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Calcio
28 Febbraio 2026 - 18:05
Gasperini
Dodici giornate alla fine. Trentasei punti ancora sul tavolo, come fiches pesantissime in una partita che adesso entra nel vivo. La Roma è lì, con 50 punti in tasca e un obiettivo che non ammette distrazioni: tornare tra le prime quattro. Per riuscirci, però, servirà un ultimo strappo deciso. Almeno altri 20-25 punti, forse anche qualcosa in più, perché la quota Champions quest’anno rischia di alzarsi oltre la soglia abituale.
E il calendario non concede avvicinamenti morbidi. All’Olimpico arriva la Juventus, distante quattro lunghezze. Uno scontro diretto che sa di spareggio, il primo vero crocevia di questa volata finale. Un margine che racconta la qualità del percorso giallorosso fin qui, ma che non permette di sentirsi al sicuro. Gian Piero Gasperini lo sa bene e frena ogni entusiasmo prematuro: il vantaggio è reale, ma non decisivo. Nessuno scapperà via adesso, nessuno chiuderà i giochi con largo anticipo. La sensazione è che tutto si deciderà nelle ultime curve, quando le gambe peseranno e la testa farà la differenza.
Il tecnico giallorosso ha tracciato la linea: restare agganciati a tutto, campionato ed Europa League. Perché oggi è impossibile stabilire quale strada possa offrire l’accesso più diretto alla Champions. La doppia competizione non è un peso, ma un’opportunità. E in un finale così compresso, avere più strade può diventare un vantaggio strategico.
La matematica è chiara: storicamente servono 70-73 punti per garantirsi un posto tra le grandi d’Europa. Ma questa stagione, con tante squadre raccolte in pochi punti, potrebbe alzare l’asticella. Ecco perché la Roma non può permettersi frenate. Servirà un filotto, una sequenza di vittorie capace di scavare un solco. Chi riuscirà a infilare quattro o cinque successi di fila metterà pressione alle rivali e guadagnerà un vantaggio psicologico enorme.
La sfida contro la Juventus diventa così molto più di una partita. È uno spartiacque. È la possibilità di allungare, ma anche il rischio di riaprire tutto. E c’è un dato che pesa come un macigno: contro le big finora è mancato l’acuto. Pareggi con Napoli e Milan, poi solo sconfitte. Un tabù che aleggia, ma che Gasperini non vuole nemmeno sentire nominare. In gare così equilibrate sono i dettagli a spostare gli equilibri: un’uscita sbagliata, una marcatura persa, un pallone sporco che diventa oro.
A Trigoria si lavora proprio su questo. Manale attenzione, cura maniacale dei particolari, ricerca della perfezione nei movimenti senza palla. L’attacco, però, resta il reparto più delicato. Soulé non sarà della partita, Dybala migliora ma non è ancora pronto per partire dal primo minuto. La sensazione è che verrà gestito, magari a gara in corso, quando la partita avrà bisogno della sua luce. Con Malen, allora, potrebbero agire Pellegrini e uno tra Zaragoza e Cristante, mentre a centrocampo Pisilli scalda i motori per dare dinamismo e inserimenti.
Sul piano tattico resta aperta anche l’ipotesi della difesa a quattro, già vista contro la Cremonese. Ma dalle prove filtrate sembra più un’arma da utilizzare in corsa, con il trio Mancini-Ndicka-Ghilardi pronto a garantire solidità dal primo minuto. Scelte ponderate, nulla lasciato al caso. Perché questa è una sfida che può indirizzare il destino.
E poi c’è il filo sottile che lega Gasperini alla Juventus. Un passato che pesa, che racconta formazione, crescita, mentalità. Da calciatore prima, da allenatore delle giovanili poi. Una palestra di calcio e di vita. Un’eredità che ha plasmato il suo modo di intendere il gioco: ricerca del risultato attraverso l’identità, attraverso un’idea forte e riconoscibile. La stessa che oggi prova a imporre alla Roma.
La scorsa estate il destino poteva prendere un’altra strada. I bianconeri avevano sondato il terreno per affidargli la panchina, prima di virare su Tudor. Gasperini scelse la Capitale. Una decisione che ora assume un sapore particolare: battere la Juventus significherebbe non solo guadagnare terreno nella corsa Champions, ma anche rivendicare la bontà di quella scelta.
Dodici giornate, trentasei punti, un obiettivo chiarissimo. La Roma è chiamata all’ultimo salto. E l’Olimpico è pronto a spingere, perché certe notti non si giocano soltanto: si vivono.
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