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12 Aprile 2021 - 20:08
Sindaco e assessore Pasquale Mazza e Patrizia Addis (bilancio)
Lo scolmatore di Castellamonte diventerà finalmente una realtà: lo ha annunciato l’assessore al Bilancio Patrizia Addis nell’illustrare la Variazione di Bilancio portata in consiglio il 29 marzo. L’opera è stata finanziata e presto sarà pronto il Progetto Definitivo: oltre ai 2.000.000 di euro già assegnati in precedenza dalla Regione (50.000 dei quali utilizzati per progettazione e programmazione) ne sono arrivati altri 2.500.000.
L’opera che verrà realizzata sarà interrata e non consumerà terreni agricoli come invece prevedeva il progetto precedente, che l’attuale amministrazione giudicava negativamente tanto da aver concordato con la stessa Regione di ritirarlo e di presentarne un altro. Lo aveva spiegato il sindaco Pasquale Mazza nel corso del consiglio del 22 febbraio quando l’arrivo dei nuovi fondi era una fondata speranza ma non ancora una certezza. “Quella dello scolmatore è una storia infinita – aveva detto -. Il progetto di larghissima massima, che è stato ammesso al finanziamento, prevede una spesa di 2.000.000 di euro ma ne costerebbe in realtà 3.300.000. Alla questione dei costi se ne aggiunge un’altra: farlo a cielo aperto secondo noi è intollerabile. Abbiamo davanti agli occhi tutta una serie di esempi negativi in Canavese: l’avete visto quello sopra Ivrea? Già ora è pieno di alberi. Servirebbero tantissimi soldi ogni anno per la manutenzione e sarebbero a carico del Comune. Inoltre prenderemmo agli agricoltori 20 metri di terreno in larghezza lungo tutto il percorso. Pensate che era previsto il passaggio a 5 o 6 metri da una stalla: inconcepibile! Per questo abbiamo chiesto alla Regione di poter intubare lo scolmatore e, in pieno accordo con essa, abbiamo ritirato il vecchio progetto e ne presenteremo un altro: con i soldi già ottenuti realizzeremo un primo lotto fino al Canale di Caluso, poi contiamo di essere reinseriti nella graduatoria ministeriale e di ottenere subito i nuovi fondi grazie al fatto che il centro della città è a grosso rischio idro-geologico. Probabilmente il canale scolmerà di meno ma non prenderemo i terreni ai nostri contadini ed eviteremo gli oneri della manutenzione”.
Lo scolmatore di Castellamonte, così come previsto dal nuovo progetto, non correrà a cielo aperto. Nel corso del consiglio del 29 marzo, durante il quale si è deliberato sulla Variazione di Bilancio che comprende fra l’altro i 2 milioni e mezzo stanziati dalla Regione, il sindaco ne ha spiegato le caratteristiche: “Sarà chiuso, con pozzettoni dislocati ogni tanto, ed il tubo avrà un diametro di 2 metri così ci potrà entrare un mini-escavatore in totale sicurezza. L’ingegner Noascono, che sta completando la progettazione, prevede a monte una “vasca di calma” per trattenere le acque. Se vedremo che lo scolmatore è sporco, potremo entrare a ripulirlo dall’interno oppure lo si potrà allagare, in periodi di scarse precipitazioni, e far defluire l’acqua, che andrà poi a finire regolarmente nell’Orco”.
Il consigliere di minoranza Fabio Garaffa – che era già intervenuto nella seduta precedente per chiedere chiarimenti - ha voluto ribadire che “trattandosi di una cifra consistente (nove miliardi delle vecchie lire) è importante che l’opera venga valutata con estrema attenzione e che vengano forniti riscontri sugli oneri futuri: sebbene coperto, non è un’opera che si possa auto-gestire, e sarà necessario valutare i costi della pulizia e della manutenzione. L’importante è che venga realizzata nel migliore dei modi per evitare spese gravose in futuro”.
Conciliante il sindaco ha precisato che “quando sarà pronto il Progetto Definitivo – Noascono lo sta affinando – sarà visibile a tutti i cittadini ed ancor più a voi che siete consiglieri. Siamo aperti a qualunque suggerimento”.
Perché il centro di Castellamonte è a rischio idrogeologico e cos’ha fatto finora il Comune per contenere i rischi? Lo aveva spiegato Mazza – nel consiglio di fine febbrai o -nel sottolineare l’importanza dello scolmatore. “Il tratto più critico – aveva detto – è quello da Sant’Antonio alla mini-rotonda. Sono quattro anni che amministriamo la città ed è la quarta volta che provvediamo al disalveo: fino a quando non ci sarà lo scolmatore bisognerà procedere in questo modo per salvaguardare il centro. Il problema è che dalla montagna arriva una grande quantità di terra: un anno fa, prima che intervenissimo, sotto il ponte ce n’era più di un metro; ora ce n’è un altro metro. Il ponte della Croce Rossa era scalzato e, prima di ripulire l’alveo, si è dovuto fare una gettata per metterlo in sicurezza”.
L’onere di provvedere alla pulizia del corso d’acqua e di pagarla è del Comune: solo per una serie di circostanze fortunate l’amministrazione è riuscita finora, e per tre volte, ad evitare la cospicua spesa. “Su quattro interventi – aveva spiegato Mazza – solo uno lo abbiamo pagato noi, le altre volte sono intervenuti la Regione e l’Unione Montana Valle Sacra. Anche in quest’ultimo caso ce la siamo cavata: l’Unione aveva appaltato degli interventi su tutto il suo territorio, erano avanzati un po’ di soldi ed abbiamo chiesto alla Direzione Lavori (in realtà all’architetto dell’ente) se fosse possibile utilizzarli per il disalveo. Ci è andata bene ma non sapevamo se sarebbe stato così, tant’è vero che nel Bilancio di Previsione avevamo inserito 40.000 euro per quest’operazione”.
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