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IVREA. Senza parole

IVREA. Senza parole
Rimango, sovente, senza parole leggendo alcuni commenti e/o dichiarazioni da parte della Amministrazione. Riprendo uno dei capoversi del comunicato della Amministrazione:

“Dall’inizio della nostra amministrazione… abbiamo sostenuto iniziative rivolte all’inclusione di persone. In ultimo abbiamo sostenuto le attività che coinvolgono l'identità di genere come, da ultimo, il patrocinio all'evento "Nuove identità di genere e fluidità sessuale" programmato per il 13 maggio 2022 al Liceo Gramsci e deliberato il 19 aprile”

WOW quale apertura!!! Ma di che cosa stiamo parlando? [embed]https://www.giornalelavoce.it/ivrea-laccusa-di-omofobia-non-ci-si-addice-affatto-465012[/embed] Partiamo dall’evento menzionato: dando “il patrocinio” (meno male che è stato dato, avrei voluto vedere il contrario) ad un incontro estremamente importante, come quello sopra, che contribuisce alla crescita della cultura della cura, della responsabilità e dell’inclusione, ci si ritiene, come riportano in un precedente comunicato, “sensibili e attenti”? Permettemi di gridare “pensano di aver fatto una rivoluzione culturale”, pensano che le aperture verso una diversa identità di genere, ma lasciatemi dire, verso tutti ii diritti civili passino da un patrocinio? “Le aperture” passano dal linguaggio e dai gesti (sottolineo di tutti i giorni anche nella vita privata, non si cambia di pensiero entrando in Comune …), questi sono lo specchio di ciò che pensiamo e attraverso questo come costruiamo la società, la comunità in cui viviamo e se questo è l'approccio quello che ho chiamato “rivoluzione culturale" la vedo lontanissima. Forse servono alcuni esempi per capirci:
  • l’attacco alla mostra #immaginideipregiudizi si accusò la mostra composta da lavori in cui il centro  era il pregiudizio verso “lo straniero/l’immigrato (un progetto che aveva coinvolto giovani delle scuole superiori di Torino) di fomentare l’odio verso “una particolare categoria umana: i bianchi, i nativi”.
  • L’O.d.G in cui la maggioranza chiedeva la ferma condanna e azioni di contrasto solamente contro una pratica di violenza di gruppo (atti avvenuti a Milano, in piazza del Duomo) contro le donne, perpetrata da alcuni mussulmani nordafricani e non contro tutti, c’erano anche italiani.. Ma la discriminazione è la mancanza nell’Odg alle violenze di gruppo che avvengono nelle case, durante le feste, sulle spiagge, da parte di giovani, anche appartenenti alle cosiddette famiglie bene, tutti bianchi e italiani, contro ragazze spesso incoscienti perché drogate o ubriache.
  • La mozione di adesione al 2°MANIFESTO SUI DIRITTI DELLE DONNE E DELLE RAGAZZE CON DISABILITA' MULTIPLA NELL'UNIONE EUROPEA, bocciata con una "sfacciataggine" senza precedenti, adducendo che non avevano avuto tempo di leggerla o il fatto che nei diversi motivi di discriminazione, che se vengono tenuti separati, la discriminazione multipla (quella condannata dal manifesto) non si vede, ci si può imbattere non solo nella disabilità – donna, ma anche nella disabilità – donna straniera? e questo sta stretto?
  • Voler chiudere o meglio aver chiuso, con una facilità senza precedenti, luoghi in cui, ogni giorno, si fa della “solidarietà, comunità e condivisione”?
Attenzione e apertura? Oltretutto una “apertura” che fa a pugni con i livelli nazionali (Lega e Fratelli d'Italia) che hanno affossato l’iter del DDL ZAN, facendo così naufragare la speranza per le persone LGBT di avere una tutela contro violenze e discriminazioni; o sulle posizioni prese a favore di che cosa è successo in America sulla questione aborto. [embed]https://www.giornalelavoce.it/ius-scholae-secondo-la-consigliera-della-lega-anna-bono-e-una-proposta-razzista-465076[/embed] Ah già la politica nazionale non appartiene a quella comunale e viceversa, come ci sentiamo rispondere ad alcune mozioni o ordini del giorno presentati su tematiche di livello nazionale a cui la maggioranza vota sempre contro. Concludo ricordando alle Assessore e Consigliere che le questioni relative all’identità di genere pongono, anche, tra le altre cose, delle sfide linguistiche e grammaticali: si pensi solo, per fare alcuni esempi, ai termini: agender/ cisgender/ transessuale etc. Una di queste sfide, sempre rifiutata dalle colleghe, è quello di adottare un linguaggio rispettoso delle differenze di genere e l’uso del femminile per i ruoli istituzionali. Che dire, mi sembra che siamo ben distanti da quanto si vuol far credere!

Gabriella Colosso

   
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