Nella Bellandi, insieme ai fratelli Vito e Francesco è la titolare di “The Pizza Brothers” di Strada Padana Nazionale 32/28 a Casabianca, frazione di Verolengo.
Alla domanda “Come è stato questo anno?” ci ha risposto con due parole che parlano da sole: “Un disastro”… e meglio di così non si potrebbe riassumere un periodo come questo…
“Quando c’è stato il primo lockdown noi avevamo aperto da appena sette mesi, non ci saremmo mai immaginati che potesse succedere una cosa del genere. Eravamo in piena esplosione lavorativa, ma poi è arrivata questa bomba - racconta Nella -. Abbiamo cercato subito di reagire, pensavamo fosse un evento di breve durata, ma così non è stato, la gente aveva sempre più paura e il lavoro calava di giorno in giorno. Con il lockdown abbiamo riorganizzato totalmente il nostro metodo di lavoro; dovevamo pur incassare qualcosa se non volevamo chiudere per sempre e avere di che sostentarci. Devo dire che con il delivery abbiamo lavoricchiato in modo decente, anche se assolutamente non paragonabile a prima. Il week end siamo riusciti anche a far rientrare i due ragazzi che erano in cassa, visto che le consegne erano aumentate. Anche perché se stavano ad aspettare la cassa in deroga dallo Stato… campa cavallo che l’erba cresce… la prima parte gli è arrivata dopo 4/ 5 mesi - spiega -. Come aiuti noi, in quel periodo, abbiamo ricevuto i bonus da 600 euro, con cui abbiamo pagato giusto le bollette”.
Dopo metà maggio 2020, per un po’, una parvenza di pseudo ritorno alla normalità, ma ecco poi arrivare altre chiusure, batoste e restrizioni. “Siamo entrati nel turbine di un arcobaleno di colori regionali, possibilità di aprire solo a pranzo e spesso neanche quello. Eravamo abituati ad avere parecchi clienti e ritrovarci con il locale vuoto, o quasi, è stato difficile da sopportare. Stavamo coronando il sogno della nostra vita con questa attività e psicologicamente è stata dura vedere cosa stava succedendo, ma non abbiamo mai mollato. La risposta dei clienti è stata positiva e l’asporto e il delivery sono cresciuti. Ma, comunque, in una settimana di asporto/ delivery si fa l’incasso che prima si faceva in un sabato sera… è niente a confronto, ma almeno consente all’attività di stare in piedi. L’impegno richiesto è tanto, anche perché con il coprifuoco, ad esempio, dobbiamo fare tutto il lavoro in un tempo molto concentrato e, in particolare, lo abbiamo dovuto fare quando era fissato alle 22” spiega. Nella e i suoi fratelli, avendo aperto a giugno 2019, non sono rientrati nel conguaglio fiscale, poiché erano aperti da meno di tre anni e hanno avuto diritto solo agli aiuti alla società e non quelli alla persona fisica. “2000 euro per tre persone… ma come si fa? Più che aiuti parlerei di elemosina. In tutto questo hanno sempre imperato confusione e disorganizzazione. Siano governati da persone che non sono del settore e che che quindi non sanno neanche di cosa sta parlando. Se non sai, se non capisci… quindi cosa vuoi aiutare? - afferma -. La situazione non è stata gestita molto bene e poi hanno fatto di tutta un’erba un fascio: avrebbero almeno potuto fare distinzioni fra i vari locali e dare più aiuti ai locali piccoli, non dandone a chi come noi ha un locale più grosso, ma permettendoci però di lavorare… noi abbiamo 130 coperti, ma poter lavorare anche solo con 30/ 40 di questi lo avremmo preferito di gran lunga, a costo di non ricevere un euro dallo Stato”.Nella Bellandi ci confessa che essere ancora aperti è davvero un enorme risultato e non desidera altro che tornare alla normalità di prima. “Ci siamo adattati ad una nuova versione del nostro lavoro, non abbiamo avuto altra scelta. Fortunatamente ora potremo lavorare anche all’interno del locale: noi siamo aperti da poco e non abbiamo la forza economica per fare nuovi investimenti… un dehor come si deve costa, possiamo arrangiarci con gli ombrelloni, ma niente di più e così abbiamo fatto fin quando si poteva solo lavorare all’esterno. Non possiamo permetterci chissà quali spese, anche perché il finanziamento agevolato dallo Stato lo abbiamo investito per acquistare della nuova attrezzatura, dato che qui era tutto un po’ datato” racconta.
Servono unione e solidarietà fra i lavoratori, bisogna supportarsi l’un l’altro e farsi coraggio reciproco. Capire le problematiche reali di chi ha un’attività è la base per cambiare le cose. “Sono felice di aver potuto far sentire la mia voce e sono contenta di far parte di ‘Partite iva Chivasso’, perché è un piccolo modo per far vedere che ci siamo anche noi, visto che spesso veniamo dimenticati e bistrattati. Chi governa ha combattuto un male con un altro male e questo non va mai bene” afferma.
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