Il can. Guglielmo Pistone, parroco di San Pietro in Vincoli, benedice la biblioteca civica. Alla sua sinistra il sindaco Ermanno Bonifetto
Fu istituita sessant’anni or sono la Biblioteca civica di Settimo Torinese. Correva l’anno 1962 quando una commissione consiliare predispose il primo regolamento e lo fece approvare dalla giunta del sindaco socialista Ermanno Bonifetto. Allora Settimo contava circa ventimila abitanti, ma risultava in forte crescita demografica. L’attribuzione del titolo di città nel 1958 aveva offerto importanti stimoli per vivacizzare la vita culturale. Fu in tale contesto, dopo che la Soprintendenza bibliografica per il Piemonte ebbe inviato in dono un fondo librario del valore di un milione di lire (catalogato da due giovani volontari, Franco Bessone e Anna Ecatenzi), che si pensò d’istituire una biblioteca civica.
Taglio del nastro della biblioteca civica nei locali del forno pubblico di via Mazzini. A sinistra il maestro Antonio Fornello, il primo direttore della biblioteca
Sino a quel momento la città poteva vantare una tradizione assai modesta in fatto di pubblica lettura. Ogni domenica, presso l’oratorio femminile di San Pietro in Vincoli, era aperta la bibliotechina della parrocchia la quale disponeva di un limitato catalogo di opere (per lo più testi di formazione cristiana, dottrina religiosa, vite dei santi e narrativa): le sue origini risalivano agli anni Trenta. Nella scuola «Giuseppe Giacosa» funzionava il centro di lettura, organizzato secondo le direttive del ministero della Pubblica istruzione e diretto da Giovanni Soragna, successiva¬mente da Ivo Bissoli, insegnanti della stessa scuola. Ma la prima significativa esperienza, bruscamente conclusasi all’avvento del fascismo, era maturata in seno all’antica Associazione degli operai a partire dal 1909, nel periodo di massima floridezza del mutualismo operaio settimese.
Una commissione consiliare istituita nel marzo 1962 redasse il regolamento della futura Biblioteca civica, in modo che la giunta Bonifetto potesse approvarlo nel successivo mese di settembre. Fu così stabilito che la Biblioteca avesse «carattere di cultura generale e popolare»; del suo funzionamento si sarebbe occupata una commissione direttiva presieduta dal sindaco e composta dall’assessore alla Pubblica istruzione, da due consiglieri del Comune e da cinque altri membri «scelti di preferenza fra i presidi [e] i direttori delle scuole» di Settimo oltreché «fra noti cittadini di provato interessamento alle opere ed attività culturali». Per il prestito dei libri a domicilio si sarebbe chiesto ai lettori d’iscriversi al servizio, versando una quota annua definita dalla commissione. Fu inoltre deciso che il direttore della biblioteca («un laureato o diplomato o altra persona adeguatamente idonea») prestasse la propria opera a titolo gratuito, accontentandosi di «una eventuale gratifica forfettaria» alla fine di ogni anno. La giunta stanziò subito 700 mila lire per acquistare un secondo lotto di libri, dopo quello ricevuto dalla Soprintendenza.
All’inizio la Biblioteca ebbe sede nel magazzino del palazzo civico. Nel dicembre 1963, ufficialmente intitolata a Cesare Gasti, fu trasferita nei locali dell’ex forno pubblico di via Giuseppe Mazzini, quindi nel plesso scolastico di via Buonarroti. Nato il 6 gennaio 1871 a San Salvatore Monferrato, Gasti aveva insegnato nelle scuole elementari di Settimo a partire dal 1896. Direttore didattico dal 1906, quindi ispettore scolastico, si era trovato a operare in un’epoca ricca di fermenti sociali.
Primo direttore della Biblioteca civica fu Antonio Fornello, maestro elementare della scuola «Giuseppe Giacosa», nominato a interim e in seguito confermato nell’incarico dalla commissione direttiva. Gli iscritti al prestito, che all’inizio del 1963, erano settantaquattro, aumentarono di un centinaio nel volgere di due mesi.
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