternano tanto nella vittima quanto nel carnefice. Ciò che manca, ad oggi, è una legislazione specifica in grado di considerare reato il body shaming, senza aspettare che esso si trasformi in diffamazione, stalking o addirittura istigazione al suicidio ai sensi dell’articolo 580 del codice penale. Dovrai urlare a gran voce la mia condanna al body shaming, la mia denuncia di carnefice di vittima, eppure preferisco che a parlare sia la voce pacata dell’ammirazione e del fascino. Quella voce che sfiora i lineamenti addolciti dal trucco e si posa con leggerezza di farfalla sulle mani deboli eppure instancabili di Sarah. Ecco, le mie parole siano senza peso, spettri che sussurrano silenzi nel silenzio della stanza. Non tocchino per non ferire, non sfiorino per non contaminare. E aspettino sulla punta delle dita che le scuse tanto attese dalle nostre orecchie diventino ombre e poi tenebre, prima di essere scalzate da desideri più radiosi, opalescenti come albe. Perché, in fondo, ciò di cui abbiamo bisogno è un temperato, quieto arricchimento dello spirito in questa realtà dove le parole — purtroppo o per fortuna — hanno un peso e possono far male. Stasera nelle mani custodisco il potere della soavità e della levigatezza delle perle e voglio farne dono a tutti coloro che stanno leggendole. Anche ai porci.

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