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Calcio Italia
28 Febbraio 2026 - 18:21
Luciano Spalletti
Luciano Spalletti sceglie la linea del silenzio, quella che spesso precede le notti più pesanti. Nessuna parola alla vigilia, nessun proclama: a parlare, per la Juventus, è Pierre Kalulu. Tocca al difensore francese presentare la delicatissima trasferta dell’Olimpico contro la Roma, un incrocio che profuma di alta classifica e che può indirizzare la corsa europea dei bianconeri.
«Siamo consapevoli di trovarci davanti a uno scontro diretto importante – sottolinea Kalulu – ma sappiamo anche che dopo ce ne saranno altre undici altrettanto decisive». È il messaggio di chi vuole tenere la barra dritta, senza farsi risucchiare dall’ansia del momento. Eppure l’appuntamento nella Capitale ha il sapore di uno spartiacque. «Mi aspetto una partita bella da vedere, allo stadio e in televisione – aggiunge – e credo sarà migliore rispetto all’andata. Tutti siamo cresciuti». Parole che raccontano fiducia e la convinzione di una squadra che, nonostante gli scossoni, sente di aver fatto passi avanti sul piano della maturità.
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Febbraio, però, ha lasciato cicatrici. Un mese vissuto sulle montagne russe, tra speranze riaccese e brusche frenate. Due sole vittorie in sette gare, compreso quel 3-2 in Champions League contro il Galatasaray rimasto senza seguito. «È stato un periodo in cui abbiamo attraversato tanti livelli diversi a livello mentale – ammette il francese –. Non è facile scegliere una partita che vorrei rigiocare, forse direi l’Atalanta in Coppa Italia, perché era all’inizio». Un’ammissione che pesa, perché racconta quanto l’eliminazione abbia inciso nell’economia della stagione.
Il ritorno europeo contro i turchi ha lasciato nello spogliatoio un retrogusto agrodolce. «È un mix di sentimenti: c’è rammarico per il risultato finale, ma anche orgoglio quando ripensi a quello che abbiamo messo in campo». La fotografia di una Juventus che ha visto sfumare un altro obiettivo stagionale, ma che non vuole smarrire le proprie certezze.
E tra le certezze c’è proprio Spalletti. «Ci sentiamo bene con il mister, le idee sono chiare e ci piace il suo modo di fare calcio. Saremmo felici di continuare insieme – afferma Kalulu – ma è una questione che riguarda la società». Parole che suonano come un’investitura pubblica, in un momento in cui le panchine delle big sono sempre sotto esame.
Inevitabile poi tornare sull’episodio che ha acceso il derby d’Italia a San Siro contro l’Inter: l’espulsione di Kalulu e la simulazione con esultanza di Bastoni. «Non l’ho sentito, ci rivedremo tra sei mesi in campo e spero di aver collezionato successi che mi facciano dimenticare quell’episodio. Ma ciò che mi ha dato più fastidio è stato il risultato finale: se avessimo vinto nonostante la mia espulsione, sarei stato comunque dispiaciuto, ma con meno amarezza. La squadra viene prima del singolo». Una dichiarazione che sa di maturità e senso di responsabilità.
Proprio quell’episodio ha contribuito ad accelerare la revisione del protocollo Var, con i direttori di gara che saranno richiamati al monitor in caso di dubbi su un secondo cartellino giallo. «Tutti sono favorevoli a regole che possano migliorare il calcio, vedremo come funzioneranno sul campo» commenta Kalulu, senza alimentare polemiche.
Sul fronte formazione, alla Continassa filtra cauto ottimismo per Bremer e Yildiz: il brasiliano è rimasto a riposo contro il Galatasaray, il turco è stato sostituito nei supplementari, ma entrambi viaggiano verso una maglia da titolare. A centrocampo, invece, Spalletti studia le alternative per sopperire alla squalifica di Locatelli: in regia potrebbe agire Koopmeiners, affiancato da Thuram e McKennie nel ruolo di mezzali.
La notte dell’Olimpico si avvicina. E la Juventus, tra silenzi strategici e parole pesate, sa di non poter più sbagliare.
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