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16 Maggio 2018 - 10:44
Il Tribunale di Ivrea
"Ho conosciuto Nico Comino all' ospedale di Ivrea, dormiva lì perché era un senzatetto e non aveva nessun posto in cui andare. Per anni, almeno dal 2012 al 2016, l'ho accolto nella mia mensa dei poveri, a Montalto. Veniva, se ne andava, stava via un mese e poi tornava. Poi andava via di nuovo. L'ho visto per l'ultima volta nove mesi fa, mi disse che aveva trovato un lavoretto a Romano Canavese, in una cascina. Ora non so niente di lui... ". Don Nicola Alfonsi, parroco di Montalto, tiene il suo crocifisso in legno tra le mani, seduto al banco dei testimoni davanti al giudice Angela Rizzo del Tribunale di Ivrea, mentre parla di Nico Comino, 45 anni residente a Caluso, imputato per truffa.
Non riesce a credere all'idea che l'uomo che ha incontrato possa essere lo stesso chiamato ieri mattina a rispondere a giudizio. Per lui era un uomo solo, di quelle persone che se fosse morta non se ne sarebbe accorto nessuno. Secondo il Pm, infatti, Comino avrebbe pubblicato su siti internet specializzati annunci di vendita di auto di vari modelli. Ricevuti gli acconti, però, spariva senza più farsi rintracciare riuscendo a racimolare diverse migliaia di euro.
"Certo beveva un po' - ha ricordato - ma non credo che sarebbe stato nemmeno in grado di creare degli annunci on line". A sua detta non aveva né gli strumenti né le capacità per farlo. "Non ho mai visto Comino usare un computer e data la sua condizione di povertà non credo nemmeno che lo sapesse come funzionasse, non navigava su internet col cellulare perché non aveva la connessione, telefonava ogni tanto alla madre, che vive a Castellamonte. Quando non lo usava lo lasciava in giro dappertutto".
L'unica cosa che aveva, quella sì, era una carta Pay Pal, che secondo l'accusa Comino avrebbe utilizzato per farsi versare gli acconti della vendita delle auto "fantasma" da parte delle vittime.
"Ogni tanto mi ha detto qualcosa riguardo a quella carta di credito ma è sempre stato approssimativo...".
In aula ha anche testimoniato Armando Caruso, carabiniere della stazione di Finale Emilia che che si è occupato delle indagini in seguito alla querela sporta da una vittima il 2 luglio 2015. "La vittima aveva visto un annuncio su un sito on line di vendita, ha contattato Comino perché era interessato all'affare. Gli ha fatto una ricarica di 100 euro per bloccare l'auto ma dopo non ha più avuto notizie dell’oggetto così ha deciso di denunciare”.
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