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26 Maggio 2021 - 10:09
Aula di Tribunale (foto archivio)
Si è chiuso nei giorni scorsi l’incidente probatorio relativo al “sistema Borgo d’Ale”: quello per cui - secondo l’impianto d’accusa della Procura della Repubblica di Vercelli - nel piccolo comune arrivavano intermediari da tutta Italia per avere le certificazioni necessarie a montare le giostre in luna park e fiere.
L’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Davide Pretti, ora trasferito a Torino, è passata ai colleghi. Dopo l’incidente probatorio, che si è tenuto tra febbraio e maggio, gli atti tornano dunque al pubblico ministero che si appresta a chiudere le indagini. Un lavoro imponente: 39 faldoni per un’inchiesta che nel febbraio 2019 portò al sequestro di 1095 attrazioni in 88 province di tutta Italia a carico di 700 tra società e proprietari di giostre itineranti. Sono oltre 30 gli indagati e sette le misure cautelari disposte: secondo le accuse le attrazioni non erano sottoposte ai controlli stabiliti dalla legge, ma le certificazioni da Borgo d’Ale arrivavano comunque.
Mauro Ferraris, il capo della Polizia Municipale, venne arrestato: secondo le accuse dei carabinieri che si occuparono dell’indagine era lui una delle figure chiave del “sistema Borgo d’Ale”. Dietro pagamento, tra il 2016 ed il 2018, avrebbe rilasciato oltre mille codici identificativi per giostre senza che fossero effettuate le verifiche della apposita commissione di vigilanza. Migliaia i codici rilasciati e controllati.
Durante l’incidente probatorio Ferraris, come altri indagati, ha risposto alle domande del giudice. Dopo l’arresto aveva già versato una somma al Comune come risarcimento.
Gli indagati sono quasi una quarantina tra corruttori, intermediari, ingegneri, produttori di giostre. E i capi di imputazione contestati sono centinaia. Alcune posizioni potrebbero essere stralciate e archiviate prima della chiusura delle indagini e delle richieste di rinvio a giudizio da parte del pm. Agli albori dell’inchiesta c’erano già stati due stralci, con atti trasmessi da Vercelli alle procure di Torino e a quella di Pescara.
Gli indagati avranno venti giorni di tempo per produrre propria documentazione e chiedere di essere interrogati, prima che il pubblico ministero decida se chiedere o meno il rinvio a giudizio.
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