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CHIVASSO. “Una stazione così fa schifo”. E scoppia la polemica

CHIVASSO. “Una stazione così fa schifo”. E scoppia la polemica

CHIVASSO. La rete è vita vera e i media hanno implicazioni politiche e sociali: il post su FB del senatore Andrea Fluttero ne è un chiaro esempio. L’immagine poi si commenta da sola. Fluttero il 24 aprile scorso scrive: “Chivasso. Una stazione ferroviaria così fa schifo”, accompagnando le parole con una foto. 

Messi davanti all’evidenza, nessuno di noi si sentirà di negare che l’architettura della stazione sia a dir poco fatiscente, cosa che non ci si aspetterebbe da una stazione ferroviaria importante come quella di Chivasso, di diramazione, posta sulla linea Torino-Milano, nonché capolinea delle linee Chivasso-Ivrea-Aosta, Chivasso-Asti e Chivasso-Alessandria. 

Certo, preferiamo pensare che sia stata una pura coincidenza il fatto che, solo adesso, in piena campagna elettorale,  qualcuno come l’ex primo cittadino di Chivasso - sostenitore di Clara Marta, candidata sindaco del centrodestra chivassese - si sia accorto di tale degrado e lo ponga in evidenza sui social…

La fotografia, in ogni caso, non lascia ampio margine all’interpretazione: una scala sotto la superfice, per raggiungere o lasciare il binario, attorniata da colonne parallelepipeidali dall’intonaco sporco e scrostato – in alcuni punti si intravede persino la struttura metallica di una di esse - semi rivestite da piastrelle, i cui spazi interstiziali sembrano essersi trasformati in solchi neri, non più così ben delineati. 

Un’immagine inquietante, che trasmette un senso di degrado, di instabilità e di insicurezza, come l’intonaco scrostato del soffitto, che da l’impressione di sgretolarsi da un momento all’altro, mentre la colonna incriminata cedere e crollarti addosso nel mentre sei di passaggio… Da un’analisi obiettiva sembrerebbe che il degrado sia imputabile ad una manutenzione a dir poco inadeguata: una manchevolezza che si è protratta nel corso degli anni da parte delle Ferrovie dello Stato. 

Un fatto è certo, come dicevo ‘la rete è vita vera’ dopotutto, e il post ha alimentato un dibattito dai toni accesi, con tanto di commenti da parte dei vari followers, alcuni dei quali, per certi versi, denigratori nei confronti dell’attuale sindaco Claudio Castello. Ed ecco che, in un batter di tastiera, l’argomento stazione si è trasformato in uno slogan elettorale contro di lui. 

Castello spera in una rielezione, questo è noto a tutte e a tutti i chivassesi. Questo fatto lascia evidentemente supporre che il sindaco uscente abbia interpretato il post come un sorta di attacco in piena regola, dato che non è mancata, a distanza di pochi giorni, la ‘reazione’. 

In un post su FB del 28 aprile Castello, parlando di Eurovision, vi infila l’argomento stazione e ‘replica’: “Nei prossimi giorni, Torino ospiterà l’Eurovision Song Contest 2022, un evento di portata internazionale la cui mobilitazione coinvolgerà anche Chivasso. Rimane il rammarico per le condizioni in cui versa la nostra stazione ferroviaria e che ho denunciato a Rete Ferroviaria Italiana chiedendo interventi seri che ne ristabiliscano il decoro. La città saprà comunque accogliere con il doveroso benvenuto i suoi ospiti. Coglieremo l’occasione per promuovere le nostre bellezze con una guida illustrata che abbiamo fatto pubblicare e sono compiaciuto per le nostre strutture ricettive che sapranno dimostrare professionalità e accoglienza, tanto da far tornare i loro clienti come visitatori di Chivasso”.

Ma andiamo! E’ plausibile che alcune persone, quando ascoltano le ‘favole elettorali’, rimangano da queste incantate e decidano quindi di sospendere l’incredulità, ma da qui a credere che solo ora Castello sia venuto a conoscenza delle condizioni in cui versa la stazione centrale della città – quella che ha governato per 5 anni - va oltre la fantasia. E che si sia deciso a fare la segnalazione solo a seguito di un post su FB dell’ex sindaco di Chivasso Andrea Fluttero, ha un non so che di paradossale…

Immaginate una stazione ferroviaria che ogni giorno è presa d’assalto da una moltitudine di pendolari, che si spostano per svariati motivi: una stazione in degrado dove però nessuno di questi numerosi pendolari e cittadini sembrerebbe essersi mai reso conto e non aver mai segnalato, nel corso di numerosi anni di frequentazione, le condizioni della struttura… Questo, concedetemelo, sembra quasi inverosimile. 

Oggi è l’Eurovision, ieri invece era l’Expo di Milano del 2015. A tale proposito vi voglio raccontare una storia: “C’era una volta una stazione, la Stazione di Chivasso. Nel lontano 2014, in previsione dell’Expo, ventitré sindaci del chivassese si incontrarono in Regione per conferire con l’assessore ai trasporti. I primi cittadini del bacino di Chivasso, con in testa Libero Ciuffreda – l’allora sindaco di Chivasso - tutti accomunati da ‘nobiltà d’intenti’ firmarono un documento in cui chiedevano alla Regione e Trenitalia di prevedere la fermata del treno veloce Freccia Bianca a Chivasso. La loro ambizione si spinse oltre e chiesero persino di modificare il nome della locale stazione, proprio per la sua posizione baricentrica, in stazione di “Chivasso, Canavese, Monferrato” e si inventarono un claim: ‘Non perdiamo il treno dell’Expo’. I sindaci fecero loro parte di un progetto, più ampio, di revisione del sistema trasportistico locale. Il fine era quello di cogliere l’opportunità dell’Expo 2015 di Milano per provare a rilanciare il territorio del chivassese, del canavese e del monferrato”. 

Fine della storia. Sì, è proprio terminata, perché Chivasso quel treno l’ha perso ed ora, a distanza di anni e senza aver fatto nulla in merito, sembrerebbe voler perderne un altro: destinazione Eurovision… Qualcuno però dovrebbe avvisare il sindaco di una cosa: rincorrere un treno in corsa e cercare di saltarci dentro senza allenamento risulta una pratica assai pericolosa... In ultimo, attenzione a cosa si mette in rete: non siamo tutti ‘servi sciocchi’ del web e le ‘call to action’ online hanno il medesimo impatto emotivo di quelle away from keyboard, ossia lontano dalla tastiera... Non dimentichiamocelo! 

La speranza è quella di non dovervi narrare, tra 4 anni, un’altra storia come questa: una favola non propriamente a lieto fine. 

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