Avrebbero voluto chiedergli le dimissioni in diretta streaming ma ci han ripensato. Meglio tenerselo lì
quest’assessore “pasticcione” o, come lui dice di sè medesimo, un po “agnostico”. Al consiglio comunale di mercoledì scorso,
comunque, sulla risoluzione del contratto con lo Studio Boeri per la predisposizione di un nuovo piano regolatore, a
Michele Cafarelli, le Opposizioni han fatto “Il pelo e il contropelo.”
Bellissimo, da tenersi la pancia in mano, il teatrino andato in scena subito dopo la lettura della lunghissima mozione con il presidente del consiglio
Diego Borla che, prima di passare la parola all’imputato, pardon all’assessore, ha chiesto insistentemente se qualcuno volesse intervenire.
“E che parli l’assessore...” è intervenuto a gamba tesa il consigliere
Francesco Comotto.
“Mi è parso di capire che voleva parlare Piras..” gli ha risposto
Borla
E infatti sì. Tutto concordato prima. In ordine di intervento
Maria Piras e poi
Mara Bagnod, entrambe con lo stesso foglietto in mano.
“Una decisione sofferta” ha decantato
Piras, facendo la cronistoria di un iter cominciato nel 2017, trascinatosi fino al 2019 con la morte dell’architetto
Aldo Besate (unico piemontese) e uno sprint nella preparazione del piano paesaggistico indispensabile per mettere in salvaguardia la buffer zone, come richiesto dall’Unesco.
E poi?
Poi secondo la maggioranza il Prg si sarebbe incagliato nel solco di un cambiamento della legislazione regionale che avrebbe reso indispensabile non più una “variante strutturale” ma una “variante generale” con costi diversi.
“Il dialogo con i progettisti è stato serrato ma non si è trovato un accordo sui soldi” ha più o meno sintetizzato
Cafarelli. Non si è richiesto un parere legale ma ci si è rivolti all’Ordine degli architetti, tenendo informata la Regione Piemonte. Insomma si sarebbe cercato di evitare le spese legali o di finire in arbitrato.
“
Non si ripartirà da zero -
ha aggiunto
Cafarelli -
Sarà un nuovo inizio. Sono fiducioso. Lo studio Boeri ci ha consegnato una visione strategica, adesso l’Ufficio tecnico calerà questa visione sul territorio... E’ evidente che andiamo incontro a dei costi in più”. E lo si farà con consulenze tecniche e altri progettisti.
Ad oggi - giusto per dare dei numeri - ai 98 mila euro iniziali e ai 23 mila euro per il piano paesaggistico, per un totale di 121 mila euro, 78 mila sono già stati fatturati da Boeri.
“Non condivido la ricostruzione - è intervenuto il grillino
Massimo Fresc -
Che ci fossero dei problemi era già venuto fuori nella conferenza di pianificazione. Alla fine del 2019 era già evidente un corto circuito tra l’ufficio tecnico e i progettisti. Noto che ci sono voluti due anni per questo nuovo inizio, si spera di non buttare tutto il lavoro svolto... Più che un nuovo inizio sembra di essere giunti al capolinea...”.
Ha parlato di “cronaca di una morte annunciata” anche il
capogruppo del Pd
Maurizio Perinetti.
“Considerando che il piano regolatore è il momento più alto di condivisione e discussione - ha stigmatizzato -
Devo dire che mi è dispiaciuto apprendere della rottura con Boeri dai giornali Questo è la misura della considerazione che si ha del consiglio comunale...”.
E
Perinetti ha sottolineato anche l’importanza che per
Ivrea ha sempre avuto l’urbanistica fin dai tempi di Adriano Olivetti, con professionisti di alto livello, da Bertola, a Barbieri, passando da Campus Venuti.
“Certo che è difficile un rapporto con questi studi - ha commentato -
Ci vogliono idee chiare da un punto di vista politico. Ecco quel che non si è capito e quali siano gli obiettivi di questa amministrazione...”.
Dello stesso avviso F
rancesco Comotto.
