Niente sconti a Gabriele Defilippi. La Corte d'assise d'appello di Torino conferma la condanna del giovane ed eccentrico ex playboy del Canavese a trent'anni di carcere per l'omicidio di Gloria Rosboch, l'insegnante di Castellamonte uccisa nel 2016. Qualche mese in meno, invece, per il presunto complice, Roberto Obert, al quale in primo grado erano stati inflitti 19 anni. "Va bene così" commenta l'avvocato Stefano Caniglia, parte civile per i genitori della donna, lasciando il Palazzo di Giustizia.
"Trent'anni - spiega il legale - sono una pena adeguata.
Defilippi sostiene di rendersi conto di non poter essere perdonato, e afferma che, in carcere, sta seguendo con impegno un percorso di studio e di socialità per diventare una persona migliore. E' un suo diritto. Ed è giusto. La cosa che non dovrebbe fare, però, è tornare a parlare di questa storia. Per rispetto. Per non rinfocolare il dolore di tutti quelli che soffrono".
"Io non lo perdonerò mai", dice la mamma di Gloria, Marisa Mores: "Non ha avuto pietà di nessuno. La condanna? Sono contenta, forse potevano togliere qualcosa in più al complice, Obert. Dopotutto Defilippi ha fregato anche lui ...".
Dietro l'omicidio c'era un raggiro. Gloria Rosboch, insegnante di 49 anni, fu circuita dal ventiduenne Gabriele, il suo ex allievo con una quindicina di profili su Facebook e una grande passione per i travestimenti. Il giovane la convinse a versargli 187 mila euro in cambio della promessa di una nuova vita, magari in Costa Azzurra. Quando la donna - secondo le indagini - si rese conto che erano parole al vento, chiese la restituzione della somma e presentò una denuncia ai carabinieri.
Il 13 gennaio 2016 scomparve. Fu ritrovata il 19 febbraio in una cisterna nelle campagne di Rivara, poco distante. Era stata strangolata.
Oltre a Defilippi e all'amico Roberto Obert, 54 anni, i carabinieri fermarono Caterina Abbattista, infermiera, la madre del ragazzo (la donna è stata giudicata in un processo separato e in primo grado è stata assolta). In aula, davanti al giudice, Gabriele confessò: "L'ho uccisa io". Quanto al denaro, dopo una tormentata rogatoria internazionale la procura di Ivrea riuscì ad acquisire dai server dei grandi social network alcuni delle tracce lasciate da Defilippi su internet: è probabile che una parte dei soldi sia stata investita in bitcoin.
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