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SETTIMO TORINESE. Città materiale e città sociale nella politica di Giovanni Ossola

Dallo scorso sabato 1° ottobre, il parco della Mezzaluna, a Settimo Torinese, è intitolato a Giovanni Ossola (1944-2011), pubblico amministratore rigoroso e competente, sindaco della città per poco meno di diciassette anni, in un periodo niente affatto facile (nel 1996 si contavano ben 5.300 disoccupati, giovani in maggioranza). Persona che rifuggiva dall’autocelebrazione, ricorrendo sovente all’ironia, fu non soltanto capace di guardare al futuro, ma riuscì sempre a distinguere fra le cose che un politico vorrebbe fare e quelle che realisticamente è in grado di fare. Su queste ultime s’impegnò a fondo, senza risparmiarsi. All’inizio della lunga esperienza amministrativa di Ossola vi è una data, il 13 novembre 1970, un venerdì. Quel giorno, riunito in seduta ordinaria, il consiglio comunale di Settimo nominò i componenti della commissione igienico-edilizia per il biennio successivo. Ermanno Bonifetto, socialista, architetto, torinese anche se nato a Casale Monferrato, sindaco di Settimo per circa un decennio e, nel 1970, assessore ai Lavori pubblici, aveva proposto al ventiseienne Ossola di far parte della commissione. Ed egli non si era tirato indietro. Pertanto, la sera del 13 novembre 1970, fu investito del suo primo incarico pubblico e cominciò, decisamente in sordina, quella brillante carriera di politico e di amministratore che lo avrebbe condotto a divenire vicesegretario della locale sezione socialista, nel 1975, e segretario l’anno seguente; consigliere comunale, assessore e vicesindaco dal 1980, per sette anni; infine primo cittadino tra il dicembre 1987 e il giugno 2004. Dall’unità d’Italia, soltanto Luigi Raspini amministrò Settimo per un tempo maggiore, ma la differenza non è che di qualche mese. In ultimo, Ossola sarà consigliere e assessore alla Viabilità della Provincia di Torino, tra il 2004 e il 2009.   In verità, a essere pignoli, è possibile individuare un antecedente nell’esperienza politica del futuro sindaco. Il 7 e 8 giugno 1970 si tennero le elezioni amministrative. Ossola si candidò per la prima volta col Partito socialista italiano e non raccolse che una manciata di preferenze, esattamente ventuno. «Sic parvis magna», si diceva un tempo, ossia le cose grandi hanno sovente un’origine modesta. Fin dagli esordi, nel 1970 e poi nel 1975, Giovanni Ossola lasciò intravvedere chiaramente gli ambiti preferenziali del proprio futuro impegno pubblico. Il primo s’incentrava sulla cosiddetta città materiale, vale a dire sull’urbanistica e l’edilizia, sulle strade e le piazze, sui luoghi di residenza (le case), produzione (le fabbriche) e consumo (i negozi e i centri commerciali). Non per nulla, egli sarà sindaco, ma anche assessore ai Lavori pubblici e soprattutto assessore all’Urbanistica. Il secondo campo concerneva la città sociale, non costituita dagli edifici e dalle sovrastrutture, ma dalle persone che vi abitano e vi lavorano, intesa cioè come centro di relazioni, di confronto e di cultura. Non è casuale che nel 1975, appena nominato vicesegretario della sezione socialista, Ossola presentasse un documento di solidarietà coi lavoratori di alcune grandi industrie (la Singer, la Nebiolo, la Monoservizio e la Cravetto) che rischiavano di perdere il posto di lavoro. In sintesi, forte interesse per l’«urbs», l’aspetto fisico, e altrettanto forte interesse per la «civitas», la configurazione sociale di Settimo. «Urbs» e «civitas» furono le due linee direttrici attraverso le quali, fin dalla giovinezza, s’incanalò tutta l’azione politica e amministrativa di Ossola. Settimo non fu soltanto la comunità nella quale il sindaco aveva radici profonde (per i vecchi del posto, egli era «Ponghet», dal soprannome di famiglia, un appellativo la cui origine si perde nelle nebbie del passato, quelle nebbie che un tempo salivano fitte dal Po e dal Freidano). E neppure fu semplicemente il luogo da lui amministrato per lunghi anni. Settimo Torinese era la città che Giovanni Ossola amava. Nella sua storia millenaria, Settimo annovera sindaci più o meno preparati e attenti ai bisogni dei cittadini, variamente coadiuvati da collaboratori capaci e favoriti dalle circostanze generali. Ma di pochissimi si può dire che hanno davvero amato Settimo. Ossola è uno dei pochissimi. Con lui Settimo puntò a superare i traumi del recente passato, a ricucire le lacerazioni e a costruirsi quell’identità che, purtroppo, ancora le manca. Fu lo stesso sindaco, in un’intervista del luglio 1996, a spiegare l’importanza dell’identità cittadina. E subito puntualizzò: dimensione urbana e dimensione umana. In altri termini, la città materiale che costituisce un tutt’uno con la città sociale, l’«urbs» e la «civitas». Si spiega così il forte impulso che il sindaco diede alle ricerche sul passato della città. Fu grazie a lui che numerosi testi di storia locale videro la luce. Nel 1995 scriveva: «Non si tratta solo di preservare un patrimonio di memorie storiche e di cultura, quanto di sollecitare tutti a sentirsi parte viva di una comunità che si è formata nel corso degli anni attraverso processi complessi, meritevoli di indagine e di conoscenza». Per quali ragioni Giovanni Ossola appartiene a pieno titolo alla storia di Settimo Torinese? Per aver lasciato una città migliore di quella che gli capitò di trovare.
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