“Quando l’ho appreso sono rimasto di stucco - ha criticato -
Un conto è se si fosse bloccato l’iter dopo un anno dall’insediamento, ma sono passati tre anni e mezzo. Si tira fuori il problema della variante strutturale da trasformarsi in variante generale che non è di oggi ma di tre anni fa. Nel frattempo la maggioranza ha anche approvato un progetto preliminare senza i voti dell’Opposizione. Mi spiace perchè l’iter, con Della Pepa, era iniziato con i migliori auspici… Mi spiace che si sia poi andati avanti con questa litania non coinvolgendo la commissione che presiedo. Quanto volte abbiamo chiesto di poter vedere le osservazioni dei cittadini? Non è mai successo. Ci dite che l’iter non si interromperà. Con 100 pagine di osservazioni voglio proprio vedere...”.
In coro, poi, tutta l’Opposizione ha chiesto di nominare il nuovo progettista attraverso un bando.
Nel finale il sindaco Stefano Sertoli non ha negato che si sia perso del tempo. Sempre lui a raccontare di quanta fatica si sia fatta in questi mesi. “
Si era creata una situazione di incompatibilità -
- ha concluso -
Non cera più fiducia. Non ha aiutato la scomparsa di Besate e la non conoscenza della legislazione piemontese, in alcuni documenti, con il copia e incolla, è venuto fuori il nome di Gallarate...”.
La verità
La verità è che più volte, in passato, le forze di minoranza e i componenti della Commissione Assetto del Territorio hanno chiesto, inutilmente, di poter parlare del piano regolatore, ancor più quando si scoprì che i disegni si basavano su vecchie cartografie non aggiornate. Tutti, chi più chi meno, messi a tacere
con motivazioni poco convincenti.
Malumori si erano registrati anche il 22 gennaio 2020 quando in consiglio comunale approdò la
Proposta Tecnica del Progetto Preliminare approvata
con i voti della sola maggioranza. Guarda caso in quella sede le Opposizioni elencarono una lunga serie di criticità puntualmente fatte proprie dalla Regione Piemonte. Seguì il 10 febbraio la pubblicazione della “Proposta” con tanto di invito ai cittadini a presentare osservazioni e proposte, dapprima entro il 10 marzo e poi, a causa di alcune informalità e per
il Covid 19,
con scadenza 25 luglio.
In uno degli ultimi consigli
comunali l’assessore
Michele Cafarelli aveva anche spiegato che il processo d’esame sarebbe iniziato con una valutazione da parte dei progettisti, che a loro volta stavano aspettando il parere dalla Conferenza di Copianificazione conclusasi il 26 novembre 2020.
Tante, tantissime balle….
L’impertinenza
Giusta la domanda di Comotto: come mai una decisione così importante, come la risoluzione dei rapporti con lo Studio Boeri, non è stata condivisa e discussa con la Commissione Assetto del Territorio o con la Conferenza dei Capigruppo? Impertinente la risposta di Cafarelli:
“Bastava chiederlo... Non mi sono mai tirato indietro...”.
E poi la scenata da bimbo dell’asilo:
“E’ quando andiamo piano ci chiedete di andar veloci. E quanto andiamo veloci ci chiedete di andare piano...”.
Ecco. Appunto. Non sarà che Cafarelli sbaglia tutti i tempi?
Una lunga storia cominciata nel 2017 sotto il segno dell’archistar Stefano Boeri
Un nuovo piano regolatore per la Ivrea del 2030. Se ne parlava da mesi anche nel dicembre del 2017. All’indice l’assegnazione dell’incarico per 100 mila euro ad un raggruppamento temporaneo che vedeva (e ancora vede) come capofila l’architetto
Massimo Giuliani di Pavia e l’archistar
Stefano Boeri.
Nel team, oltre a
Stefano Boeri (coordinatore scientifico) e Massimo Giuliani anche Giovanni Sciuto, Lorenzo Giovenzana, Licia Morenghi, Marco Tosca, Aldo Besate, Cristiana Bernasconi, quindi il biologo Luca Bisogni,
il geologo Antonio Accotto, il sociologo Renato Cavalli e l’avvocato Giuseppe Ferrari.
