I ragazzi sono il futuro e saranno loro, un giorno, a far girare l’economia. Ci sarà chi lavorerà da dipendente, ma ci sarà anche chi si aprirà la partita iva per lanciarsi nel mondo imprenditoriale. Un ambiente tosto, che da sempre, e in particolare in era Covid, ha vita difficile. Con Edoardo Gallina, imprenditore e membro di “Partite iva Chivasso”, abbiamo discusso del rapporto fra giovani e lavoro…
“Il tema del lavoro nell’epoca odierna è completamente diverso da quello di un tempo. Il benessere sociale e la conseguente disponibilità economica delle famiglie consentono di studiare più a lungo, di pianificare una carriera che preveda maggiori anni di studio, che contempli un percorso di laurea e post- laurea e che posticipi l’inizio del curriculum professionale - comincia a dire Edoardo -. Come conseguenza della maggior cultura i giovani cercano posizioni e ruoli di alto livello, convinti che il ‘mondo dei grandi’ sia quello che vedono da dietro ai banchi di scuola. Conosco giovani che fanno i riders di sera per pagarsi le tasse universitarie o che lavoravano in pizzeria come camerieri o come baristi per proseguire gli studi. Di contro, ci sono giovani che solo per il fatto di andare all’università, nella loro mente guadagnano già, dopo la laurea, 2000 euro al mese”.
“Bisogna fare la gavetta!”: era questa, una volta, la tipica frase degli adulti... e stava a significare che bisogna partire dal basso, impegnarsi, imparare, sacrificarsi e crescere. Ma quanti giovani, oggi, sono disposti a fare un percorso che parte dal basso, che richiede umiltà - da molti spesso sconosciuta - e tanto impegno?
“Le competenze non si acquisiscono a scuola, lì si acquisiscono le conoscenze... ma lavorare è un’altra cosa. Bisogna prima di tutto entrare a far parte di un team di persone che svolgono ruoli e compiti diversi a tutti i livelli, adattarsi a certe situazioni pregresse, saper accettare le linee guida del posto di lavoro e formarsi continuamente per stare al passo con un sistema che si evolve velocemente - afferma Edoardo Gallina -. La retribuzione quando si entra nel mondo del lavoro è proporzionale alle competenze: il primo contratto spesso prevede una retribuzione piuttosto bassa, ma ha inclusa comunque una corresponsione di contributi previdenziali. Successivamente, sulla base della valutazione legata all’impegno e all’apprendimento, alcuni settori permettono una ‘carriera’. In questi ultimi anni, però, si è sentito parlare più di opportunità di lavoro che di voglia di lavorare: spesso i ragazzi italiani non si adattano a certi lavori che vengono, invece, svolti da cittadini stranieri. I genitori sovente, eccessivamente protettivi già dei tempi della scuola, tendono a scoraggiare i figli a svolgere ruoli non prestigiosi, privandoli dell’esperienza di base, dell’adattamento al team e della manualità - afferma ancora -. Ai colloqui molti si presentano con una buona dialettica, parlano degli hobby, delle passioni, non vogliono lavorare nei week-end e le aspettative di retribuzione sono medio-alte. Se fosse così facile guadagnare tanti soldi, lavorando poco e con pochi oneri, credo che saremmo in molti ad aver già provato a farlo già da diverso tempo... purtroppo è una ricetta magica che non è stata ancora scoperta. Credo che un tuffo alla riscoperta dei vecchi valori gioverebbe a tutti”.
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