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25 Gennaio 2022 - 10:35
Vaccino Covid
Vorrei fare alcune considerazioni sulla “situazione Covid”. Cercherò di esporle nel modo più laico possibile, rendendomi ampiamente conto che l’argomento è ad oggi molto divisivo e non intendo toccare la suscettibilità di nessuno.
Inizierei dal 2020. Il mondo intero fu sorpreso da una pandemia determinata da un coronavirus la cui origine è rimasta ad oggi ancora misconosciuta.
I vari Paesi adottarono misure diverse al fine di difendersi dalla propagazione, in tanti casi letale, dell’infezione. La medicina fu colta impreparata e la sanità pubblica anche, forse di più. Vi furono indicazioni di protocolli diagnostici e terapeutici dettati o suggeriti dall’OMS, dall’ISS per il nostro Paese, così come disposizioni varie con il susseguirsi di circolari da parte delle varie ASL nelle vari Regioni.
L’ AIFA intervenne sin da subito per benedire alcuni farmaci e vietarne altri. L’EMA dal canto suo fece e disfece, come meglio potè. Vi fu la prima ondata, la seconda, la terza ed ora vi è la quarta, ahimè. Dalla fine del 2020 si iniziò a “vaccinare” la popolazione, in gran parte del mondo. Sì purtroppo solo in una parte del mondo. Ma la questione vaccini ha determinato sin da subito una spaccatura nell’opinione pubblica. C’è chi terrorizzato dalla malattia non vedeva l’ora di vaccinarsi e chi invece temeva più le complicanze del vaccino. Due case farmaceutiche hanno messo di fatto il cappello sulla campagna vaccinale, in America ed in Europa, con terreno di ricerca Israele sempre più avanti di noi nella “sperimentazione”. A tutt’oggi la tipologia di vaccino da loro prodotta e fornita a gran parte dei Paesi occidentali più evoluti è quella ad mRNA. Questa tipologia vaccinica è stata ed è tutt’ora molto criticata da molti scienziati.
I governi e l’informazione, nel nostro Paese, l’hanno sostenuta con un estenuante e quotidiano martellamento che ha difatto indispettito coloro che, pur non definendosi o non ritenendosi ”novax”, avevano ed hanno serie perplessità sulla tipologia vaccinica. Ma si è ribattuto a costoro che non rappresentano più del 10% della popolazione che la Scienza è Scienza ed il rifiuto o la prospettazione di perplessità è un atteggiamento antiscientifico, antisociale, egoistico e da ignoranti. Ma c‘è un problema: tanti medici e personalità tutt’altro che ignoranti fanno parte di quel 10% ad oggi. In sostanza tranne circa cinque milioni di persone che non hanno voluto neanche una dose di vaccino, il resto della popolazione almeno le prime due dosi se le è fatte inoculare. E’ purtroppo emersa la necessità di procedere con la terza dose avendo riscontrato un’ inefficacia, dopo alcuni mesi dalla seconda inoculazione, di questi vaccini.
Apriti cielo! Ovviamente questo ha determinato un rafforzamento delle posizioni agnostiche relative a questa tipologia vaccinica. Per cui i contrari restano contrari ed anche coloro che avevano accettato le prime due dosi non di buon grado si avvicinano alle hub vaccinali per la terza volta. Sta di fatto che ad oggi a quei cinque milioni di non vaccinati (che non significa non immunizzati, perché tra loro ve ne sono tanti guariti, quindi con un’immunità naturale ottimale rispetto a quella acquisita da inoculazione, con anticorpi naturali resistenti nel tempo ed estremamente efficaci in termini di protezione), si aggiungono dai quindici ai venti milioni di popolazione con vaccini di fatto scaduti in termini di efficacia ed in attesa della terza dose che, sono convinto, non tutti faranno. Beh certo, visti i risultati ed i “chiari di luna”, la prospettazione di doversi bucare in continuazione non a tutti piace.
“Non fa certo bene sottoporre l’organismo ad una sollecitazione continua del sistema immunitario” è quello che alcuni esperti iniziano a dire. Così come si inizia ad avvertire anche nel mondo scientifico una comprensibile intolleranza al fatto che si continuino ad inoculare vaccini testati sul primo virus di Wuhan, verosimilmente del 2019. Il vaccino antinfluenzale è aggiornato tutti gli anni. Una delle due case farmaceutiche fornitrici degli attuali vaccini ha dichiarato che fra tre mesi dovrebbero poter consegnare vaccini della stessa tipologia, ma aggiornati alla variante omicron.