Tra le indicazioni della giunta guidata da Carlo Della Pepa la
“dimensione sostenibile e umanistica”. Che detta così poteva significare tutto, ma anche niente.
Il pensiero stava sempre lì. Appiccicato al ricordo di Adriano Olivetti a cui si deve il primo trattato di urbanistica italiano, la “Città dell’Uomo”, pubblicato nel 1960.
Mica per niente si era scelto Boeri, professore ordinario di Progettazione Urbanistica presso il Politecnico di Milano. Il suo studio ha progettato cose mai viste prima e non in ultima il Bosco Verticale di Milano, la Villa Mediterrané di Marsiglia e il Centro Polivalente di Changchun in Cina).
Le linee guide generali vennero presentate da Massimo Giuliani ai cittadini il 20 marzo del 2018. E si discusse dalle aree dismesse o sottoutilizzate (pari a 177 mila metri quadrati) ma si puntò il dito anche su quel milione di metri quadri di superficie destinata a cambiare uso di cui solo 377 mila (260 all’ex Montefibre) effettivamente utilizzati
per nuove edificazioni.
Da allora, cioè da quel
20 marzo del 2018, sono passati più di tre anni ma quel che si ha in mano oggi resta una semplice “proposta tecnica del progetto preliminare”, approvata con i soli voti della maggioranza e, praticamente “bocciata” dalla Regione Piemonte.
Il prossimo passaggio avrebbe dovuto essere l’adozione del “progetto preliminare” a cui sarebbe dovuta seguire la “proposta tecnica del progetto definitivo” e quindi il “progetto definitivo” vero e proprio, che l’assessore Cafarelli aveva più o meno previsto nel settembre del 2021. Oggi è chiaro che stava raccontando una balla.
L’inchiesta giudiziaria
Nel maggio del 2019 Massimo Giuliani, viene raggiunto da un avviso di garanzia nell’ambito della
maxi-inchiesta sulle presunte tangenti per appalti tra le province di Milano e Varese. Il suo nome nell’elenco di ben 43 misure di custodia cautelare. L’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, per alcuni dei soggetti arrestati, ipotizza legami con la ‘ndrangheta. Giuliani con la criminalità organizzata non c’entra nulla ed è accusato di abuso d’ufficio.
La tragedia
Il 14 agosto del 2019, muore a
71 anni, stroncato da un attacco cardiaco, Aldo Besate, uno dei professionisti incaricato alla stesura del nuovo strumento urbanistico.
Besate era l’unico piemontese
del team, l’unico, di fatto, a conoscere perfettamente la legislazione piemontese in materia.
Il nuovo prgc
Il nuovo Prgc identifica 5 aree strategiche: Area ex Montefibre (o Polo della Mobilità), Area Edifici Pubblici (via Cardinal Fietta), Polo della Canoa (fra via Dora Baltea 1 e lo Stadio della Canoa), Lago di Città-Risalita al Centro storico e Polo Culturale e, infine il Polo Sportivo (area ex Varzi).
Diversamente dalle “visioni” del 2O18, dal progetto è scomparsa l’idea di spostare il mercato nel centro urbano, ma si prevede di collegare quest’area con il centro storico attraverso l’installazione di ascensori o scale mobili.
Per l’area ex Montefibre si passa da una “visione residenziale” ad un Polo di Interscambio e di servizi, cioè ad una fotografia dell’esistente (Tribunale, Ambulatorio e Scuole).
Nuova, invece, l’ipotesi di rendere gli edifici comunali di via Cardinal Fietta un Polo dell’Istruzione; idea già criticata in consiglio comunale non foss’altro che le scuole sono oggi dall’altra parte della Dora. Tra le altre cose la variante riporta in auge il traforo di Monte Navale; ipotizza di lasciar riemergere il Lago di Città; introduce la possibilità
di spostare da un punto all’altra della città le capacità edificatorie e
pure un sistema di “destinazioni d’uso” al negativo (cioè per ogni area l’elenco delle cose che non si possono fare, lasciando ai proprietari tutte le altre possibilità edificatorie e di utilizzo).