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LA CHIAMIAMO ARBITRO O ARBITRA?

LA CHIAMIAMO ARBITRO O ARBITRA?

Giri per Ivrea e trovi il manifesto: “ISCRIVITI AL CORSO NAZIONALE per DIVENTARE ARBITRO DI CALCIO” e 4 ragazzi in primo piano … 4 ragazzi?

Ma non è notizia dei primi giorni del Campionato di SERIE A, che abbiamo la prima donna a dirigere un incontro, appunto, di Serie A?

A chi è sfuggito, ma non credo, visto che se ne è parlato tanto, parlo di M.S. Ferreri Caputi, una donna arbitro. Wow!

“Ma “è bona” almeno? Qualcuno avrà esclamato!

La dobbiamo chiamare arbitro, arbitro donna o arbitra?  Mah quanto è difficile il linguaggio di genere.

Ancora non ci siamo abituati al calcio femminile (siamo nel 2022), che deve davvero farci strano vedere una donna prendere le decisioni e farsi beffa di 22 omoni che rincorrono una palla...eh già!  Un altro essere umano che arbitra una partita.

Eppure, delle donne che frequentano il corso per diventare arbitro ci sono, come ci sono già donne che arbitrano, forse in campionati minori, ma ci sono.

Ricordo, e torno a ringraziare, gli arbitri che si sono prestati alla amichevole di calcio INDEPENDIENTE IVREA-JUVENTUS WOMEN U19 a sostegno della causa delle donne afgane, due uomini e una donna, e la donna ha arbitrato! Eh già, la donna!

Dobbiamo smetterla di stupirci se una donna fa qualcosa di “importante” nel mondo, il problema è il prima, ovvero come si è arrivati a questa disparità.

Eppure, il mondo sta cambiando e il calcio, come tutto il resto, segue il mondo.

O forse no? Pensiamo forse di essere moderni, ma non lo siamo realmente.

Siamo ipocriti, ancora maschilisti e viviamo di tabù: lo dimostra la sorpresa che ha generato la notizia della prima arbitra in Serie A; lo dimostra il manifesto che non ha una donna fra i 4 ragazzi in mostra, lo dimostra i commenti sui capelli “trascurati” della nostra Samantha, astronauta e pilota militare …

Noi non possiamo più fare nulla, ieri, prima, non c’eravamo, ma possiamo cambiare l’oggi, perché ci siamo.

Possiamo davvero cambiare gli schemi di pensiero che fanno male a noi e a chi ci circonda: se una donna è arrivata a ottenere dei bei risultati non è perché è solo bella, ma per le sue capacità, perché si è fatta “un mazzo tanto”, la Cristoforetti che gestisce il traffico interstellare, ne è la prova.

Se la Caputi è arrivata ad arbitrare in serie A è per le sue capacità, perché ha tecnica, corsa e carattere, e ci è arrivata calpestando con i suoi tacchetti, i tanti pregiudizi di un mondo misogino e ipocrita.

Donne: la Caputi, la Cristoforetti e tante altre, che stanno dimostrando alle giovani che si può fare!

Che i luoghi comuni come ‘lei non può perché non ce la vogliamo” possono essere abbattuti!

Questo deve essere l’oggi se si vuole, se vogliamo, cambiare veramente il domani!

Gabriella Colosso Presidente di Lucy Associazione

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