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Calcio Italia
28 Febbraio 2026 - 18:11
D'Aversa
Dopo gli striscioni comparsi in città e quel gesto plateale, simbolico e durissimo, del letame lasciato davanti ai cancelli, è arrivato anche il momento del confronto diretto. Senza intermediari. Senza filtri. Il Torino ha ricevuto al Filadelfia una delegazione di ultras: un faccia a faccia che sa di ultimatum morale, di richiamo alle responsabilità, di scossa necessaria in un momento in cui la classifica non consente più distrazioni.
Il messaggio è stato chiaro, inequivocabile: cambiare marcia subito. Niente più alibi, niente più passi falsi. L’obiettivo è uno solo, e deve essere centrato prima dell’ultima giornata. Perché all’orizzonte c’è uno scenario che nessuno, dalle parti del Toro, vuole anche solo immaginare: arrivare a giocarsi la salvezza nel derby contro la Juventus, in programma nel week-end del 23-24 maggio. Un appuntamento che già di per sé incendia la città, ma che rischierebbe di trasformarsi in un incubo sportivo.
A raccontare il clima dell’incontro è stato Roberto D’Aversa, chiamato a rimettere in carreggiata una squadra fragile e impaurita: «C’è stato un confronto civile, hanno voluto stimolare la squadra e ribadire la necessità di lottare per arrivare all’obiettivo». Il tecnico ha parlato di dialogo, di toni fermi ma corretti. Il confronto si è svolto nel cortile del Filadelfia, sotto lo sguardo attento delle forze dell’ordine, a presidiare una situazione inevitabilmente delicata.
Poi, archiviate le parole, è tornato il campo. Vlasic e compagni si sono spostati sul terreno di gioco per preparare la delicata sfida casalinga contro la Lazio. Una partita che pesa tantissimo, perché la classifica parla chiaro: il Toro è invischiato, i margini sono sottili e ogni punto può fare la differenza tra una primavera serena e settimane di angoscia.
D’Aversa lo sa e non usa mezzi termini. Il suo messaggio alla squadra è stato diretto, quasi tagliente: «Se ci fosse qualcuno che non l’ha ancora capito, garantisco io che non farebbe già più parte della squadra e che verrebbe tagliato fuori». Parole che suonano come un avvertimento, ma anche come una presa di posizione forte. Qui si lotta tutti insieme, oppure non c’è spazio per nessuno.
C’è grande curiosità attorno alle sue prime scelte dalla panchina granata. Le mosse del mercato di gennaio sembrano indicare una strada precisa: il 3-5-2 come sistema di riferimento. «Le operazioni fatte a gennaio fanno capire l’idea di andare avanti con questo modulo. L’importante è ritrovare lo spirito che impone questa maglia», ha spiegato D’Aversa, richiamando quel senso di appartenenza che storicamente è il marchio di fabbrica del Toro.
In difesa, due volti noti per l’allenatore potrebbero partire avanti nelle gerarchie: «Marianucci e Ismajli partono avvantaggiati perché conoscono le mie richieste», ha ammesso. Il terzo tassello della retroguardia dovrebbe essere Coco, attualmente in vantaggio su Maripan per completare il terzetto davanti al portiere.
A centrocampo, una certezza c’è e porta il nome di Nikola Vlasic. «Partirà dall’inizio. Sapevo fosse forte, ma allenandolo mi ha impressionato ulteriormente», ha raccontato D’Aversa con evidente stima per il fantasista croato, chiamato a essere il faro tecnico e carismatico della squadra in un momento così delicato.
In attacco torna a disposizione Adams, anche se con prudenza: «Verrà convocato ma dobbiamo valutarlo, non possiamo permetterci ricadute». Parole che spiegano come la gestione delle energie sarà fondamentale in questo finale di stagione. E allora, accanto a Simeone, prende quota la candidatura di capitan Zapata, pronto a mettere esperienza, fisicità e leadership al servizio di una squadra che ha bisogno di certezze.
Il Torino è a un bivio. La protesta è arrivata, il confronto pure. Adesso restano solo il campo e i risultati. Perché la salvezza non può aspettare, e il tempo delle parole, in casa granata, è già finito.
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