Fra tre mesi? Quando la pandemia sarà verosimilmente scemata? Ma, a mio avviso al di là dell’adeguamento alle varianti, resta il nodo di fondo: non si può accettare, senza rivolgere l’attenzione ad altro, che un vaccino richieda tanti richiami. E diventi inefficace dopo pochissimi mesi. A tutte le obiezioni di tale natura il governo, ultimamente, dopo restrizioni e provvedimenti che sono stati considerati dai non troppo propensi a questa tipologia di vaccinazione, un subdolo obbligo, ha fatto un cambio di marcia: ha imposto agli over 50 un obbligo vero e proprio, pena l’impossibilità di accedere al posto di lavoro. Alcuni parlano di una misura prioritaria per la sicurezza del lavoratore sul luogo di lavoro. Ma, c’è un grosso ma: questi vaccini la garantiscono? Gli scienziati e l’informazione che sino ad oggi ha seguito la narrazione dominante del governo, oggi hanno ridimensionato le aspettative, ridotto il tiro e, con forza, insistono nel dire che quantomeno con i vaccini ci si ammala in modo meno grave e si muore di meno.
Ok! Possiamo in realtà affermare che i numeri rispetto all’era antivaccinale sono cambiati, nel senso che ad oggi in piena quarta ondata un dato per tutti: la pressione sugli ospedali e sulle terapie intensive si è ridotta notevolmente. E questo senza che nulla di strutturalmente valido sia stato modificato in ambito territorio, terapie domiciliari, usca e “regole d’ingaggio” dei medici di medicina generale o pediatria, tranne il severo obbligo verso questi ultimi oltre che verso tutto il personale sanitario asl dipendente e non, al vaccino, prima, seconda e terza dose. Questa situazione, ad oggi meno grave, è tutta attribuibile ai vaccini? Forse sì, anzi per molti certamente sì ed è eretico non condividere il pensiero più o meno dogmatico. Sarà, ma per caso non ha contribuito anche la minore virulenza del virus divenuto più contagioso ma meno desideroso di far male. Un pizzico di aiuto non l’hanno forse anche dato le terapie antivirali e monoclonali?
Ultima considerazione. Accanto ai soliti dati spesso allarmistici che tutti i giorni ci propinano e ci propineranno chissà per quanto tempo ancora, perché non ci forniscono anche alcuni dati scientificamente fondamentali? Ci è dato sapere da adeguato screening anticorpale sierologico la differenza tra guarito e vaccinato, una, due o tre volte? Questa ricerca andrebbe fatta su ampi gruppi di popolazione suddivisi per età, sesso, etnia, malattie concomitanti, sintomatici, paucisintomatici ed asintomatici. Ci è dato di sapere la differenza tra non ammalatisi o contagiatisi mai, quindi con igg negative pregresse, e i vaccinati di vario grado, in termini di rapporto relativo al loro ingresso in area medica e Terapie Intensive ?
Ci è dato sapere se coloro che, dopo ricovero ordinario in area medica, transitano in terapia intensiva sono non vaccinati totali o vaccinati con le prime due dosi scadute che, sia biologicamente sia normativamente ai fini green pass sono equiparabili? Relativamente a questo confronto anche i guariti da diversi mesi e non vaccinati andrebbero valutati. Tutti sarebbero ascrivibili alla categoria “no vax”, sia i non vaccinati, sia i vaccinati bidose scaduti, sia i guariti non vaccinati. E poiché la percentuale comunicata quotidianamente dell’occupazione delle Terapie Intensive è riferita genericamente ai “no vax”, ritengo sia fondamentale conoscere la % della prima, della seconda e della terza categoria. Tale confronto ci servirebbe per capire se vi sia o meno una differenza sostanziale e di quale natura tra i sistemi immunitari delle tre categorie.
Concludo facendo il punto: in mancanza di dati che dovessero mai rimettere in discussione tutto e demolire la narrazione che sin ora ci siamo sforzati di tenere viva, ben sapendo che nulla e nessuno al mondo avrebbero la forza di contrastare un meccanismo avviato, lubrificato ed enormemente diffuso, non ci resta che sperare che a livello di concorrenza industriale possano emergere le condizioni affinchè tutti un giorno, mi auguro al più presto, ci si possa vaccinare con vaccini più simili possibile a quelli ortodossi di tipologia classica, quindi più duraturi ed efficaci nell’immunizzazione, con richiami molto ma molto meno frequenti . Nell’attesa non ci resta che usare le armi, ancorchè un po’ spuntate, di cui disponiamo. E che Dio ce la mandi buona!
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