Diamo il benvenuto alla famiglia afghana arrivata a Ivrea attraverso il progetto “Corridoi umanitari”. Benvenuta alla giovane Sahar e ai suoi genitori Alì e Shamsya. Auguriamo loro che dopo anni di sofferenze possano trovare nella nostra città la giusta serenità e la speranza di futuro migliore.
Ringraziamo l’Osservatorio Migranti di Ivrea che ha organizzato questa nuova accoglienza e a tutte e tutti coloro che l’hanno resa possibile offrendo contributi economici e di supporto.
I corridori umanitari permettono a persone fuggite dai loro paesi e in condizione di vulnerabilità di accedere al loro diritto di chiedere asilo usufruendo di vie legali e sicure. Contrasta il business dei trafficanti di esseri umani e delle organizzazioni criminali. “I corridoi umanitari sono garanzia di sicurezza sia per i migranti sia per chi già risiede in Italia, in quanto il rilascio dei visti è subordinato a controlli di sicurezza da parte del Ministero dell'Interno.”
E’ dunque un progetto di dignità civile, di sicurezza, un progetto di umanità, come suggerisce il nome datogli. Per questo l’intervento della consigliera leghista Anna Bono su un giornale (che “riunisce un gruppo di giornalisti che vogliono offrire una prospettiva cattolica nel giudicare i fatti: certi che l’esperienza cristiana è in grado di abbracciare e rispettare pienamente la dignità dell’uomo.”) è inaccettabile, ipocrita e condannabile.
Bono definisce i corridoi umanitari “una farsa” e asserisce che i profughi essendo già in un campo sotto mandato Onu non hanno bisogno di “corridoi umanitari”. A maggior ragione i profughi di Lesbo, come la famiglia afghana appena giunta a Ivrea, perché sempre secondo Bono arrivare a Lesbo “vuol dire essere al sicuro, in buone mani, essersi lasciati alle spalle fatiche, rischi e pericoli.” Fingendo strumentalmente di non sapere in quali condizioni vivono in migliaia in quel campo profughi a Lesbo, ammucchiati, senza servizi igienici, al gelo d’inverno, rischiando la vita per gli incendi d’estate. La famiglia di Sahar è dovuta scappare dall’Afghanistan quattro anni fa, sono stati in Iran, poi in Turchia e infine due anni in Grecia “in quei campi che son la vergogna di noi europei”, come giustamente scrive l’Osservatorio Migranti
Per tutto questo parole della consigliera Bono sono di una gravità inaudita, o meglio udita solo dalle bocche della feroce propaganda leghista che nega l’accoglienza umanitaria.
Ci chiediamo come possa tollerare il sindaco Sertoli fra i banchi della sua maggioranza chi nega addirittura la necessità del migrare, nega il bisogno e la libertà di sfuggire da fame e guerre, rifiutando l’umana accoglienza. Chiediamo che il primo cittadino eporediese e tutte le democratiche e democratici presenti nel Consiglio Comunale di Ivrea condannino e prendano le distanze da simili sciagurate, disumane e razziste posizioni.
Circolo di Ivrea del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea
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